I virologi e la fine del virus: conferme e smentite. Ecco la verità

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Ora il Covid-19 è meno aggressivo e ci sono dei dati validi a dimostrarlo. Allo stesso tempo non si può escludere una seconda ondata.

È una sintesi dei concetti espressi da alcuni medici in seguito alla parole di ieri di Alberto Zangrillo, primario e direttore di Terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto ha sottolineato che “il virus clinicamente non esiste più”. Lo scrive IlGiornale.it

Silvestri
Secondo il virologo Guido Silvestri, sulle affermazioni del professor Zangrillo “si può discutere”. Il docente alla Emory University di Atlanta ha detto di non voler commentare troppo le dichiarazioni pubbliche dei colleghi. Poi ha precisato un aspetto per cui il primario del San Raffaele lo ha chiamato in causa, ovvero l’osservazione che la carica virale nei tamponi naso-faringei positivi per coronavirus è più bassa adesso che a inizio epidemia. Silvestri ha rilevato su Facebook che “si tratta di dati di laboratorio molto solidi e in corso di pubblicazione”.

Sulla previsione dei 150 mila ricoveri in terapia intensiva entro l’8 giugno, lo scienziato ha evidenziato che “sarebbe utile usare questa vicenda come un’opportunità per spiegare al pubblico, con onestà e umiltà, i limiti concettuali dei modelli epidemiologici”.

Clementi
Una ricerca condotta dal San Raffaele di Milano ha dimostrato che tra marzo e maggio la quantità di virus presente nei soggetti positivi è calata in modo notevole. Lo studio è stato curato da Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del nosocomio milanese. “Abbiamo analizzato 200 nostri pazienti – ha spiegato il medico al Corriere della Sera-, paragonando il carico virale presente nei campioni prelevati con il tampone. Ebbene i risultati sono straordinari: la capacità replicativa del virus a maggio è enormemente indebolita rispetto a quella che abbiamo avuto a marzo. E questo riguarda pazienti di tutte le età, inclusi gli over 65”.

L’esperto ha precisato che ora il virus si sviluppa di meno ma non ci sono certezze sulle origini del fenomeno. Sull’ipotesi di nuove ondate, Clementi ha ipotizzato dei focolai locali. “Sarà determinante il modo in cui sapremo reagire, isolandoli, individuando i contatti e affidando i pazienti alla medicina di territorio – ha proseguito il virologo – per lasciare gli ospedali solo a eventuali casi gravi”.

Le Foche
Sulla stessa linea d’onda anche Francesco Le Foche, immunologo clinico, responsabile del Day hospital di Immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I di Roma. L’esperto ha sottolineato che il Covid-19 è mutato e l’isolamento ha diminuito la carica virale. “Il virus si è indebolito – ha evidenziato Le Foche in un’intervista a Libero -. Facciamo sempre più tamponi e troviamo sempre meno malati: a volte la carica virale è talmente bassa che i test non rilevano nemmeno più il Covid”.

Infine, ha detto che non ci sono evidenze scientifiche sul fatto che l’epidemia tornerà a colpirci in autunno. “Ciò che sappiamo – ha concluso Le Foche – è che normalmente, quando di mezzo ci sono virus pandemici, si verificano delle seconde ondate, ma per la Sars e la Mers non è accaduto”.

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