In Italia si pensa alla riapertura degli stadi: “In alcune zone è già possibile”

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Dopo la decisonie di riprendere il campionato di seria A, in alcune regioni d’Italia “teoricamente si potrebbe già aprire” gli stadi al pubblico anche se in maniera parziale, visto che “abbiamo zone a zero casi da diversi giorni”, lo ha spiegato il professor Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute e rappresentante italiano al Consiglio dell’OMS. Si tratta di una decisione molto delicata ma “in qualche Regione teoricamente si potrebbe già fare” ha spiegato Riccardi intervenuto ai microfoni di Rai Radio2, sottolineando però che ovviamente si tratta solo di una ipotesi teorica perché “queste manifestazioni non possono prescindere dalle misure di sicurezza e farle rispettare a migliaia di persone è difficile”. In linea generale riaprire gli stadi al pubblico “è una ipotesi che si farà nel momento in cui la circolazione del virus sarà ridotta ai minimi termini” perché “Non è da scongiurare il rischio, ma bisogna prepararsi per fare in modo che sia ridotto”.

Per quanto riguarda il contagio, “Siamo in una fase di grande miglioramento nella stragrande maggioranza delle regioni” anche se “non ne siamo usciti” e “dobbiamo essere ancora vigili per evitare una seconda ondata” ha chiarito Ricciardi nel corso del format “I Lunatici”. Ora però “dobbiamo far capire ai Paesi che confinano con noi che la situazione nella stragrande maggioranza delle regioni italiane è positiva perché alcuni Paesi sono allarmati perché vedono i dati della Lombardia e sono ancora un po’ preoccupati” ha ricordato Ricciardi facendo riferimento al blocco delle frontiere disposto da alcuni Paesi come l’Austria.

“Dobbiamo essere molto attenti a bloccare eventualmente nuovi focolai epidemici. Siamo molto migliorati sotto questo punto di vista, sicuramente le situazioni di febbraio o di marzo non le vedremo più, ma dobbiamo stare molto attenti. Soprattutto per gli anziani questa malattia può essere molto pericolosa e va bloccata sul nascere” ha avvertito però l’esperto, ricordando che “A settembre o a ottobre quando torneranno i virus respiratori, i pronto soccorso devono essere pronti” perché “Il virus oggi circola nella stessa maniera e non è mutato. Si vedono pazienti diversi perché siamo diventati più bravi a identificarlo e a curarlo. Ma il virus continua a circolare ed è pericoloso come era all’inizio”.

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