Ass. ‘Io Salerno’: un manifesto per la città, il turismo

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(da Mercoledì 10/06)

La vivace ripresa dei movimenti interni sta risvegliando l’economia nazionale e alimenta fiducia sul futuro contributo degli arrivi da estero, pur nella consapevolezza di un globale ridimensionamento dei volumi complessivi.

Non potrebbe essere diversamente. Siamo il Paese con il maggior numero di siti Unesco, sono 55, siamo al quinto posto tra i più visitati al mondo, siamo al primo posto fra le destinazioni di viaggio desiderate dagli stranieri, con il 37% di gradimento (fonte: indagine 2017 Be Italy per Enit).

Ma, tutto questo, vale anche per la nostra Città? E, cioè: possiamo contare sul turismo per ‘risorgere’ dopo l’emergenza sanitaria?

Cominciamo col vedere i numeri.

Come già abbiamo detto in passato (cfr. pagina Fb), l’Organizzazione Mondiale per il Turismo (WTO), Agenzia delle Nazioni Unite, definisce turista colui che viaggia in paesi diversi dalla sua residenza abituale e vi soggiorna per almeno una notte. Gli altri sono detti escursionisti. I primi, sono interessati ai luoghi, i secondi, sono fantasmi di passaggio.

Poiché, come diceva Totò, è la somma che fa il totale, la rilevazione del numero dei visitatori, distinti tra turisti ed escursionisti, consente di esprimere un inequivocabile giudizio sulla forza attrattiva di una località e sulla sua capacità di invogliare i viaggiatori a fermarsi per una visita prolungata.

Per la nostra Città, gli arrivi nelle strutture alberghiere ed extra-alberghiere sono tuttora rilevati dall’’EPT in liquidazione’. Il movimento degli escursionisti, invece, è rilevato dall’Autorità Portuale che distingue tra gli utenti delle ‘vie del Mare’, verso le due Costiere, e i ‘crocieristi’. Ci sarebbero, in verità, anche gli escursionisti in transito con l’auto, magari per una sosta pranzo o cena, ma sono poco rilevanti.

I dati EPT disponibili sono ancora quelli del 2018. Sembra, però, non siano dissimili da quelli del 2019.

In quell’anno, arrivarono in Città 190.496 ospiti, di cui 127.316 dall’interno, con permanenza media di due giorni, e 63.180 dall’estero, con media di tre giorni. Gli arrivi si concentrarono nel periodo Giugno/Settembre con 39.607 e 35.988 unità, rispettivamente, mentre nei mesi di Novembre e Dicembre, con le Luci, se ne registrarono, sempre rispettivamente, 33.223 e 3.591.

In verità, non sono numeri di cui potersi vantare. Anzi. Sono talmente bassi che la stessa Istat ignora del tutto la nostra Città nelle rilevazioni statistiche nazionali. Siamo sotto la soglia minima di rilevazione. Peraltro, nel dato sono compresi tutti gli arrivi, anche quelli per lavoro.

Per quel che riguarda gli escursionisti in transito lungo le vie del Mare, nel 2019 l’Autorità Portuale ha rilevato 864.583 passaggi, tra andata e ritorno, in aumento rispetto ai 771.031 del 2018. Pure i crocieristi sono aumentati a 97.703 dai precedenti 72.889. C’è da dire, però, che molti di essi hanno visto la Città solo dai finestrini degli autobus poiché, una volta sbarcati, sono partiti per visitare Pompei o Paestum.

In base a questi numeri, appare ben difficile qualificare come ’turistica’ la nostra Città che, ad evidenza, è semplicemente un crocevia di imbarco e di sbarco e non riesce ad esercitare alcuna sollecitazione nei confronti di flussi ‘stanziali’. ‘Perché abbiamo poco’, è stato detto da qualcuno.

E, invece, non abbiamo meno degli altri. Abbiamo solo recuperato di meno investendo ingenti fondi in opere di architettura moderna, tra cui Tribunale, Stazione Marittima, Piazza a mare, poi proponendole come richiami turistici pensando che potessero esserci frotte di viaggiatori disposti a venire ad ammirarle. Ci mettiamo anche le rovine del nuovo Palazzetto dello Sport?

In realtà, noi pensiamo che il turismo sia una opportunità tuttora inesplorata e, per questo, abbiamo inserito il settore a pieno titolo nel nostro ‘Manifesto per la Città’ immaginando anche gli interventi possibili relativamente ai tre principali attrattori di cui disponiamo a ‘costo zero’.

Cominciamo dal mare.

Su una costa di 11.244 metri, dalla banchina di Ponente al Picentino, ce ne sono 5.665 fruibili, 976 problematici e 4.603 permanentemente vietati alla balneazione (fonte: Regione delibera 148 del 24/03).

Al netto di aree impedite o occupate da costruzioni, la costa fruibile si riduce a meno di 5.000 metri, in buona parte in concessione e addossata ai fabbricati sui vari Lungomare. Non ci sono proprio le condizioni per presentarci come Città del turismo balneare. E non parliamo del mare. Sappiamo bene che spesso presenta valori fuori norma e si colora di marrone, anche d’estate, per la tracimazione delle acque nere dalle vasche fognarie dopo piogge consistenti.

Noi pensiamo che, investendo sulla depurazione e unendo la nostra linea di costa a quella di Magazzeno, partendo dalla foce del Fuorni si potrebbe realizzare una nuova ‘realtà’ balneare con la possibilità di far costruire, proprio a Pontecagnano, nuove strutture alberghiere. Porteremmo la qualità dove oggi impera il degrado e, forse, l’illegalità. Purtroppo, c’è chi propone di ‘tappare’ la Città a est realizzando il Polo della Nautica proprio a Capitolo San Matteo. Sarebbe la fine di ogni sogno di fare i bagni a mare.

La storia e le tradizioni, seconda ricchezza, le abbiamo abbandonate dirottando altrove una buona parte di fondi specifici destinati al recupero del Centro Antico. Così, oltre al Duomo, a San Pietro e ai Giardini della Minerva, non c’è che il deserto. Non solo. Anche la parte ‘recuperata’ presenta opere incompiute, fili elettrici “appesi”, invadenti allacci di acqua e gas, pulizia insufficiente, affissioni selvagge, inadeguata attenzione al decoro. Per non dire dell’area etrusca di Fratte. Un sito che il mondo ci invidia e noi ignoriamo. In verità, abbiamo memorie e cultura sufficienti per essere una destinazione di qualità.

Per l’ambiente, terza ricchezza, c’è poco da dire. Siamo la Città del traffico caotico, dei veleni e delle polveri. Abbiamo ripudiato il lungomare, i Parchi del Seminario, del Mercatello, Bellaria, Stella e altri. Si salva solo la Villa Comunale, visto che stiamo anche trasformando Piazza Alario in un Parco Giochi.

Di regola, il turista delle nostre latitudini viene in cerca di sole e di mare, di colori e di odori, di saperi e di sapori, di storia e tradizione. Cosa offriamo di questo? Poco o nulla. Offriamo, invece, una Città sbiadita, in evidente crisi, sciatta, rattoppata, anche priva di sufficiente ‘cultura dell’accoglienza’.  Basta vedere, ad esempio, il numero e lo stato dei servizi igienici pubblici. Così, quei pochi che arrivano sono costretti a constatare di aver sbagliato destinazione, traditi dalla lettura di qualche guida turistica datata o delle pagine ‘Visita Salerno’ del sito web del Comune.

Noi pensiamo che valorizzare le nostre risorse per dare vita ad una realtà più ricca, più giusta, più equa, più coesa, fondata sulle nostre identità, sia un doveroso riconoscimento nei confronti di coloro che le hanno preservate per noi e una scelta obbligata per dare più lavoro, più dignità e più orgoglio a tutta la Comunità.

E anche per trasformare in ‘veramente turistica’ una Città impropriamente definita come tale e che mostra di essere solo una rotatoria nella quale i visitatori sono intenti a passare dal Porto alla Stazione Ferroviaria, e viceversa.

Non merita la Città, non meritiamo noi cittadini, non meritano i nostri figli.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 (segue)

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2 COMMENTI

  1. Invece di fare prediche e dare giudizi se Salerno non vi piace xcke non andate via magari in Libia

  2. Ma perché lei Salerno così come è diventata piace? A me no, se uno fa una critica costruttiva è perché vede che ci sono le possibilità ma non vengono sfruttate se non a vantaggio di pochi( i soliti noti) a svantaggio della collettività che è costretta a malincuore ad andarsene.

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