Ass. ‘Io Salerno’: Un manifesto per la città, la rigenerazione urbana

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(da Mercoledì 17/06)

L’unica certezza, di cui possiamo ‘essere certi’, è quella della decrescita demografica della nostra Città.

Eravamo 135.261 a fine 2015, poi 133.364 a Dicembre 2018 e siamo arrivati a 132.507 al 30/11/2019, ultima data di rilevazione disponibile.

Cioè, in quattro anni, abbiamo perso 2.754 cittadini, di cui 857 negli ultimi 11 mesi. C’è di più: l’età media della popolazione è salita a 46,4 anni; ci sono 210 anziani oltre i 65 anni ogni 100 giovani fino a 14 anni; ci sono 56 persone a carico della collettività ogni 100 che lavorano; ci sono 150 persone prossime alla pensione ogni 100 giovani in età di lavoro; le nascite sono pari a circa il 50% dei decessi (fonte: Istat 2019). Di questo passo, perderemo fino a oltre 1.000 cittadini per anno.

Alla decrescita demografica si è affiancata, purtroppo, quella economica. Non è il caso di riportare dati. Basta solo ricordare che siamo all’ultimo posto, in Italia, per ricchezza e consumi (fonte: Sole24ore) in una Regione che è all’ultimo posto, in Europa, per contrasto alla povertà. Da nessun’altra parte, in tutti i 27 Paesi UE, compresi quelli più arretrati, il 41% della popolazione è a rischio come da noi (fonte: Eurostat).

Epperò, in questo grigiore, c’è un fenomeno controcorrente, anche in contrasto con le teorie economiche che da diversi secoli indagano sui comportamenti dell’homo economicus.

Perché, mentre tutto decresce, cresce l’occupazione del suolo. L’ultima rilevazione nazionale ci posiziona tra i posti in alto della classifica per percentuale di superficie utilizzata rispetto ai confini amministrativi. Nel 2018, abbiamo cementificato circa 2.045,5 ettari, corrispondente al 34,6% (fonte: Ispra). In verità, tutta la Regione Campania si distingue a livello nazionale per avere il maggior numero di Comuni con i massimi valori. Tra essi, ci sono gli eccessi di Casavatore (90,4%) e Arzano (82,6%). Sarà un caso?

Il Consigliere Comunale Gianpaolo Lambiase ha recentemente denunciato il fenomeno avanzando la richiesta di riesame delle scelte urbanistiche che, anche nell’ultima revisione del PUC, non hanno previsto il ridimensionamento delle volumetrie stimando gli abitanti attuali in ‘circa 141.300’ per la presenza di almeno 7.000 soggetti “viventi ma non residenti” (sic!) (fonte: relazione PUC).

In realtà, come abbiamo detto, siamo solo 132.507 e ci sarebbe, già ora, una sovrabbondanza di abitazioni. Secondo il Consigliere Lambiase, negli ultimi 10 anni sono stati realizzati almeno 6.000 alloggi, di cui il 60% rimasto invenduto, in aggiunta ai circa 5.000 già sul mercato (fonte: Salva Salerno). Inutile spiegare che, così, è stato vanificato il sacrificio di molti cittadini che hanno acquistato con un mutuo e che pagano per un debito ben superiore al valore della proprietà.

Noi riconosciamo che l’edilizia ha una fondamentale funzione di traino nei confronti della intera economia e conosciamo la sua capacità di alimentare rilevanti circuiti commerciali e finanziari.

Non ci sfugge, però, che è certamente uno dei comparti con più alto contenuto speculativo, sia nel senso positivo che negativo del termine, e, quindi, è fortemente interessante per investitori con capitali a disposizione. Né può essere sottaciuto che il ciclo di costruzione sfugge ad una ricostruzione puntuale dei costi effettivamente sostenuti e si presta ad operazioni fiscalmente opache. Non lo diciamo noi. Ci sono i fatti.

Comunque, di norma, un fabbricato consente di raddoppiare il capitale investito. Al minimo. Cioè, uno stabile costato 3milioni raggiunge un valore di mercato di 6milioni. E, con il successivo reinvestimento, il capitale raddoppia ancora. E’ intuibile quello che possono produrre gli edifici di lusso, da 6.000 a 10.000 euro a mq., che spuntano un poco dappertutto. E stupisce possano esserci, in Città, tante famiglie in grado di acquistarli.

Tutto questo, in tempi ordinari. Ma, in un mercato in flessione e senza favorevoli prospettive, quali valutazioni possono indurre a edificare fabbricati che, già in partenza, presentano il rischio di immobilizzare ingenti fondi o di dover vendere a prezzi ribassati? E, da quest’anno, anche di dover corrispondere l’IMU sugli appartamenti-merce invenduti? Sono realizzati da imprenditori più investitori o più speculatori? Chissà. Ci vorrebbe qualcuno disposto a studiare il fenomeno che. invero, si presta a molte riflessioni.

In ogni caso, è innegabile che il comparto è un vero moltiplicatore di risorse e può concretamente contribuire al superamento della crisi del dopovirus. Per questo, lo abbiamo inserito nel nostro ‘Manifesto per la Città’ pur prospettando un indirizzo del tutto nuovo.

In sostanza, noi pensiamo ad una edilizia di ‘riutilizzo del suolo’ che possa assicurare la sostituzione dei vecchi fabbricati, anche in tufo, o la ricostruzione in altro luogo di quelli che sono di ostacolo alla mobilità urbana, al verde, alla vivibilità dei quartieri. Sappiamo che, tra il ’55 e il ’75, interi rioni sono sorti come funghi e senza regole. La prima normativa sul cemento armato è la 1086 del1971 e quella sismica è la 64 del 1974. Quanti edifici sono fuori legge?

Per fare questo, avanziamo le seguenti proposte concrete:

  1. a) bloccare ogni ulteriore occupazione del suolo per l’evidente eccedenza dell’offerta, per salvaguardare gli ultimi spazi verdi della Città e per tutelare i valori immobiliari dei piccoli proprietari;
  2. b) dare vita, tra le prime Città in Italia, a progetti di rigenerazione urbana con la ‘rottamazione’ e la ricostruzione in loco, o il trasferimento, dei fabbricati esposti al rischio sismico e/o fatiscenti nella struttura, anche disciplinando e incentivando l’utilizzo condominiale delle più recenti incentivazioni statali;
  3. c) avviare un nuovo processo di recupero degli edifici del Centro Storico;
  4. d) procedere al ridisegno urbano incentrato su nuovi assi viari, come il viale tra via Posidonia e il Polo Nautico, nuove piazze, tra cui la ‘Piazza Città di Salerno’ tra retro-stazione e nuovo Tribunale, nuove infrastrutture, tra cui il terminal degli autobus, aree verdi, campi urbani per lo sport e il tempo libero;
  5. e) ridare vita ai quartieri periferici con l’insediamento o il trasferimento di uffici pubblici e privati e favorendo, in quelli collinari, la destinazione turistica extra-alberghiera (ristoranti, piste da ballo, locali di intrattenimento, terrazze con vista sul mare);
  6. f) salvaguardare, dappertutto, gli interessi della Comunità curando che ogni permesso rilasciato sia rispettoso del diritto di tutti al godimento dei ‘beni comuni’.

Per trasformare la Città in un unico grande cantiere è necessario che Amministratori, tecnici e investitori, concordino linee-guida specificamente orientate ad un utilizzo dinamico del territorio volto a favorire, nel rispetto dei portatori di interessi, la prioritaria soddisfazione dei bisogni di vita dei residenti e a trasformarlo in una vera ‘culla’ per la Comunità. Non è più accettabile che sia trattato come materia prima da commercializzare in favore di imprenditori e investitori per progetti talora anche in contrasto con l’identità dei luoghi.

Noi riteniamo che gli indicatori demografici ed economici rendano veramente necessario pensare ad una nuova ‘Città per tutti’ fondata su logiche idonee a creare lavoro, a infondere serenità, a favorire la formazione di nuove famiglie da far crescere con gioia e fiducia nel futuro.

Solo queste condizioni potranno evitare cha la Città diventi una ‘casa di riposo’ con i figli in visita da fuori, di tanto in tanto.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 

(segue)

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5 COMMENTI

  1. Ma dico io ma vi rode tanto sapere cke ci sono costruttori cke edificano e poi si ritrovano con i fabbricati invenduti ma a Voi cosa ve ne frega ripeto non i piace Salerno così come è andatevene in Libia starete meglio

  2. caro gallo cedrone ma fossi il padrone di salerno a me non piace una città con i palazzoni di cemento disabitati e, vedi all’arechi, senza spazi sociali e totalmente isolati, se questa è una città vivibile non credo proprio, è la dimostrazione lampante che questa classe politica e di amministratori fa solo il gioco degli speculatori edili, a voi piace essere riempiti di questi mostri di cemento a me non, e certo non me ne vado in libia vacci tu

  3. Oggi pensieri razionali e fondati su dati oggettivi come i vostri enunciati, non trovano cittadinanza nelle amministrazioni locali, nè negli indirizzi generali di governo. La logica che regola ogni intervento è sfruttare l’emergenza in situazioni ormai fuori controllo, per incuria delle stesse amministrazioni, e relativa aggressione predatoria di soggetti che considerano la legge un inutile orpello, per produrre provvedimenti che anzichè recuperare il salvabile, permettono ulteriori scempi. Io vedo nero, non vedo motivi di speranza in una classe politica tutta tesa solo a garantirsi il prolungamento indefinito delle loro cariche coi relativi vantaggi di soldi e potere, alla faccia dell’oculata amministrazione del bene comune.

  4. Uè gallo cedrone, non essere qualunquista, ragiona! A che serve il continuo consumo del suolo, a scapito della vivibilità dei cittadini, se non a chi oggi possiede capitali? E sappiamo bene in quali mani, oggi, sono i capitali e l’amministrazione, composta da incapaci e incompetenti, che più in là del loro naso non sanno guardare e non immaginano minimamente cosa sia la programmazione, è complice sia dello scempio che di coloro che hanno grandi cifre a disposizione!!! E infine, una città che perde 1000 residenti all’anno, ha veramente bisogno di nuove costruzioni?

  5. La seconda ondata di cementificazione è avvenuta interamente durante l’era di De Luca. Sarebbe quindi lui a dover spiegare quale sia stato il suo progetto di sviluppo urbano della città, visto e considerato che sono state le sue amministrazioni a stravolgere il disegno di Bohigas il quale prevedeva tutt’altra incidenza degli interventi di edilizia pubblica e convenzionata rispetto a quelli di pura speculazione poi realizzati. Il decremento demografico è in atto sin dagli anni ottanta per ragioni essenzialmente legate al progressivo dissolvimento dell’apparato produttivo cittadino al quale si è aggiunto un mercato immobiliare inaccessibile al ceto medio, che infatti è stato espulso e costretto a trasferirsi nei comuni limitrofi. Si è costruito poco a prezzi esorbitanti quando ve ne era necessità, si è costruito molto a prezzi ugualmente alti (salvo che nell’ultimissimo periodo) quando i buoi erano già scappati dalla stalla. Date le attuali condizioni di mercato è quindi perfettamente logico che l’offerta sia rivola a immobili di lusso ed extralusso.
    Le proposte formulate nell’articolo sono le uniche che si adattino alla situazione attuale della città ma è difficile pensare che i nostri amministratori, da quasi 30 anni parte di un apparato politico granitico e legato a doppio filo alle dinastie di costruttori di questa città e della provincia, le raccolgano.

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