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L’unione e l’amore: Piazza Passaro intitolata a storica famiglia che dà lustro alla città

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La città di Cava de’ Tirreni ha un nuovo spazio di aggregazione nel cuore del centro storico e alle spalle di due importanti poli culturali: la mediateca Marte e il complesso monumentale di San Giovanni.  Taglio del nastro della nuova piazza intitolata ad Andrea e Gina Passaro, capostipiti della storica famiglia cavese di commercianti di abbigliamento e abiti di sposa che hanno dato lustro alla città.

Oltre al sindaco Vincenzo Servalli, all’inaugurazione era presente anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. «Questa serata ha pluralità di significati ha detto il presidente De Luca in primis perché la città di Cava de’ Tirreni, che già di per sé è un gioiellino della nostra Regione, si riappropria di uno spazio importante in una zona strategica, ma è anche un bel segnale di rinascita per il nostro territorio, per un progressivo ritorno alla normalità. E proprio in questa direzione ha proseguito De Luca – va l’intitolazione ai coniugi Passaro, una famiglia che da quattro generazioni dà lustro al commercio cavese».

La nuova piazza nasce nel cuore del centro storico della città, in un’area che fino al 2017 area degradata per la presenza dell’ex palestra Parisi, immobile fatiscente ed inutilizzato dal 1980.

I lavori, durati circa un anno, hanno consegnato alla città un nuovo spazio sociale ad aggregativo, accanto a strutture di altro pregio culturale. La piazza, oltre ad essere ben illuminata e video sorvegliata, è caratterizzata da una pavimentazione in pietra lavica, una fontana a parete, da un’opera realizzata dal maestro Giuseppe Cicalese, che richiama la tradizionale ceramica cavese.

LA STORIA DELLA FAMIGLIA PASSARO. La storia aziendale della famiglia Passaro ha inizio da una bottega sotto i portici di Cava de’ Tirreni nella seconda metà del 1800 ed arriva ad oggi a contare più di 60 dipendenti, per la stragrande maggioranza donne, e una fama che oltrepassa i confini nazionali grazie anche alla notorietà di Pinella Passaro che da 8 anni mostra i suoi celebri abiti da sposa nel programma Detto Fatto della RAI.

Francesco Passaro negli anni 10 e ancora prima suo padre Andrea infatti erano conosciuti per essere tra i più importanti riferimenti per stoffe e tessuti pregiati dell’intera area.

Dalla bottega di tessuti si arriva al secondo dopoguerra e ad Andrea Passaro.  Tornato da una lunga prigionia in Sri Lanka da parte degli inglesi, fu lui a dover affrontare i danni di bombardamenti e saccheggiamenti dei tedeschi che la bottega aveva subito, rinnovandola e facendola crescere sul territorio locale fino ad oltre regione. Nella coppia Andrea è sempre stato l’amministratore, l’imprenditore, attento e lungimirante.

Nel 1954 sposò Gina Catapano e proprio in occasione del matrimonio fu fondato il primo nucleo della Sartoria Passaro, la cui prima realizzazione fu proprio l’abito da sposa di Gina. Da quel momento, Gina ha governato la sartoria e quella che da bottega di tessuti si trasformò in boutique ed atelier. Della coppia lei invece ha rappresentato la parte creativa e fantasiosa, la passione per la moda e l’eleganza tout court.

Durante il boom economico “Passaro” diventò sinonimo di eleganza e qualità, ma anche di passione e rapporti umani con fornitori, clientela e soprattutto dipendenti. Già negli anni 60 la ditta contava più di 20 collaboratori ed i rapporti con essi sono sempre stati di tipo familiare. Entrambi erano pronti ad ascoltare le idee ed anche le necessità di ogni dipendente, e il loro supporto andava spesso ben al di là del rapporto lavorativo.

La Sartoria è stata sempre attiva, anche negli anni in cui l’attenzione del cliente era più diretta verso i marchi di moda globali, a partire dagli anni 80, e non è stata mai abbandonata. Ancora oggi, in Sartoria, c’è qualche sarta che aveva cominciato con Andrea e Gina.

Alla scomparsa di Andrea nel 1992 seguita da quella di Gina nel 2009, l’azienda Passaro è passata alle due figlie Pinella e Lucia ed alle rispettive famiglie ma i valori etici trasmessi da Andrea e Gina sono ancora i pilastri di come gestire l’azienda.

Andrea infatti ha sempre avuto un approccio quasi religioso al lavoro: il sacrificio e la volontà sono sempre stati uniti ad un rapporto interpersonale praticamente familiare. Era così che concepiva i suoi collaboratori, come una famiglia allargata. Non era raro che al termine di una mattinata lavorativa, si pranzasse tutti insieme nella sua vicina abitazione o che si organizzassero regolarmente gite con tutti i collaboratori. Concepire la figura dell’imprenditore come un capo famiglia è un concetto legato alla tradizione ma tremendamente moderno, oggi, ed è il modo in cui la famiglia continua a lavorare. Oltre a questo ha insegnato il rispetto per chi lavorava per o con lui. Come esempio basti il fatto che pochi giorni dopo il terribile terremoto del 1980, volle provvedere a pagare tutti i fornitori secondo le scadenze programmate, perché per Andrea la parola data valeva quanto quella scritta.

Gina invece ha insegnato ad inseguire il bello, in ogni ambito. Credeva fortemente che non bisognasse accontentarsi, e che i compromessi non erano possibili quando si trattava di eleganza. Era così nell’ambito lavorativo così come in quello personale. Altro importante lascito che governa ancora le scelte imprenditoriali attuali è cercare di trovare il giusto equilibrio tra l’ascolto delle esigenze della clientela e le intuizioni innovative. Fu lei a convincere il marito e la sua famiglia a trasformare il negozio di tessuti e stoffe in boutique dedicata al pret-à-porter e al sartoriale. Capì che le donne avevano voglia di scegliere abiti già pronti, non di affidarsi agli stessi sarti di famiglia, e questa intuizione fu l’inizio di uno dei grandi cambiamenti aziendali.

Come detto alla loro scomparsa Pinella e Lucia, le loro figlie, ereditano l’attività occupandosi rispettivamente del settore donna e settore uomo.

Con loro, i mariti, ed i figli si è assistito ad una serie di cambiamenti che hanno portato l’attività a moltiplicare i punti vendita fino ad otto, ad inseguire la specializzazione in particolare nel settore eventi e cerimonie, ad essere tra i primi in Italia a puntare su una nuova immagine della creazione sartoriale, più moderna e vicina ai gusti delle clienti, attraverso investimenti, innovazione e strategie di comunicazione.

Nel 2011 Pinella e Lucia hanno ricevuto dalla Camera di Commercio di Salerno il premio “Longevità imprenditoriale”;

Nel 2013 Pinella Passaro è diventata la prima stilista italiana ad avere una rubrica fissa dedicata alle sue creazioni nel programma Detto Fatto su Rai 2, ed è tuttora parte fondamentale del programma;

Nel 2019 è la vincitrice del prestigioso Premio Margutta che l’ha insignita come Stilista dell’anno, ed in quell’occasione 40 abiti di alta moda hanno sfilato nella famosa strada degli artisti romana.

PINELLA PASSARO. Mio padre Andrea rappresentava già la terza generazione di impresa, l’insegna Passaro  – dice Pinella Passaro – appariva già nella seconda metà dell’Ottocento sotto i portici di Cava. Dopo una prigionia di 7 anni nell’oceano indiano, tornò a Cava e trovò l’attività distrutta, saccheggiata dai tedeschi ed azzerata dalla guerra.

Una situazione drammatica, ma fu testardo e determinato e con enormi sacrifici, tanta volontà e buone idee rimise in piedi tutto, ricominciò ad assumere collaboratori, fece crescere l’azienda che già nei primi anni 50 era conosciuta in tutta l’area.

Poi conobbe Gina e la sposò nel 1954. Da quel momento non ci furono più Andrea, Gina, il negozio Passaro. Fu semplicemente “Andrea e Gina Passaro”.

Voglio spiegare meglio questa frase, riguarda l’unione e l’amore.

Come detto, il negozio che allora era di tessuti già stava uscendo dalle difficoltà e cominciava a prosperare ma l’ingresso di mia madre Gina in azienda fu uno spartiacque. Decise di fondare la Sartoria, che da quel momento non è mai più stata chiusa ed anzi, oggi è il fiore all’occhiello dell’azienda. Trasformò il negozio di tessuti in boutique ed Atelier, immaginando che i clienti volessero cominciare a provare abiti già confezionati. Il primo abito da sposa realizzato in sartoria fu proprio il suo e l’autunno scorso ho voluto raccontare questa storia di 70 anni fa nella mia ultima sfilata che abbiamo tenuto proprio qui, nei giardini di S. Giovanni che sono adiacenti alla piazza che ora porta il loro nome.

LUCIA PASSARO. L’unione e l’amore appartenevano a loro, privatamente fino all’ultimo giorno, ma concepivano anche l’azienda ed i collaboratori allo stesso modo, una famiglia allargata. Ed anche il rapporto con gli altri commercianti di Cava, magari coloro che volevano aprire un negozio, era uguale – ricorda Lucia Passaro – . Con tutti questi, colleghi e collaboratori, c’era rispetto e se c’era da dare una mano, lo si faceva sulla parola. Sarà stato per indole, o per aver vissuto quel periodo drammatico dopo la guerra, ma per loro si era semplicemente tutti un gruppo, una famiglia.

E l’amore di cui parlo, era anche e forse soprattutto l’amore per il proprio lavoro, e per questo esigevano e portavano rispetto e dedizione ad esso. Già negli anni 60 l’azienda aveva ormai più di 20 dipendenti, era conosciuta oltre regione e portava a Cava clienti da tutto il Sud e, insieme ad altri nomi del commercio cavese, alcuni oggi presenti e tanti altri purtroppo non più, hanno fatto conoscere una città piccola come Cava come uno dei centri più importanti del commercio campano. E la loro fama si era diffusa semplicemente con il passaparola, non c’erano i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi.

In questo momento come non mai questa loro storia ci deve illuminare: avevano sulle spalle le sofferenze di un periodo drammatico, ma quella è stata la base di partenza per una storia di successo, e gli strumenti che hanno utilizzato sono stati proprio l’unione e l’amore, insieme ai tanti sacrifici che hanno fatto ogni giorno della loro vita.

Oggi ci troviamo ad affrontare una sfida forse uguale dal punto di vista sociale ed imprenditoriale. Io, mia sorella, i nostri mariti e figli gestiamo l’azienda rispettando questi valori, e cercando di trasmetterli ai nostri collaboratori che oggi sono più di 60.

L’amore e l’unione non mancano e non mancheranno mai in famiglia ed azienda, ma ci troviamo ad affrontare ancora più difficoltà di quanti non ne abbiamo sempre superate. Perché come nostro padre dopo la guerra, portare avanti un’attività con impresso il proprio nome sopra, frutto di tanto lavoro anche delle generazioni precedenti, è un onore ma anche un grande peso.

Non voglio biasimare chi ha deciso, negli anni passati, di mollare, spesso non abbiamo nemmeno il tempo di goderci soddisfazioni come queste o magari un premio, perché la testa è immediatamente rivolta a quello che deve ancora essere fatto.

Perché nulla è regalato, nulla arriva dal cielo, il lavoro e la dedizione sono elementi essenziali che nemmeno il maggior talento può ignorare, se si vuole andare avanti.

Oggi la nostra generazione e quella successiva dei nostri figli hanno contribuito a far sì che questa famiglia fosse conosciuta in tutta Italia e anche oltre ma non possiamo negare che l’eredità imprenditoriale e ancora di più i loro insegnamenti sono stati le fondamenta di ciò che abbiamo costruito.

 

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