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Rapporto Censis, la paura scoraggia gli investimenti (di Tony Ardito)

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Gli italiani hanno ricevuto in eredità dal Coronavirus un forte timore per la propria situazione economica, questo è quanto emerge dal rapporto “Il valore della diversità nelle scelte d’investimento prima e dopo il Covid-19” realizzato dal Censis con Assogestioni sui consumi della popolazione.

Il 67,8% ha paura per la situazione economica familiare. Una paura radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. La percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all’82,6% tra le persone con i redditi più bassi. Nella fase post- emergenza, il timore del contagio e la minaccia alla salute si fondono con i timori per le incerte prospettive economiche. La paura diviene così il principio regolatore emotivo di questa nuova fase.

Il Coronavirus, oltre ad aver diffuso il panico, ha generato una grande incertezza economica ed esistenziale. Lo pensa il 49,7% degli italiani (il dato sale al 58,9% tra gli imprenditori).  La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell’epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) per l’Italia di cui oggi tanto si discute.

Paura, incertezza e cautela fanno decollare ancora il cash cautelativo, da tempo in crescita, come strumento familiare di autotutela. Se la tendenza proseguirà allo stesso ritmo del triennio trascorso, nel 2023 ci saranno altri 135 miliardi di liquidità aggiuntiva per le famiglie. Per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all’ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi.

La diversity in finanza conta molto, anche nel post pandemia. A fronte di un aumento delle risorse da investire, il 40,3% degli italiani preferirebbe investire in un’azienda o in fondi di investimento guidati da donne.

E il 39,9% sceglierebbe un consulente finanziario donna. Non può non cogliersi il fatto che, fra le donne, le quote che optano per la preferenza di genere per decidere in cosa investire (42,4%) o per il consulente a cui dare fiducia (39,9%) sono prossime a quelle dei maschi (rispettivamente, 38,1% e 39,9%). Insomma, se si parla di soldi, a vincere è il sano pragmatismo.

Che la diversity conti in finanza lo dicono forte e chiaro anche i consulenti finanziari, tra i quali il 76,4% ha una clientela molto diversificata per genere, età, istruzione, disponibilità economica. Il 95% di essi ritiene che la diversity conti molto più che in passato, motivo per cui l’86% pensa che ci sia bisogno di una formazione ad hoc per affrontarla e gestirla meglio.

Tony Ardito

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