La pedagogia del “non lavoro” (di Giuseppe Fauceglia)

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Dalle pagine dei quotidiani si apprende che un grandissimo numero di insegnanti potrebbe non prendere effettivo servizio con l’inizio delle attività scolastiche, si tratta della categoria dei soggetti “fragili”, cioè di coloro che  risulterebbero più esposti al contagio da Covid19.

Ad una prima verifica nella categoria rientrerebbero i docenti che hanno superato i 55 anni di età (ovvero il 45% dell’intero corpo insegnante) e di coloro che sono ultrasessantenni: si tratta di una platea di circa 171.000 persone in tutto il Paese, senza contare il  personale ATA (impiegati nelle segreterie e bidelli). In questi giorni sono stati inviati già decine di migliaia di certificati medici, che prefigurano – nel costume tipicamente italiano – condizioni di esonero dal lavoro, connesse non solo all’età ma alle più diverse patologie.

Il risultato è che probabilmente resteranno scoperte oltre 50.000 cattedre, che saranno chiamati in servizio temporaneo decine di migliaia di insegnanti, con pagamento dello stipendio sia a coloro che resteranno a casa sia a coloro che saranno impegnati nelle scuole, il tutto arricchito dal solito caos nella formazione delle graduatorie.

Per altro, essendo prevista  una verifica delle condizioni sanitarie “giorno per giorno”, si potrà dar corso a lezioni a distanza, con conseguente utilizzo anche dei soggetti “fragili”, ma non si comprende, poi, in relazione alle medesime classi, che compiti dovranno svolgere quegli insegnanti assunti “a tempo” ed utilizzati in presenza.

Una vera e propria moltiplicazione dei costi  con crescente indebitamento delle pubbliche finanze. Intanto, sulla scorta di forti pressioni sindacali, le università sono ancora chiuse (ivi comprese le biblioteche), i tribunali funzionano a scartamento ridotto (quando funzionano !!) e la pubblica amministrazione accresce il già significativo livello di inefficienza.

Insomma, tutti rivendicano “diritti” (che dovrebbero essere riconosciuti solo a determinate, precise e verificabili condizioni, ad esempio a seguito di visita specialistica presso gli ospedali militari), ma nessuno evoca i “doveri”.

A ciò si aggiungono gli interventi a pioggia di ogni tipo di bonus, con il rischio ormai evidente di sprecare l’occasione, che è stata offerta a questo fortunato, ma inconsapevole, Governo, in relazione ad un proficuo utilizzo delle risorse pubbliche, con temporanea sospensione dei vincoli di bilancio.

A ciò si aggiunga il vero e proprio regalo “elettorale” fatto ai navigator e ai percettori del reddito di cittadinanza, anche in considerazione del fatto, ormai accertato, che su circa 3 milioni di percettori del reddito, solo 100.000 hanno trovato impiego. Si è così diffuso nelle vene del Pase un vero e proprio “metadone sociale” (l’espressione si legge in un interessante articolo di Alessandro Brambilla apparso su La Stampa), alimentato da politiche governative che fanno ritenere non essenziale il “lavoro” (è bello restare distesi sul divano di casa e ricevere sussidi, provvidenze e stipendi !!!).

Eppure, sarebbe stato sufficiente programmare un serio intervento per i 7000 Comuni italiani, specie per quelli di piccole dimensioni, che hanno scuole, municipi, strutture pubbliche e strade che necessitano di manutenzione, e affidare a sindaci ed uffici amministrativi, con regole precise e puntuali, la possibilità di utilizzare fondi limitati per l’apertura di piccoli cantieri.

Il Centro Studi Itinerari Previdenziali ha previsto che con circa 16.000 di questi cantieri sarebbero stati occupati più di 100.000 lavoratori. Inoltre, ogni miliardo di euro investito correttamente nel completamento di autostrade, alta velocità e reti di trasporto, potrebbe dar impiego a 17.000 lavoratori; e con circa 70 miliardi di euro (meno del superamento dei vincoli di bilancio disposti già dal Governo) verrebbero realizzati circa 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro (fonte Ance).

Se confrontiamo le spese dello Stato per il 2008 per l’assistenza, pari a 73 miliardi di euro l’anno, con le spese relative al solo 2019, pari a 114 miliardi di euro, possiamo facilmente verificare che sono stati sottratti ad investimenti strutturali circa 41 miliardi di euro. Nello stesso periodo, senza calcolare gli effetti della pandemia, la povertà assoluta e relativa è aumentata da 8,6 milioni di persone nel 2008 ad oltre 14 milioni nel solo 2018 (le stime Caritas sono addirittura superiori).

Un vero e proprio insuccesso realizzato dai precedenti Governi ed oggi ancora  più evidente con le politiche distributive e  clientelari di massa, ora sostenute finanche dal PD, il quale – un tempo partito storico “del lavoro” – non si è reso conto che la differenza degli occupati tra il luglio del 2019 e il luglio del 2020 è di circa 700.000 unità, senza considerare gli effetti tragici che avrà la fine del blocco dei licenziamenti (a poco serve, in termini statistici e percentuali, l’incremento positivo registrato a luglio).

La situazione si presenta ancora più grave, se si pensa al fabbisogno dei primi otto mesi dell’anno che è pari a 106 miliardi di euro, in aumento di circa 73,5 miliardi di euro rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2019 (fonte del Ministero dell’Economia e delle Finanze), e ciò per il saldo registrato dalle maggiori spese delle Amministrazioni pubbliche per l’erogazione delle prestazioni previste dai provvedimenti legislativi a seguito del Covid19.

Ed intanto, come sul Titanic che affonda, subiamo la propaganda di populisti di varia natura e di soggetti inconsapevoli, che solo un perverso disegno del destino ha posto a guida del nostro povero Paese.

Giuseppe Fauceglia   

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8 COMMENTI

  1. Gentilissimo Dott. Fauceglia, seguo da sempre la sua rubrica. Ho condiviso spesso ed in toto, i suoi pensieri, segnatamente al risvolto economico essendo un vecchietto laureato in economia e commercio e dedito da una vita al settore imprenditoriale ed all’insegnamento. Con la sua ultima esternazione riferita ai docenti fragili mi sono reso conto che Lei non merita più la mia stima, ne tantomeno il mio tempo. Da qualche tempo, i suoi post lasciano travisare una vena di razzismo ideologico che nulla ha a che fare con una sincera e costruttiva analisi politica ed economica. Non c’è futuro senza salute e non si può inculcare alle giovani generazioni, da prof. Universitario quale Lei è, la cultura unica del dio danaro e del lavoro a tutti i costi come è già avvenuto con il ventennio Berlusconiano . Tra qualche anno, andando avanti con l’età capirà forse, quello che oggi le sto dicendo. saluti cordiali

  2. Bravo Dott. Fauceglia,io il suo articolo lo intitolerei:La cultura del non lavoro. Io sono costretto a lavorare 365 gg l’anno,conduco una piccola attività artigianale e a quasi 60 anni non sò quando potrò smettere di lavorare. Lo sà l’esimio vecchietto che io,come altri miei colleghi,siamo usciti con le ossa rotte,dopo 3 mesi di inattività? Gli impiegati nel pubblico impiego conoscono solo i diritti,quindi non si offendano se vengono definiti lavativi e svogliati.

  3. Decine di migliaia di certificati medici? Gentile professore dove ha attinto questa notizia? Comunque se il corpo docenti italiano è uno dei più vecchi al mondo non è colpa, loro ma di politiche volte unicamente alla salvaguardia del bilancio, che li costringeranno ad insegnare fino a 67 anni. La scuola avrebbe bisogno di una iniezione di forze nuove, motivate e perfettamente in salute. Gentile professore lei non mi sembra un giovinetto. Ha mai sentito parlare del “Karma”. Si! Quello che ha fatto ammalare Briatore, quello che ha rivelato la vera natura di Zangrillo. Sia prudente con certe considerazioni. Eh! L’Universitá, davvero un bel posto. Il lavoro sporco lo fanno gli assistenti e il merito e la gloria sono riservate al cattedratico! Le piace vincere facile, vero?

  4. In tempi recenti quando andavo io a scuola c’era un professore che aveva iniziato a insegnare a 23-25 anni e non ne’ voleva sapere di andare in pensione rimandando in continuazione. Dico io se la gente non la mandate a riposo un giovane come me, quando lavorerà? Voi negli anni 70-80 a 25-27 anni già lavoravate, perché io non posso avere lo stesso diritto?

  5. Premetto che non voglio fare polemiche sterili con altre persone che commentano in questa rubrica, non mi si addice a 65 anni, ma volevo risponderle e sa perché? Perché ha perfettamente ragione mi permetto di allegarle un mio post alla rubrica del dottor Fauceglia tempo fa e sicuramente lei che è giovane capirà il mea culpa che ho indirizzato velatamente al dott. Fauceglia. Scagliarsi contro i dipendenti pubblici non ha senso perché di colpe non ne hanno. Legga se vuole attentamente il mio post virgolettato e capirà perché tanti giovani come Lei oggi non lavorano. saluti
    “Eccelso “Pensiero” come sempre. I suoi Post si leggono con disarmante semplicità e condivisione. Purtroppo gli esseri pensanti in questo paese stanno man mano svilendo, lasciando spazio a personaggi che non fanno altro che manifestare esternazioni di odio verso il prossimo che possiede un qualcosina in più o di diverso da te. Il problema di questo paese con la “p” minuscola si fonda su radici storiche venefiche che hanno prodotto nel tempo lavoro improbo, danneggiando irrimediabilmente lo scheletro delle nostre future comunità. Oramai il danno è fatto, generazioni di giovani distrutte da un capitalismo distorto dal conservatorismo politico teso solo al bene personale e non anche al “Gruppo o Comunità”. Ci sarebbe da parlare molto sull’argomento ma oramai, nessuno ascolta più. Abbiamo lasciato le giovani generazioni con il “ cerino in mano” ed ora ci bruciamo tutti.”

  6. X salernitano delle 15.35 – ti faccio una confidenza, il virus lo abbiamo inventano noi dipendenti pubblici x stare in smart working. Ma smettila di vomitare rabbia e frustazione per i tuoi fallimenti di vita su persone che lavorano anche per il tuo interesse e che nulla hanno a che fare con la situazione in essere. Non ti vergogni a 60 anni di dire certe cose? Ma da quale artigianato provieni? Quello delle pezze vecchie?

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