Pasticciere sucida sulla spiaggia di Mercatello: nei guai i vicini di Giffoni Sei Casali

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Il provvedimento è stato firmato dal gip del Tribunale di Salerno. Il magistrato ha stabilito – come scrive il quotidiano “Il Mattino” – il divieto di dimora a Giffoni Sei Casali e di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vedova di Marco Fortunato, il 43enne trovato cadavere lo scorso 21 agosto sulla spiaggia libera in via Leucosia a Mercatello. Si tratta di un intero nucleo familiare – marito, moglie e figlia – che risultano già indagati per atti persecutori e morte come conseguenza di altro reato. La misura cautelare è scaturita dalle indagini dei carabinieri. ,

Questa la nota dello studio legale Tedesco inviata alla redazione, che pubblichiamo integralmente:

“Il quadro indiziario emerso dalle indagini compiute dagli inquirenti ha consentito al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Salerno, Dott.ssa Giovanna Pacifico, l’applicazione delle misure coercitive del divieto di dimora nel Comune di Giffoni Sei Casali e del divieto di avvicinamento alle persone offese nei confronti dei vicini di casa del pasticciere di Giffoni Sei Casali che il 21 agosto u.s. si è tolto la vita.

Il suicidio del pasticciere di Giffoni Sei Casali, secondo il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno, Dott.ssa Giovanna Pacifico, è la conseguenza delle condotte persecutorie subite dagli indagati nel corso del tempo.

Pochi giorni prima del suicidio, le persone offese, assistite dall’Avv. Angelo Mancino (Studio Legale Tedesco), hanno presentato una querela per stalking proprio in riferimento alle condotte persecutorie subite dai vicini di casa.

I continui gesti provocatori e minacciosi posti in essere dagli indagati nei confronti delle persone offese sono documentati anche da un video allegato alla querela sporta alla Stazione dei Carabinieri di Giffoni Sei Casali in data 12 agosto 2020.

Dagli atti risulta, altresì, che l’indagata A.D., figlia del vicino di casa dei coniugi Fortunato, in data 28.3.2019, ha riportato condanna, optando per il rito del patteggiamento, per il reato di calunnia posto in essere nei confronti dei coniugi Fortunato in quanto li aveva accusati falsamente di aver lasciato da sola in casa la loro bimba disabile di sette anni.

La falsa segnalazione dell’indaga A.D. arrecò grave nocumento alle persone offese.

Il dramma vissuto dalla famiglia Fortunato conseguente alle condotte persecutorie subite dai vicini di casa è stato descritto da Marco in una lettera che è stata rinvenuta dagli inquirenti nel bagagliaio della sua autovettura.

Nella lettera, Marco ha attribuito alle vessazioni subite dagli indagati lo stato di esasperazione che lo ha determinato a suicidarsi”.

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