L’Uomo, la Terra e l’agonia della Natura (di Tony Ardito)

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Secondo il Living Planet Index del World Wide Fund for Nature (pubblicato ogni due anni), negli ultimi 50 anni si è perso il 68% della fauna selvatica. Il motivo è da attribuire alla distruzione degli habitat naturali, soprattutto per l’agricoltura.

Tale tendenza implica il rischio di favorire nuove pandemie tipo quella attuale.

I dati forniti dall’Osservatorio del Wwf, compilati in collaborazione con la Zoological Society of London, prendono in considerazione circa 4mila specie di vertebrati suddivise in pressoché 21mila popolazioni animali in tutto il mondo. Quel che emerge è una nuova accelerazione nella caduta della biodiversità, circa il 60% durante l’ultimo rapporto del 2018 (periodo 1970/2014).

“Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità. In effetti, è un ecocidio. Per 30 anni abbiamo visto la caduta accelerare e continua nella direzione sbagliata”. Questo l’amaro commento di Marco Lambertini, direttore del Wwf internazionale.

In base a quanto evidenziato, i fattori che rendono sempre più vulnerabile il pianeta alle pandemie, come il cambiamento dell’uso del suolo o l’utilizzo e il commercio di fauna selvatica, sono i medesimi che hanno determinato il crollo delle popolazioni di specie di vertebrati. Ci sono animali quali i gorilla, gli orsi, alcune specie di pappagalli, tartarughe e storioni – necessari e vitali per un ecosistema equilibrato – in via di estinzione.

Ciò che avviene in natura è strettamente connesso con il futuro dell’umanità: la riduzione drastica della fauna selvatica e il danneggiamento dei loro habitat naturali è una questione grave che mette in serio pericolo il rapporto tra uomo e animale.

Rispetto ad un tale scenario invertire la rotta sarà possibile solo adottando sforzi di conservazione più audaci e ambiziosi ed apportando cambiamenti trasformativi al modo in cui produciamo e consumiamo il cibo; tra questi: rendere la produzione e il commercio alimentare più efficienti ed ecologicamente sostenibili, ridurre gli sprechi e favorire diete più sane e rispettose dell’ambiente. Se invece il mondo proseguisse sulla strada del “business as usual” i tassi di perdita di biodiversità continueranno e ciò si rivelerebbe una catastrofe per l’intero genere umano.

Non c’è tempo; non si può più minimizzare o, peggio, derogare oltre. Ognuno deve prendere consapevolezza della gravità della situazione e agire con assoluta responsabilità, nell’interesse di tutti e ciascuno e, soprattutto, di coloro che ci succederanno.

di Tony Ardito

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