Vietato l’ingresso all’Ikea ad un ragazzo autistico: l’ira del padre

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Bambino autistico costretto ad attendere diversi minuti all’ingresso dell’Ikea prima di poter accedere, per colpa di un vigilantes troppo zelante e soprattutto poco informato su chi deve e chi può non indossare la mascherina. È quanto accaduto ieri pomeriggio presso la struttura di Baronissi. Lo scrive Erika Noschese su Le Cronache

Il giovane – si legge su Le Cronache –  era in compagnia del papà quando viene bloccato all’ingresso dal vigilantes, sopra indicato, perché non indossava la mascherina, così come previsto dal decreto governativo. Il padre del ragazzo spiega che, in quanto autistico, è autorizzato a non indossarla.

Lo ha spiegato al vigilante, proprio come lo ha spiegato anche in altre occasioni, tutte le volte che con il figlio si è recato in qualche luogo chiuso. Ma questa volta la sua parola non è bastata. Infatti, dopo che l’uomo ha spiegato il perchè il ragazzo non indossava la masche rina, il vigilante ha chiesto al padre di firmare l’autocertificazione, ma, gli ha chiesto anche di attendere qualche minuto per l’arrivo dei fogli.

L’uomo, che conosce bene le disposizioni governative, si dice disposto a firmare l’autocertificazione nella quale dichiara il perchè il figlio non può indossare la mascherina, ma spiega, anche al vigilantes, che il figlio non può attendere troppo a causa dei suoi problemi di salute che lo portano ad indignarsi facilmente.

Dopo circa 10 minuti il padre del ragazzino ha sollecitato l’addetto alla sicurezza per velocizzare i tempi ma non ha ottenuto risposta dal vigilantes che sembrava poco interessato a risolvere il problema. Il giovane, stressato dalla situazione, non è riuscito a trattenere la pipì.

Davanti a questo episodio il padre è stato costretto ad andar via, indignato dalla situazione che a procurato ancor più malumore nel figlio, già fortemente provato dall’emergenza Covid.

14 Commenti

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  • Putroppo quando lavori in questi colossal, ma soprattutto quando il negozio non è il tuo ma sei dipendente soggetto a regole da parte dell’azienda non puoi fare niente. L’umanità in questo caso bisogna averla da parte dell’azienda poichè i dipendenti applicano solo le regole che vengono applicate dai menager.
    Detto ciò non so se i bambini autistici possono non indossarla, bisogna capire se anche l’azienda era poco informata su chi possa accedere o meno con le mascherine.

  • capisco il problema siamo esseri umani, ma insomma se c’è il problema che colpa ha il vigilantes che si sta guadagnando onestamente la pagnotta…il genitore se la deve prendere con a gestione dell’ IKEA che non ha fornito preventivamente al vigilantes i moduli autocertificativi per evitare perdite di tempo. Caro genitore quel vigilante faceva solo il suo dovere.

  • Dal titolo sembra che al ragazzo sia stato negato l’accesso, ma dopo la lettura dell’articolo emerge che sia stato chiesto al padre di attendere di trovare i figli dell’autocertoficazione prima di consentire l’ingresso.

  • Poverino, ma vedete di non prendervela con il vigilante che ha fatto solo il suo dovere

  • Il vigilantes è un professionista e, visto che esercita il controllo diretto da circa 6 mesi, dovrebbe conoscere le regole meglio di ogni altro. Se ovviamente ha avuto diverse disposizioni aziendali allora sarà responsabile l azienda. Responsabile ovviamente di niente, solo moralmente.

  • Il proprio dovere bisogna farlo anche con un po di buon senso…. e poi i fogli non poteva averli già a portata di mano? È evidente la mancanza , piena solidarietà al padre del ragazzo.

  • Non vedo la necessità di far visitare l’Ikea al ragazzo/bambino. Personalmente ho già litigato con una famiglia, Nonna, Madre e a volte anche il padre, che si recano tutti insieme al supermercato con il figlio handicappato che fra l’altro, poverino, perde saliva in giro. Non potrebbe restare a casa con uno dei parenti mentre gli altri fanno la spesa? Non potrebbero portarlo in posti belli invece che in un supermercato per uscire? Che so, in un parco? L’han fatto persino durante il lock down. Giusta la deroga per lui all’obbligo di indossarla, per carità, ma ciò non vuol dire che non possa essere veicolo di contagio o essere lui stesso più esposto al contagio senza una mascherina. Che la deroga venga usata solo per necessità e non come lasciapassare da genitori senza capacità di discernimento.

  • Vergogna e schifo.. Sto virus morti reali nn ne fa ma come vi ha tea iato il cervello a tutti è qualcosa di fenomenale… Mi viene da vomitare..

  • Fossi io in questo papà, eviterei di incorrere in rischi simili portando sempre appresso con me la documentazione occorrente, evitando in partenza di trovarmi in situazioni simili. Senza ombra di dubbio una struttura come l’Ikea (non il vigilante, che ha solo fatto il suo dovere) doveva essere pronta ad evenienze simili, ma io non mi metterei in simili aspettative, che sia Ikea o altro

  • Se la cosa si è svolta veramente così ci sono gli estremi per una denuncia. L’addetto ala sicurezza doveva far spostare il papà col ragazzo dentro il negozio e indirizzarli all’accoglienza clienti. Non è solo questione di umanità ma di regolamenti

  • ti guadagni la pagnotta con sacrificio e dovere, guarda che ti capita.Oramai la rabbia delle frustazioni di vita si riversa sempre sui lavoratori che fanno il proprio dovere ed ora rischiano il posto. Guarda caro Papa’, piena comprensione per il bambino, ma la causa dei tuoi problemi non è certo il vigilante, che poverino, forse a casa ha guai anche peggiori del tuo, chi lo sa’.

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