Il tennis e lo Stato dell’Unione (di Cosimo Risi)

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Il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen lo condisce con la citazione del tennis nelle persone delle due ragazze di Finale Ligure che, durante la chiusura,  giocavano dai tetti delle rispettive case.

Le tenniste si lanciavano le palle in condizioni così ardue da ispirare lo spot Barilla con Sua Maestà Roger Federer, il  solo pronunciarne il nome induce gli sportivi a genuflettersi. Lo svizzero, “a sorpresa”, si affaccia sui tetti e scambia qualche colpo con le ragazze per finire davanti al piatto di pasta, non cucinato da lui stesso come in altro filmato Barilla. Se Roger usasse le pentole come la racchetta, la guida Michelin dovrebbe introdurre la quarta stella.

Ursula intende caricarsi di gloria e aiutare la sua madrina politica Angela Merkel a fare altrettanto. Nell’anno della pandemia le Signore tedesche, al pari delle giovani italiane, indicano la via europea al rilancio.  I punti di attacco del programma sono la dichiarazione generale che l’Unione ci sta e lotta assieme a noi: nel senso che nessuno stato membro e nessuna categoria sociale deve sentire l’esclusione.

Le esitazioni della prima ora vanno superate conferendo all’Unione piena responsabilità in materia sanitaria. Un’Unione per la sanità va creata sulla base di competenze non più condivise, ma per questo occorrerà modificare i Trattati istitutivi, e del programma Union4Health, forte di alcuni miliardi di euro compresi quelli del piano globale per la ricerca del vaccino.

Il salario minimo è “cosa buona e giusta” ed è di aiuto sia ai lavoratori che ai datori di lavoro. Dei primi va salvaguardata la dignità, dei secondi va garantita la difesa dal dumping sociale per agire in un quadro di concorrenza perfetta.

Il Green Deal del programma della Commissione resta la bussola su cui orientare anche l’azione del Recovery Fund. Circa il 40% dei fondi andrà finalizzata alla tutela ambientale in senso lato. L’obiettivo è di ridurre drasticamente le emissioni dannose entro il 2030 fino alla neutralità ecologica del 2050.

La digitalizzazione è il verbo cui dedicare altra consistente fetta del patrimonio Recovery. E qui una certa tinta ideologica copre l’obiettivo. Ne danno conto (vedi La repubblica del 19 settembre) Boeri e Perotti quando notano che i piani italiani di accesso al Recovery sono farciti di digitalizzazione anche nei casi in cui le riforme “analogiche”, e cioè di buona prassi, basterebbero ad aggiustare il tiro.

Di rilevante, nel discorso della Presidente, è la rivendicazione patriottica di riportare in Europa le banche dati che disseminiamo nel mondo: in Cina in primo luogo ma anche negli Stati Uniti. Il dominio sui social consente di accumulare dati personali a iosa sugli utenti europei.

E’ la versione sana del nazionalismo, non quello dei singoli stati, ma dell’Unione nel suo insieme. E’ l’Europa che, avendo rinunciato a scrivere la storia nel Novecento, prova a riscriverla in versione digitale nel XXI secolo.

Il New Migration Compact, il nuovo accordo sulle migrazioni, è ancora fumoso. Scottata dall’esperienza del predecessore Juncker, Ursula evita di dare i dettagli, preferisce proseguire i contatti sotterranei con gli stati membri prima di impegnare la Commissione.

I nodi sono noti: la protezione delle frontiere esterne, il principio del paese di primo approdo (regime ex Dublino), la redistribuzione dei flussi, i respingimenti per i non aventi diritto (ormai la maggioranza degli arrivi). In una parola: una politica migratoria su scala europea e non affidata alla buona (o cattiva) grazia degli stati membri.

Ed infine: Cipro e Grecia sono stati membri, possono contare sulla solidarietà dell’Unione nella disputa sulle acque con la Turchia. Le tensioni nel Mediterraneo meridionale, le novità nello scenario del Medio Oriente con l’accordo di Abramo, sono appena accennate. Sull’azione esterna dell’Unione occorrerà tornare con un discorso apposito. Non siamo l’ombelico del mondo, cerchiamo di non finire alla periferia.

di Cosimo Risi

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