Franceschini risponde a polemiche chiusure cinema e teatri: “Non capite gravità problema”

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Dopo il Dpcm con le nuove strette anti-Covid, “ho ricevuto molti appelli del mondo della cultura, ho letto proteste e ricevuto attacchi”. Lo ha detto il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini riferendosi alla chiusura di cinema e teatri. “E’ comprensibile ma ho l’impressione che non si sia percepita la gravità della crisi e i rischi del contagio in questo momento”, ha aggiunto Franceschini.

Piena responsabilità – Molti rappresentanti del mondo della cultura si sono lamentati perché il Ministro non avrebbe tutelato adeguatamente gli interessi della categoria che rappresenta, condannandola a una nuova, pesantissima battuta d’arresto dopo i primi segnali di ripresa, ma Franceschini rimanda al mittente le critiche e si assume la responsabilità del provvedimento: “Sarà il tempo a dire se saranno state scelte giuste o sbagliate ma questo era il momento di prendere decisioni: prima si interviene, prima si blocca la crescita esponenziale della curva”.

Sono lontani i tempi in cui, durante la prima ondata di Covid-19, molti commercianti avevano deciso di esporre sulle serrande delle proprie attività una cartello che indicava l’adesione all’ordinanza “Io resto a casa”. Le ultime disposizioni adottate dal governo per arginare l’aumento dei contagi delle ultime settimane, infatti, hanno generato un malcontento diffuso, proveniente soprattutto dal mondo della cultura, costretto ancora una volta a fermarsi.

E’ così che Antonio Mosticchio, titolare del cinema “Multiplex Sala Fasano” di Taviano, in Salento, ha deciso di non rispettare quanto imposto dal Dpcm che rimarrà in vigore fino al 24 novembre. “All’ingresso ho affisso un cartello con la scritta “Io resto aperto”: è una forma di disobbedienza civile per protesta contro questa chiusura che non ha senso, perché il cinema resta tra i luoghi più sicuri e controllati”, ha spiegato Antonio.
Limitare la mobilità – Il ministro poi chiarisce un aspetto fondamentale: “La chiusura non è stata legata a una scelta gerarchica di importanza tra le varie attività, sarebbe stato assurdo. L’esigenza è ridurre la mobilità delle persone. Mi impegno a far sì che la chiusura sia più breve possibile e tutelerò i lavoratori dello spettacolo meno conosciuti e visibili”.

L’appello a tv e star – In conclusione del videomessaggio, Franceschini si è rivolto direttamente alle reti televisive e alle star della cultura e dello spettacolo: “Ho scritto una lettere alle televisioni perché diano più spazio alla cultura e comprino spettacoli. Alle personalità di spicco chiedo di dare un contributo per il mantenimento della coesione sociale”.

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2 COMMENTI

  1. Se c’è una grande gravità del problema perché i musei stanno aperti ? Perché il calcio con tutti i suoi contatti baci e abbracci continuano? E mi fermo qui

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