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Virus Italia, scenario grave. Conte vuole arrivare al 9/11. ISS: “Non c’è tempo”

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L’epidemia peggiora e la fotografia che fa il monitoraggio settimanale della Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità è preoccupante.  L’Italia è in uno scenario di tipo 3 ma in evoluzione verso il 4. L’indice Rt, che calcola la capacità di replicazione dei contati “in Italia è a 1,7, ancora in crescita  – spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto –  Tutte le regioni sono sopra il valore Rt 1 e molte anche significativamente sopra, e questo è un elemento importante”.

Il monitoraggio della cabina di regia racconta, per il periodo dal 19 al 25 ottobre, di numeri sempre più negativi. Addirittura in certe regioni non si riesce nemmeno a raccoglierli al meglio, proprio per l’alta circolazione del virus. Secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità “11 regioni e Province autonome sono da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata e 8 sono classificate a rischio moderato con probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese”. Del gruppo maggiormente in difficoltà fanno parte Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Val d’Aosta, Veneto. A rischio moderato ci sono Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Umbria e nelle Province di Bolzano e Trento

In alcune regioni c’è già uno scenario compatibile con il 4, quello che in base al documento che indica le misure da prendere per prevenire e fronteggiare il Covid, per il quale è indicato il lockdown. In realtà il numero è inferiore a quello della settimana scorsa ma perché una parte delle amministrazioni locali, appunto, non hanno comunicato tutti i dati. Riguardo alla situazione nazionale, Brusaferro conferma che “è compatibile con lo scenario 3 verso lo scenario 4”.

Nel testo del monitoraggio si spiega ancora: “Sono necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui sistemi sanitari, comprese restrizioni di attività non essenziali e restrizioni della mobilità nonché l’attuazione della altre misure previste”, cioè quelle del documento appena citato. I cittadini sono invitati a rimanere a casa il più possibile. È “fondamentale” che lo facciano. Chi esce comunque deve fare attenzione al distanziamento, usare correttamente la mascherina e rispettare le misure igienico sanitarie. Le Regioni vengono invitate “nuovamente” ad analizzare il rischio, anche in determinate zone del loro territorio e a “considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio e sulla base delle linee di indirizzo” sempre del documento con il rischio.

Tra l’8 ottobre e l’1 ottobre l’Rt, il fattore di replicazione, dei casi sintomatici è stato 1,70. Nella maggior parte delle Regioni è superiore a 1,25. La Cabina di regina sottolinea che c’è stato un “peggioramento nella qualità dei dati” comunicati, sia se si valuta la tempestività che la completezza. “Questo può portare a una sottostima della velocità di trasmissione e del rischio”. Significativo è che scende la percentuale dei casi scoperti con il tracciamento. Sono solo il 19.2% del totale. Significa, come detto da più parti negli ultimi giorni, che questa attività è ormai saltata. I casi non riconducibili a catene di trasmissione note, cioè slegati dall’attività di tracing, sono ben 49.511 contro i 23.018 della settimana precedente. Aumentano anche i focolai attivi (sono 12.716 dei quali 3.573 nuovi). “Si conferma il prevalente ruolo di amplificazione dell’infezione svolto dall’ambito familiare/domiciliare (82,6% di tutti i focolai attivi), a cui si accompagnano focolai in ambito lavorativo (3,8%) e legati ad attività ricreative (2,5%)”. Sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in scolastico (sono il 3,8% di tutti i nuovi focolai).

Per la prima volta una regione ha superato la soglia critica dell’occupazione in aree mediche, che è del 40%. Si tratta della Val d’Aosta, che ha superato il 50%. Ci sono 15 regioni che superano le soglie critiche di terapia intensiva e aree mediche nel prossimo mese.

Brusaferro ribadisce che “l’epidemia sta crescendo significativamente nel nostro Paese, mediamente l’Italia ha 280 casi per 100 mila abitanti. Tutto il Paese è coinvolta nell’epidemia, quasi tutte le regioni hanno un numero significativo di casi ed è in crescita, dove più dove meno, non c’è regione dove il numero delle infezioni non sia in crescita. L’occupazione dei posti letto “è cresciuta e la tendenza è alla crescita, questo è un altro elemento importante. Sebbene possa sembrare che ci siano ancora dei margini per il superamento delle soglie e in alcune regioni è ancora così, dobbiamo guardarlo con grande attenzione perché l’obiettivo che tutti noi abbiamo è di continuare a garantire tutti i bisogni assistenziali”.

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