Il “potere” della pandemia e il narcisismo (di Giuseppe Fauceglia)

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L’impatto della seconda ondata del virus ha finito ancor di più per imporre un narcisismo generazionale pericoloso per la tenuta sociale. In questi giorni, in cui da più parti è stata evidenziata la diffusione esponenziale del Covid 19 e la accresciuta pericolosità della pandemia, abbiamo assistito alla calca di migliaia di persone sul lungomare della Campania, nelle strade dei centri storici, davanti agli aperitivi serviti nei bar alla moda.

In questo modo, non solo è stata definitivamente perduta quell’idea di “comunità” che era stata alla base del clima che ha caratterizzato il Paese tra il febbraio e il maggio scorsi, ma si è sviluppata una ideologia dell’egoismo capace di incidere sui rapporti familiari e non.

Questi giovani e meno giovani che, disinteressandosi della loro salute e quella dei loro familiari, hanno affollato con incoscienza le strade e le piazze, sono stati capaci di manifestare plasticamente che un “Aperol Soda” con gli amici è più importante della salute dei loro genitori o loro nonni. L’ossessività della ricerca del proprio benessere finisce per rompere gli argini della consapevolezza di essere “comunità”.

Sarebbe ingiusto, però, attribuire solo a questa cultura del narcisismo e della “solitudine” il potere distruttivo dell’idea di “comunità”, che pare rilevarsi nella seconda ondata del virus.

Responsabilità evidenti, che rendono l’individuo ancora più solo di fronte all’impatto devastante del virus, sono da attribuire al Governo centrale e alla Regioni: chi ha il difficile compito di guidare un Paese dovrebbe evitare ogni scelta, ogni parola di troppo che serva ad accrescere, anziché di sminuire, l’incertezza e, dunque, a rendere più percepibile il senso di solitudine del cittadino.

Abbiamo, in queste settimane, assistito ad un altrettanto pericoloso narcisismo istituzionale:  politici che pur di accrescere il loro consenso hanno contraddetto se stessi in poche ore; fenomeni da baraccone mediatico che diventano i baluardi contro il virus; medici e virologi che non solo si contraddicono violentemente tra di loro, ma finiscono ogni giorno per contraddire le loro stesse opinioni. Tutto questo in uno scaricabarile della coscienza, che si sviluppa nella litigiosità arricchita dalle differenze cromatiche cui siamo, ormai, rassegnati.

Giuseppe Fauceglia

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4 COMMENTI

  1. L’edonismo reaganiano è largamente sopravvissuto al presidente: siamo ridotti ad una cultura basata sulla fuffa mediatica che vari tipi di emittenti -politici, virologi, …- propinano a masse di ignoranti, che non distinguono più i Tg dalla pubblicità.

    Poi, qualcuno potrebbe pure andarsene in pensione a un certo punto.

  2. Siamo ignoranti, è, soprattutto, irrazionali. Tale demenza, non nasce , tanto, dalla paura, ma dalla consapevolezza, strana, di essere i paladini del mondo, da un lato, dall’altro, assumiamo atteggiamenti finto responsabili, scaricando ad altri, il nostro cattivo stile di vita. La contraddizione è così evidente, che adesso, i giovani, vengono additati, di essere portatori di virus, perchè non indossano le mascherine, e così via, mentre durante tutta l’estate, locali aperti e pieni all’inverosimile, politici che si sono divertiti in Sardegna, e all’estero, insieme ad altri personaggi noti della televisione. Discoteche che non si dovevano aprire, e sono state aperte. Le spiagge piene , senza nessun distanziamento, e così via. Non è una generazione che deve essere messa sotto accusa, ma una intera società, per il modo assurdo, ed ipocrita, in cui vive…

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