Scuola e DaD, la rabbia dei genitori: “Caricati di compiti in modo indecente”

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Mamme, padri, figli sull’orlo di una crisi di nervi. Il tema più spinoso in epoca Covid rimane la Scuola. Due versioni di latino in un giorno, dieci pagine di inglese, elaborati e verifiche scritte di scienze, storia e matematica. Tutto da consegnare entro la settimana, per via telematica. Compiti, compiti, tanti compiti. Ogni giorno, e con poco confronto con i compagni di classe o con i prof. “Così non va – storcono il naso i genitori – i nostri ragazzi sono carichi di lavoro”. Sulla didattica a distanza, del resto, il Miur è stato chiaro: deve essere agile e leggera, senza che rinunci a svolgere il suo importante compito educativo. Ma le associazioni dei genitori manifestano un po’ di preoccupazione, in tutta Italia e ovviamente a Salerno: “Sono caricati in modo indecente – come riporta all’Adnkronos Angela Nava Mambretti, presidente Coordinamento Genitori Democratici – andando avanti così perderemo una generazione come motivazione allo studio”.

Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano: “La scuola – ragiona Nava Mambretti – dovrebbe fermarsi e fare un momento di riflessione. Non si può applicare la stessa metodologia in presenza con la Dad. E’ cambiato solo il mezzo ma compiti e valutazioni si basano sugli stessi elementi. I più piccoli si concentrano su uno schermo in un numero di ore eccessivo. Fino all’anno scorso li dissuadevamo dall’uso dello schermo e ora li piazziamo lì davanti”. Colpa degli insegnanti? “Loro sanno di avere meno tempo ma non possono pensare che possano essere i bambini a supplire, con i compiti, la corsa verso il programma – rimarca Nava Mambretti -. Nessuno getta la croce sui prof., nessuno era preparato ma non possiamo pensare nell’emergenza di usare i vecchi meccanismi, il sistema è cambiato, va pensato qualcosa di nuovo”.

La sensazione di molti genitori, è proprio questa: che per raggiungere degli obiettivi in modo rapido, gli insegnanti stiano assegnando molti più compiti rispetto a prima: “Si sta chiedendo ancora di più ma la Dad non deve essere una pratica fine a sé stessa” spiega la presidente di Age, l’associazione italiana dei genitori, Rosaria D’Anna. La diatriba tra i tanti compiti a casa rispetto alle ore in presenza, sottolinea D’Anna “è sempre stata in atto, soprattutto da parte dei genitori”. Ma ora il sovraccarico si fa sentire di più “perché la giornata dei ragazzi si articola tra le lezioni al pc e i compiti pomeridiani, che vengono assegnati quotidianamente”. E se è vero che i compiti a casa hanno sempre fatto parte del programma scolastico, anche con le lezioni in presenza, “prima c’erano attività complementari come la musica e lo sport che scandivano gli intervalli” afferma la numero uno di Age.

Negli ultimi giorni, l’allarme arrivato all’attenzione dell’associazione non riguarda solo il fatto che la prolungata presenza davanti al pc possa sfiancare i più piccoli ma che dopo le videolezioni i compiti spesso siano “un surplus”. “La sensazione che hanno i ragazzi è che non si stacchi mai, soprattutto trascorrendo la giornata chiusi in casa – fa notare ancora D’Anna -. E’ un allarme da valutare anche rispetto all’aiuto da dare ai più piccoli. Molti di loro, non avendo i genitori in casa, perché non tutti hanno la fortuna di lavorare in smart working, possono avere difficoltà maggiori”.

Un altro problema, lamenta Age, è il mancato confronto con prof e i compagni di classe. “Lo abbiamo fatto presente tante volte – sottolinea D’Anna -. Il distanziamento sociale ha creato non pochi disagi, soprattutto per i bambini fragili che avevano bisogno di più supporto con la didattica in presenza. La Dad non può essere prolungata per troppo tempo ma quando cerchiamo di portare la questione all’attenzione ministeriale, a causa della pandemia, ci dicono che la salute è prioritaria”.

La situazione, fortunatamente, non è così ovunque. “Per molti studenti il sovraccarico di compiti è solo una sensazione – rimarca D’Anna -. Gli insegnanti devono svolgere il programma e raggiungere gli obiettivi scolastici anche con la Dad, ma c’è da dire che il sovraccarico a volte è una sensazione dei ragazzi che ora hanno la scuola in casa. E’ come se, senza alcun break o distrazione, non smettessero mai di studiare”.

Più che del carico lavorativo, i genitori sono preoccupati del carico emotivo: “Molti bambini e ragazzi lo stanno avvertendo – spiega D’Anna – soprattutto i più piccoli. Pensiamo a quelli che stanno imparando ora a leggere e scrivere. Si tratta di traguardi che si raggiungono con gli altri compagni, in serenità, in classe e questo non può essere sostituito da niente”.

A pesare sugli studenti non sono solo i compiti ma anche la complessità della Dad “che crea un forte disagio ai nostri ragazzi” rimarca Antonio Affinita, direttore generale del Moige. “Non è un approccio di didattica, è una didattica di emergenza, integrativa – sottolinea -. La Dad è un nome troppo nobile per parlare di didattica, direi che si tratta di tentativi di didattica. I docenti non sono stati formati adeguatamente e da parte loro riscontriamo grandi difficoltà”.

Per non parlare delle famiglie più povere: “Non hanno gli strumenti tecnici per collegarsi bene, sia in termini di connessione sia in termini di hardware – conclude Affinita -. Il nostro auspicio è che si torni quanto prima a una didattica frontale. La fascia dei ragazzi, peraltro, è quella meno esposta al virus. Ci auguriamo che riprendano presto i patti di comunità, cioè la connessione tra scuola paritaria e a gestione statale. Entrambe fanno parte del sistema di scuola pubblica. Chiudere è la via più rapida ma inefficiente per i nostri figli”. E per non parlare delle schede mandate on line da stampare e compilare. Le abitazioni si stanno trasformando in cartolerie.

Fonte Adnkronos

 

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20 COMMENTI

  1. Quando ero ragazzo i miei genitori erano contenti quando ci davano tanti compiti per casa. Si andava a scuola fino al sabato, non come i principini delle elementari Vicinanza-media Pirro-liceo Tasso di oggi. La domenica si studiava, se era necessario. Prima delle interrogazioni ci si svegliava alle 6.30 per il ripasso. Il cuore batteva in gola, le mani sudavano, la lingua diventava di cartone nel tragitto tra casa e scuola. Soprattutto a primavera, quando venivamo svegliati di soprassalto dal verso delle rondini. Quei versi dei migratori erano il segnale che la scuola stava finendo e chi non aveva studiato abbastanza, o semplicemente aveva sbagliato un compito e un’interrogazione, non veniva promosso. i genitori non facevano i sindacalisti dei figli, ma ci davano “il resto” a casa se sbagliavamo a scuola.

  2. Gino di tacchino approvo tutto ciò che hai scritto. Giustissima la tua analisi. Oggi viziati e i genitori sempre a difenderli. Ai nostri tempi se venivi promosso nessun bravo ma hai fatto il tuo dovere. Senza contare che oggi i genitori credono che i loro figli sono perfetti bravi i più intelligenti e non sbagliano mai. La colpa è di questi genitori incapaci.

  3. Bravo di tacchio, i figli di oggi sono superprotetti .. non è mai colpa dei ragazzi ma dei professori o al massimo del sistema o dei compagni che li deviano…però sono contenti che vedono cacate come il grande fratello e simili…vogliono che vadano a scuola per essere liberi di uscire e i troppi compiti significa lavoro per loro per stargli accanto…ma ore su Facebook si passano volentieri

  4. Grande Gino sono pienamente in sintonia con le tue parole. Genitori rovina totale di questa generazione.

  5. Concordo pienamente, i problemi sono iniziati quando genitori inetti e incapaci di educare i propri figli sono entrati nelle scuole.

  6. Concordo pienamente.
    Il problema è nato quando genitori incapaci di educare i propri figli sono diventati insegnanti che dovrebbero educare i figli degli altri.
    Professori esauriti psicologicamente perché entrati a lavorare solo per la pensione, non hanno niente a che fare con i professori degli anni 70-80 che credevano in quel che facevano.
    Guardate i video di professori che sclerano on-line… neanche nelle cliniche psichiatriche si vedono scene simili.
    E ovvio che i ragazzi non li riconoscono come esempi da seguire e li prendono in giro. Quelli che subiscono sono sempre i più fragili che vengono martorizzati

  7. Ho 67 anni però tutto questo livore verso i ragazzi di oggi mi sembra eccessivo, sembriamo una generazioni di frustrati ai quali fa piacere vedere i ragazzi di oggi oberati di compiti inutili se dati come equivalenti al lavoro non fatto in presenza.

  8. MA FINITELA, I RAGAZZI OGGI DOPO LA SCUOLA DEVONO STARE LIBERI DI FARE VITA SOCIALE, IL NOSTRO SISTEMA SCUOLA E’ VERGOGNOSO, INFORMATEVI IN ALTRI PAESI COME FANNO. DOPO LA SCUOLA C’E’ LO SPORT, LA MUSICA LA FAMIGLIA E TANTO ALTRO. TUTTI PROFESSORI SENZA SAPERE COSA DITE. PARLATE CON I RAGAZZI PRIMA DI DIRE COSE SENZA SENSO.

  9. Il sistema scolastico italiano è cosi! Il pomeriggio si studia, così come facevamo noi anni fa… Quadro della situazione attuale: ragazzi superprotetti dai genitori e docenti psicologicamente fragili ed esausti. Purtroppo è così e questa situazione rappresenta benissimo la società in cui viviamo. Gli attuali genitori passano giornate intere al lavoro (per chi sta nel privato), hanno poco tempo libero e vivono una vita frenetica per poter conciliare famiglia, lavoro e svago. Si è sempre meno felici e più frustrati perché viviamo in una società basata sull’apparenza, sul culto dell’immagine, sull’esaltazione del divertimento e dello sballo. D’altra parte i docenti sono in gran parte persone stanche e provate dalla vita, dopo anni passati a studiare per abilitarsi, anni di gavetta tra una supplenza e l’altra; sono più fragili psicologicamente dei vecchi prof perché è più difficile gestire gli attuali alunni. Oggi un docente deve essere anche un buon intrattenitore, deve stare attento a non far annoiare i ragazzi, ha su di sé una marea di responsabilità, in vigilando e in educando, e poi deve mediare coi genitori… Chi dice che si assegnano troppi compiti, chi dice che, invece, sono troppo pochi. Oramai tutti sono opinionisti e tutti pretendono di avere ragione. Quest’è

  10. A Gino di tacchino e degni compari mandali a lavorare i bambini invece di fare prediche non ti piace la vicinanza non sono cazzi tuoi capito

  11. Mio figlio non può stare tutte queste ore davanti allo schermo. La scuola deve capire che oltre alla dad i figli hanno diritto a fortnite, fifa2021 e tik tok. Ci vorrebbe un giusto compromesso.

  12. bravo Gino di tacchio, purtroppo di gente per bene come Lei nei commenti di questo forum c’è anche tanta melma

  13. Mi sono diplomata al De Sanctis nel 2008 e , specialmente negli ultimi tre anni, noi studenti venivamo caricati di talmente da tanti compiti a casa che, se iniziavi alle 14:00, finivi come minimo alle 22:00 (io,poi, ero lenta e finivo sempre alle 23:00).

    Avevamo versioni di latino e greco che dovevamo imparare a memoria perché nelle interrogazioni dovevi dimostrare di saper tradurre senza guardare dal quaderno.

    Di storia e filosofia assegnavano minimo otto-dieci pagine da studiare al giorno (a volte pure 20).

    Di letteratura volevano sapere talmente tante cose della vita di ogni autore che se facevi un interrogazione perfetta e non ti ricordavi il nome della moglie di Dante (Gemma Donati) ti abbassavano il voto da 8 a 7.

    Per non parlare dei compiti in classe.
    Spesso ne capitavano due lo stesso giorno (tipo versione di greco e compito di letteratura inglese) insieme ad altre interrogazioni.

    La mia famiglia, poi, era sempre dalla parte dei prof.
    Se prendevo un brutto voto voleva dire che o “non ero stata attenta in classe”o “avevo studiato poco (o male)” .

    Se prendevo un bel voto (tipo 8 o 9 , perché 6 e 7 erano voti “normali”) nessuno mi faceva feste, se dicevano “brava” era già tanto.

    Come dice anche Gino di Tacchio, il sabato si andava a scuola e la domenica si studiava (e si studiava anche più del solito perché serviva per “anticiparsi” i compiti degli altri giorni dato che ogni giorno, sabato compreso, avevamo o cinque o sei ore di lezione. C’era pure un giorno in cui avevamo una materia diversa ogni ora. Non sapete quanto fosse pesante avere 5 o 6 materie diverse tutte lo stesso giorno, specialmente durante il periodo delle interrogazioni, che non potevi sempre “programmarti” perché alcuni prof non lo accettavano. Per loro dovevi essere sempre preparato.)

    I professori “scleravano” anche allora (molti erano pure molto anziani e, quindi, era comprensibile) ma noi studenti non potevamo permetterci di dire niente altrimenti o chiamavano i genitori (che ti finivano di “distruggere” a casa a suon di ramanzine) o ti mandavano dal Preside.

    Ricordo anche che non c’erano tutte queste feste e ponti che ci sono oggi.

    A carnevale, per stare a casa solo il martedì, dovevamo convincere i professori per avere l’assenza giustificata (come “giorno di riflessione a casa”) ma non sempre ci riuscivamo.

    Ho sentito che adesso certe scuole danno come giorno di vacanza anche la festa del papà cosa che ai miei tempi non è mai successa (avevo dei compagni di nome Giuseppe che portavano sempre i dolci, quindi mi ricordo bene).

    Le feste di Natale cominciavano il 22 dicembre e il 7 gennaio ( a meno che non fosse sabato o domenica) si ritornava subito in classe per affrontare le interrogazioni e le verifiche di fine primo quadrimestre (il periodo più brutto dell’anno scolastico dopo maggio).

    Questa era la scuola (o, almeno , il de sanctis) fino a poco più di 10 anni fa.

    Cari ragazzi di oggi, di che vi lamentate?

  14. Il problema di oggi è che si lamentano più i genitori dei figli, perché se devono aiutarli a fare i compiti non possono navigare su internet, passare tempo su Facebook e Tik Tok

  15. Cara 1990, anche io ho fatto il De Sanctis, venti anni prima. Ok era quasi come hai raccontato tu, ma a differenza tua e di Gino di Cacchio io non amo gli eccessi e sogno per i miei figli una scuola seria ma non oppressiva . Che insegni a pensare, non a obbedire. Ad avere speranze, non ad avere paura. Auguri comunque .

  16. E io mica ho detto che amavo quel tipo di vita?

    Nemmeno io amo gli eccessi e anche ai miei tempi ci lamentavamo dei troppi compiti, ecc.. ma noi non avevamo i nostri genitori che ci spalleggiavano e la situazione era molto peggio di ora.
    Non credo che oggi ci siano ancora professori che vogliono che ti impari le versioni a memoria perchè non vogliono vederti leggere dal quaderno durante le interrogazioni.

    Invece di lamentarsi su Salerno notizie, perchè non scrivono al ministro dell’ istruzione o a qualcuno di competente?

    L’unica cosa sconcertante che i prof stanno facendo in queste lezioni online sono le interrogazioni bendati, il resto mi sembra normale amministrazione.

  17. La pandemia ha portato per tutti alla luce la situazione delle scuole a Salerno città.
    Arrivare ad avere la cattedra a Salerno, per i professori, è un traguardo lungo e doloroso. Dopo una gavetta fatta di supplenze, incarichi al nord, e impegni nelle aree disagiate, i professori arrivano, quando ormai hanno 55-65 anni, ad avere il loro agognato incarico a Salerno città.
    Per cui, i blasonati licei e istituti tecnici di Salerno, quali Tasso, Da Procida, Focaccia, Da Vinci ecc. Ecc. hanno la classe docente più anziana e stanca della Provincia.
    Ma poichè sono frequentati dai figli della “Salerno-bene”, nessuno osa dire che sono scuole scadenti, con professori che di fronte a tali genitori, si pronano facilmente, proteggendo i famosi pargoletti, di cui agli altri commenti sopra.
    I dirigenti scolastici, a loro volta, impotenti e per la maggior parte incapaci, possono solo barcamenarsi tra le denunce del professionista, a cui hanno offeso il principino, e i professori che credono di aver già dato e non puoi più chiedere niente.
    Alla fine avremo i futuri dirigenti (per raccomandazione o discendenza) che rovineranno, ancora di più, questa città e questo paese. In compenso qualche professore si è fatto amico qualche dottore, avvocato, ingegnere o politico perché anche lui, “poverino”, ha famiglia!

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