Attore e Pubblico (di Claudio Tortora)

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A volte, entrando in un teatro, un interrogativo mi assale: quanta voglia ha un attore di essere spettatore e quanto uno spettatore di essere attore?

Il primo, l’attore, questo compito lo assolve spesso e si diverte tanto a farsi osservare, a mostrarsi, ad interessarsi a chi lo osserva con impegno, spesso indugiando su eventuali possibili momenti che il suo talento gli offre.

Il secondo, invece, lo spettatore, asseconda tutto questo plaudendo, sorridendo o annuendo, a questa o a quella battuta o gag. Il tutto, insomma, è un gioco divertente, dove molto spesso l’uno, l’attore, vorrebbe diventare l’altro, cioè spettatore, magari per osservare, plaudire le proprie capacità o per stupirsi della propria bravura.

E, viceversa, l’altro, lo spettatore, vorrebbe diventare attore per essere a sua volta pronto a ricevere il consenso, l’applauso e via dicendo.

Tutto questo è nelle regole del gioco che, ahimè, si ferma quando una delle due parti, tra virgolette, contendenti, ha come unica mira l’esibizionismo fine a se stesso. Ed allora la confusione è totale e potrà accadere che l’attore si autocelebra e lo spettatore si mostra e, ci sarà, una vera gara di esibizionismo, dove il teatro cade, giace e muore.

E sulla lapide di quel momento, qualcuno scriverà : Qui cadde il teatro, sotto i colpi inferti dal protagonismo dei fessi! Il protagonismo dei fessi è una delle cose che odio, come odio la superficialità nell’osservare quello che ci circonda, l’insensibilità precostituita, l’egoismo a pieno ritmo, si scontrano con chi invece vive con il sentimento, la sensibilità.

Ecco, io definisco sensibile una persona che magari non cammina più perchè pensa a tutte le formiche che potrebbe uccidere.

Incredibile, viceversa, è quello che va avanti ed indietro per ucciderle tutte… Questa in fondo è la diversità tra l’uomo sensibile  e l’arrivista, tra il modesto ed il presuntuoso e perché no, in questo momento, tra il cittadino e la politica.

Questo forse è in sintesi la grande malinconia, che ci pervade in quest’ultimo periodo ,dove ci sentiamo tutti più soli e confusi  e siamo attore e pubblico nello stesso tempo, che assistono ad una messa in scena moto spesso  di basso profilo.

Meno male che c’è il teatro (in questo momento assente causa Covid) .Li certamente possiamo ancora sognare ed emozionarci ,ma soprattutto dimenticare ,per qualche ora, la realtà che ci circonda.

di Claudio Tortora

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