Pensioni, cosa cambia nel 2021: tutte le novità

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Niente rivoluzioni per il sistema previdenziale dall’ultima legge di bilancio. Dall’importo dell’assegno pensionistico – che cambierà di pochi euro – alle misure che seguiranno l’estinzione di Quota 100, ecco cosa cambierà nei prossimi dodici mesi.

La Legge di Bilancio 2021 ha confermato le misure di accesso flessibile al pensionamento anticipato prima dell’età anagrafica di 67 anni, attualmente previsto dall’ordinamento in ragione dell’aumento della speranza di vita. L’innalzamento dell’età pensionabile era stato previsto dalla legge Fornero

Le nuove misure si rendono necessarie per sostituire la “Quota 100”, in scadenza entro la fine del 2022 e non rifinanziata. Per tutto il 2021 potrà andare in pensione chi ha 62 anni e un minimo di 38 anni di contributi. Chi raggiungerà i requisiti entro il 31 dicembre, acquisirà il diritto a lasciare il lavoro anche in data successiva, cristallizzando, cioè, il diritto alla pensione

Alla prestazione non può accedere il personale appartenente alle Forze armate, il personale delle forze di Polizia e di Polizia penitenziaria, il personale operativo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco e il personale della Guardia di finanza. A loro continuano ad essere applicati i requisiti previdenziali più favorevoli previsti dalla normativa del 1997

Per rafforzare l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani, per la pensione “Quota 100” è stato ripristinato il divieto di cumulo tra reddito da lavoro (prodotto anche all’estero) e pensione, sino al raggiungimento dell’età di vecchiaia (67 anni)

Confermata la proroga per tutto il 2021 di “Opzione donna”, il meccanismo che permette alle donne lavoratrici di ritirarsi, con un minimo di 35 anni di contribuzione a 58 anni (59 le autonome)

La condizione di accesso prevede di accettare il calcolo della rendita con il metodo “contributivo”, decisamente meno vantaggioso di quello “retributivo”

La riduzione dell’assegno pensionistico che ne deriva oscilla tra il 20 e il 30%, quota che resterà fissa per tutta la vita

I tagli vengono eseguiti a seconda dell’età della lavoratrice e delle caratteristiche della sua carriera, retribuzione e anzianità contributiva. Una carriera anticipata sarà favorita

Chi utilizza “Opzione Donna” dovrà attendere 12 mesi, che salgono a 18 mesi per le autonome, per ricevere l’assegno pensionistico

Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha spiegato che l’Ape Sociale è stata prorogata di un altro anno. Si tratta di una prepensione assistenziale che si può ottenere a partire dai 63 anni, riferita ad alcune categorie che si trovano in condizioni di disagio. Non supera l’importo massimo mensile di 1.500 euro

Per accedere a questa misura bisogna dimostrare di star assistendo un parente di primo grado con handicap grave (oltre ad avere almeno 30 anni di anzianità contributiva), oppure che abbia una condizione riconosciuta di invalidità o abbia un’anzianità contributiva di almeno 36 anni

Può anche accedere chi è lavoratore dipendente e, al momento della decorrenza dell’indennità, svolga da almeno 7 anni negli ultimi 10 o almeno 6 anni negli ultimi 7 attività per le quali è richiesto un impegno difficoltoso e rischioso, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante

Chi ha raggiunto tutti i requisiti richiesti dal sistema previdenziale, secondo l’attuale normativa, può andarsene in pensione utilizzando la normale strada della pensione di vecchiaia. Dal 1° gennaio 2019 può accedere alla pensione chi ha 67 anni e almeno 20 anni di contributi versati. Sarà così anche dal 1° gennaio 2021

Il prossimo anno gli assegni delle pensioni dell’Inps resteranno fermi, per via dell’andamento negativo dell’inflazione nei primi tre trimestri del 2020

Come di consueto il decreto ministeriale fissa in misura definitiva il tasso di adeguamento all’inflazione dei trattamenti erogati nell’anno 2020 rispetto al 2019 e indica, in via previsionale, la misura dell’inflazione da applicare dal 2021 rispetto all’anno appena terminato

Si è registrata una rivalutazione pari allo 0,5% contro il dato previsionale dello 0,4%. Il decreto ha fissato allo 0,0% il tasso previsionale di inflazione da applicare sulle pensioni dal 1° gennaio 2021

Nonostante l’andamento negativo dell’inflazione dal 1° gennaio 2020, gli assegni subiranno un conguaglio a credito dello 0,1% rispetto all’importo in godimento al 31 dicembre 2019

A gennaio verrà attribuito un importo una tantum per recuperare la minore indicizzazione concessa provvisoriamente ad inizio anno rispetto al dato definitivo appena certificato (0,5% contro lo 0,4% per l’appunto)

Così i pensionati vedranno nel proprio assegno mensile una differenza in più di uno o due euro lordi, con un conguaglio una tantum a gennaio che andrà dai 10 ai 26 euro per recuperare la minore rivalutazione dell’anno 2020

Questo limitatissimo aumento avrà ripercussioni anche negli anni successivi, dato che la base del rateo di pensione su cui ogni anno si applica la perequazione risulta ogni anno inferiore

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