Il rimbambimento dell’eterno presente (di Giuseppe Fauceglia)

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Gli italiani restano un popolo che ha memoria corta. Anzi, è assolutamente privo di memoria, se non quella collegata al pettegolezzo paesano, allo scambio di complice assenso su scappatelle coniugali ed altri casi minori, ricordati nelle serate tra amici. Non vi è nessuna traccia di memoria storica o civica !!

In questi giorni, che hanno dimostrato l’inconsapevolezza e l’analfabetismo della maggior parte della classe politica, nessuno ha ricordato che l’on. Luigi Di Maio, con l’intero movimento 5stelle, guidato da un comico d’eccezione, solo un anno fa aveva infierito contro i voltagabbana, i traditori dell’elettore medio ed incazzato, sì da proporre una delle tante inutili scemenze incostituzionali, il c.d. “vincolo di mandato”.

Chi voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ignorava che per raggiungere lo stesso risultato sarebbe stata possibile la riforma dei regolamenti di Camera e Senato, senza toccare i principi costituzionali.

L’analfabetismo istituzionale era perfettamente funzionale al rumore che producevano quelle inutili parole nell’addormentata opinione pubblica.  Come tutti ora dimenticano, quelle proposte dopo l’ingresso del movimento 5stelle nel Governo vennero abbandonate, non erano più funzionali alla conservazione del potere.

Pochi mesi dopo, e con la medesima faccia tosta, gli stessi soggetti si presentano in Parlamento per ottenere il voto di fiducia degli stessi voltagabbana da loro condannati, ora, invece, evocati come responsabili, costruttori o volenterosi. Si spera, addirittura, di poter da vita ad un nuovo partito politico, che raccolga quel variopinto personale politico che ha votato la fiducia, del quale immagino già il nome, “Gli scappati di casa” (politica).

Che schiaffo alla storia !!! Nel gennaio del 1921, nasceva a Livorno un partito che avrebbe influenzato la vita politica italiana, almeno sino al sopraggiungere del suo lontano erede il PD, “animula vagula blandula”, ora guidato da un Segretario con il cognome del suo più noto fratello attore.

In definitiva, possiamo solo guardare stupiti a questa evoluzione, consapevoli che l’evoluzione resta pur sempre un dato positivo nella specie mammifera. Del resto, anche gli uomini delle caverne hanno conosciuto un’evoluzione, che ha consentito loro di essere, dappoi, gli uomini delle palafitte.

Sul tema, esaminando le figure ed il curriculum dei responsabili, bisogna subito notare che le loro fortune politiche, in questo sistema elettorale, sono esclusivamente dovute a Silvio Berlusconi. Senza la sua spinta forte e decisa, la senatrice Maria Rosaria Rossi, definita dalla stampa la “badante di Berlusconi”, non avrebbe mai potuto occupare quel posto; e così, senza l’appoggio di Forza Italia, la senatrice Lonardo, coniugata Mastella, sarebbe rimasta a Benevento a fare da supporto, anche psicologico, al marito, Sindaco della città.

Per non parlare dell’on. Polverini, che ha solcato tutti i mari della politica ed approdato in ogni porto ritenuto utile per evitare il naufragio. Su altro versante, poi, si colloca la vicenda, soprattutto umana, del sen. Lello Ciampolillo, il quale ha dichiarato che il suo sogno (non però quello degli italiani che ancora hanno un briciolo di saggezza !! ) è quello di ricoprire l’incarico di Ministro dell’Agricoltura o, almeno, di Sottosegretario del Ministero della Salute (magari, al posto del competente e stimato Vice Ministro dott. Sileri !!).

Avendo letto le dichiarazioni e gli interventi del Ciampolillo, immagino già il programma: “niente vaccino anticovid ( è un convinto No Vax), anche perché da negazionista afferma che “il covid non esiste” (ha dichiarato, infatti, che si conteggiano nei morti da covid anche le vittime degli incidenti statali); “divieto di bere il latte, perché chi lo beve è colpevole di omicidio o di lesioni gravi alle mucche” (il nostro è non solo, legittimamente, vegano, ma vuole imporre a tutti di esserlo); “la xylella (malattia dell’olivo) può essere curata con il sapone” (scoperta che meriterebbe addirittura il premio Nobel).

Questo è il panorama umano e culturale che caratterizza il nostro Parlamento, conseguente alle scelte che gli italiani hanno compiuto.

Sono rimasto sgomento nell’apprendere che il Senato, quello che dovrebbe essere il ramo più nobile del Parlamento, abbia deciso di dedicare pochissimi minuti alla commemorazione del sen. Umberto Macaluso, da qualche giorno venuto a mancare.

Scommetto che la maggior parte dei nuovi senatori, gli stessi oggetto di attenzione nel mercato che in questi giorni siamo stati costretti ad assistere, non conoscono affatto chi era Macaluso, il suo impegno da “comunista libero” per una giustizia giusta e in difesa delle garanzie costituzionali, la sua attività di giovane sindacalista nella Sicilia sconvolta dalla strage di Portella della Ginestra, i suoi scritti acuti e puntuali, il suo ruolo in una partito di massa e dalle solide fondamenta culturali (qual era il PCI, il lontano e dimenticato parente dell’ attuale anemico PD). La loro cultura si limita ad un messaggio buono per un tweet, che resta il segno dell’ impegno istituzionale di molti parlamentari e della loro capacità di approfondimento.

Parlare di Macaluso, come ha ricordato Mattia Feltri su “La Stampa”, forse sarebbe potuto servire agli oscuri eletti per comprendere la sacralità del posto in cui siedono per una sfacciata fortuna e in cui sopravvivono, grazie a transfughi della varie specie in attesa di poltrone, per abbandonare il ringhio feroce delle loro scemenze che gli  smemorati italiani amano apprendere.

Giuseppe Fauceglia

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22 COMMENTI

  1. Dott. Fauceglia, le sue riflessioni, se da una parte deprimono, dall’altra inducono a riflettere il lettore che ha pazienza di seguirle. Da salernitano stagionato qual sono, mi fa tornare indietro ai miei anni universitari intorno al 68, le passeggiate serali con gli amici sul corso, dove l’argomento quasi esclusivo di accesi confronti tra noi era la politica. Tale argomento, nella testa e nelle parole dei giovani attuali è, piuttosto carente e la politica e le relative scelte ideologiche sono declassati ad argomenti di scarsa importanza. Manca cioè la percezione che dalla scelta della classe politica non si decida in quale paese vivremo . Purtroppo la figura del ruolo del politico come rappresentante diretto del cittadino (generalmente scelto tra a migliore intellighenzia del Paese) è andata sempre più sbiadendo da titolo onorifico e servitore dello Stato (ONOREVOLE!) a vera e propria professione economica. Conseguentemente le motivazioni dell’eletto sono passate dall’essere l’esecutore della volontà dell’elettore alla salvaguardia del proseguimento della propria carriera. Purtroppo potenti fattori spingono l’individuo in questa direzione: il ruolo di privilegiato, di essere più uguale degli altri anche di fronte la legge, il forte ritorno economico per il conto personale, il potere, ossia aver sostituito i Santi nelle invocazioni dei numerosi petulanti. Ma come scegliere dunque soggetti che dovrebbero subire di meno il fascino di questi meravigliosi vantaggi? Escludiamo il sistema di reclutamento attuale, basato nella migliore delle ipotesi, sulle preferenze, che dà adito generalmente al “do ut des” con l’elettore, escludiamo il sondaggio on line, perchè è troppo facile comprare i Like nel popolo web, che sceglierebbe per passaparola illustri sconosciuti senza arte nè parte, cosa resta? Una selezione dei candidati per titoli di studio e di carriera, come in un grande concorso? Ma anche qui si sa bene che i titoli si acquisiscono non solo per studi seri, ma sono anche acquistabili sul mercato dell’ illegalità borderline, e anche la carriera può essere frutto di una spintarella e non vero valore. Comunque la giri un gran casino.

  2. L analisi del Prof. Fauceglia e anche di piemme e ben articolata, ma si basa su fondamenti errati.Vediamo perche.Siamo in una fase di emergenza mondiale con in gioco oltre 200 miliardi, come prima tranche, per la ripresa economica e per l investimento infrastrutturale del nostro paese.Che facciamo i puristi andiamo ad elezioni e perdiamo tempo, magari per eleggere la meloni o salvini come primi.ministri cosi ci allontaniamo definitivamente dall Europa per carita.Il punto Prof Fauceglia e caro piemme che l analisi storico politica del nostro paese dovrebbe partire dal 1945 e non dal 2015.Io non mi sono dimenticato i governicchi democristiani che duravano 6 mesi i salti della quaglia da un corrente dc all altra le scissioni lo scandalo banco ambrosiano , le dimissioni del presidente Leone, i depistaggi sulle stragi , il patto mafie stato vedi trasmissione report ed omicidio Borsellino.Tutto ad un tratto questi sono i voltagabbana e non i vecchi notabili dc che passavano da una sponda all altra.Sicuramente meno litigiosi piu colti piu preparati , ma la sostanza non cambia. Persi decine di anni con i soliti problemi.Nel 1968 vengono piazzate bombe con morti a Milano poi a Roma,uccidono Bob kennedy e Martin Luther King , il nostro paese rischia di essere oggetto di manovre eversive e che facciamo rimpiangiamo quegli anni bui.L italiano non ha la memoria corta l avete voi caro piemme e caro Prof.Fauceglia

  3. Analizzerei piuttosto, lo stato di continua precarietà, insicurezze e irresponsabilità, che queste legge elettorali hanno provocato e provocano, a chi avvantaggia. Leggi elettorali non approvate, certo, dai “scappati di casa”.
    Primo vantaggio: la classe politica non si rinnova e con il rinfaccio continuo delle responsabilità, si allinea solo esclusivamente sul mantenimento del potere;
    Secondo vantaggio: il blocco burocratico-statale, nella giungla delle leggi, regolamenti,direttive e roba varia, sguazza con corruzione e improduttività;
    Terzo vantaggio: la malavita, mafia, camorra e piccoli evasori vivono nel loro brodo esistenziale;
    Quarto vantaggio: gli organi di informazioni vengono, in vari modi, foraggiati per distrarre e depistare dai veri problemi.

    Per giudicare la grandezza e la serietà di un professore o di un politico non va valutato quello che ha detto o quello che ha fatto ma, occorre valutare quello che dicono e fanno i suoi alunni e suoi eredi politici.
    Se bocciamo la classe politica attuale è perché, i vari “Macaluso” hanno predicato bene ma, seminato male!

    Chi vuole questo stato di precarietà appartiene a chi ne ha i suddetti vantaggi e quando, c’è l’odore dei soldi in arrivo,…si scatena l’inferno

    Chi insiste nell’andare alle elezioni lo fa per questo.

    Io sono per …vediamo questi stupidi dove vogliono arrivare e se sono in grado di resistere alle varie sirene incantatrici.

    E poi giudicheremo se sono scappati da casa o se è ora che, qualche Melone, Salvino, Renzo o Berluscone …se ne torni a casa.

  4. sono daccordo con lei professore.
    -da quando il PCI si è suicidato c’è stato un proliferare di partiti e partitini che sono serviti solo a veicolare il trasformismo l’arrivismo e l’individualismo del politico medio.
    senza ideali.
    -tutto condito da una informazione prezzolata che ha soppresso lo spirito critico ed innalzato il pensiero unico a verità assoluta.
    questi sono i due fattori (secondo me) alla base dello stato in cui ci troviamo adesso e che lei ha ben descritto.

  5. Scusi, ma la riforma dei regolamenti non sarebbe stata lo stesso incostituzionale? Il vincolo di mandato fu eretto a difesa della libertà, se vogliamo è una misura antifascista: ma se la misura può essere bypassata dai regolamenti riformati, allora la Costituzione è carta straccia.

    Macaluso non si chiamava Umberto, comunque, ma Emanuele.

    Il partito è anemico per una serie di ragioni storiche: Berlinguer si sganciò dall’orbita sovietica molto prima della caduta del muro di Berlino. Ricordo una storica trasmissione televisiva in cui ebbe il coraggio di andare a dire che la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre si era esaurita: fu deflagrante come Fantozzi con la famosa corazzata, anche di più. Lo stesso fece andandolo a dire direttamente ai sovietici, ricevendo il gelo, dopo un tentativo di attentato andato fallito, peraltro. Ma s’è fatta una gran confusione: il Berlinguer del compromesso storico non avrebbe mai voluto un partito trasformato in un comitato elettorale permanente. Ma è successo questo: che alla caduta delle ideologie, alcuni contenuti ideali di base sono rimasti, ma in pratica sono cambiati gli interlocutori: finita l’era industriale, ecc., il target del partito non potevano essere i pochi intellettuali rimasti in giro, che avrebbero votato per ideale e finirono nella pletora di partiti di sinistra che si formarono alla sinistra dei DS. Il target doveva essere l’elettore del centro, una massa enorme di persone moderate, mai compiutamente ideologizzate, mai completamente comunista, mai completamente fascista, mai completamente liberale.

    L’anemico italiano medio è il target dell’anemico partito (e non solo: c’è un grandissimo centro a cui tutti mirano, anche quelli che si travestono da razzisti e sembra che parlino papale papale)

  6. Per radical chic il PCI si era già suicidato negli anni 70 con il compromesso storico, e le scissioni già c’erano in quel periodo , vedi PSIUP, IL MANIFESTO, DEMOCRAZIA PROLETARIA, DEMOCRAZIA NAZIONALE A DESTRA, senza contare correnti e correntine che popolavano non solo la DC, ma anche altri partiti. E’ l’informazione? Ma cia siamo dimenticati tutte le bugie dei telegiornali, l’arresto di Pinelli, considerato l’autore della bomba alla Banca Nazionale dell Agricoltura a Milano e poi tutto si è sgonfiato , senza contare l’incidente di Ustica, e depistaggi a tutta forza. abbiamo il coraggio di dire che questa è l’eredita di una classe politica che per decine di anni ha gestito il potere senza risolvere i problemi. Dobbiamo ringraziare, certo, il senso di responsabilità che hanno avuto i partiti, pur logorati all’interno da logiche assurde, se non siamo andati ad una deriva autoritaria. Ma i fatti parlano chiaro schiavi di una ideologia assurda che ha generato un periodo assurdo. Preferisco questa epoca più confusionaria, un po populista, ma vedi la globalizzazione, non si possono più nascondere certe cose perchè le notizie corrono su internet. Salvo, come in alcune dittature, non chiudi i canali web.

  7. Ma quali dittature: il presidente di uno stato perde alle elezioni sonoramente, dopo aver inventato di sana pianta l’esistenza di brogli mai dimostrati. A un certo punto, giacché è violento poiché inneggia alla rivolta, gli chiudono i social. E questo sarebbe dittatura? Io la chiamo responsabilità.

    E comunque le notizie che corrono su Internet si devono anche saper leggere, non è che qualunque corbelleria viaggia in rete, poiché viaggia libera, allora è anche vera. La libertà non implica minimamente la veridicità della fonte, su Internet chiunque può sparare scemenze, anche molto credibili, per carità, ma anche pericolosamente false, inducendo milioni di persone in errore.

    Diciamocela tutta: alla fine, siamo ridotti ad un popolo di analfabeti che non è dotato degli strumenti culturali per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Non sappiamo cos’è il metodo scientifico. Siamo diffidenti rispetto a cose di cui non sappiamo nulla: non potremmo nemmeno essere diffidenti perché non sappiamo di cosa parliamo, ma per ottenere un po’ di endorfina tramite qualche like, opiniamo su tutto lo scibile umano, un giorno siamo virologi, domani esperti di economia, dopodomani chissà.

    Ma come vogliamo progredire?

  8. Dai commenti che leggo, sicuramente provenienti da persone avanti con gli anni, capisco che c’è nostalgia dei tempi ormai andati, quando l’accentramento del potere della conoscenza e dell’informazione, ci faceva stare tutti anestetizzati.
    Per avvalorare una tesi la gente usava dire: ” lo ha detto la televisione ” , oppure:” l’ho letto sul giornale”, o anche “c’è scritto sul libro”
    Oggi qualcuno si sente spodestato e soffre per aver perso il suo ruolo centrale.
    Può anche dispiacere, ma non credo si possa tornare indietro
    Per quanto riguarda Trump, i canali social non glieli ha chiusi qualche agenzia governativa o la magistratura, ma sono stati i canali stessi a bloccarlo.

    E anche questo fa capire a tutti che la democrazia negli stati uniti è un grande bluff

  9. Scusa, ma ‘sto pensiero finale che vorrebbe dire? I social sono piattaforme INTERAMENTE PRIVATE: quando ti ci iscrivi, firmi un contratto che dovresti leggere e che probabilmente non hai mai letto. Se ti comporti male, i social ti possono liberamente buttare fuori, come accadeva all’inizio di Internet nei forum (la parola “netiquette” ti ricorda niente?), come accade ancora nelle trasmissioni televisive (dove se uno dà di matto alle volte viene invitato a uscire), come accade nelle chiese, nelle riunioni di condominio, come accade OVUNQUE esista un REGOLAMENTO. Se sei capace di seguire un semplice regolamento, non iscriverti al social, chi ti obbliga?

  10. Analisi davvero raffazzonata, sarà per la sua giovane età: nessuno si sente “spodestato”, come dice lei. E’ che è in atto una gigantesca confusione, di cui appare vittima anche lei: lei è convinto che la sua ignoranza (senza offesa, sia chiaro), ingigantitasi grazie alla sua incapacità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, dai suoi studi, dal caos, dalla quantità sterminata di materiali pseudo-critici che trova su Internet e altre, valga quanto la Conoscenza. Ma non è così: non è che perché lei ha il diritto di parlare, allora qualunque cretinata abbia un valore di verità o sia pari ad una verità scientifica. Certamente, si può esprimere, ci mancherebbe, e infatti è qui a dire la sua e nessuno la può fermare, eccetto il piccolo regolamento che si trova qui sotto i post. Ma da qua a convincersi che ci si cura con qualche intruglio che la scienza ha bollato, che il 5g fa per forza male, e complotti vari, ce ne passa.

  11. Purtroppo per me, non sono più giovane, ma mi sforzo di capire lo stesso il mondo che cambia. Come mi sforzo di distinguere le scie chimiche da discussioni pacate ed educate. Come mi sforzo di non essere supponente o offensivo. In poche parole faccio la mia piccola parte per rendere la rete rispettosa di tutti e trascurando i pseudo-tuttologi. Ad esempio mi piace leggere i commenti, perché molto spesso rafforzano le mie convinzioni, altre volte mi fanno ravvedere.
    Buttare il bambino con l’acqua sporca non mi sembra, né una cosa intelligente, né una cosa possibile.
    È ovvio che, chi dedica la sua vita agli studi specifici su una determinata materia, non si sentirà mai minacciato dalle balle che circolano in rete. Perché non le prende neanche in considerazione e continua sulla sua continua ricerca. Molti però, spacciandosi per competenti, in realtà difendono solo il loro piccolo orticello e le rendite di posizione.
    Viceversa trovo pericoloso il fatto che questi strumenti, che rappresentano i nuovi media, possano autonomamente decidere chi bannare e chi no.
    In questo caso ci vorrebbe, effettivamente, un controllo superiore indipendente

  12. Che poi il social ha tutta una sua ipocrisia, cioè, siccome è privato fa anche valere le regole quando gli pare e piace a lui. E da cosa è determinato l’ondivago comportamento sulle regole? Non certo dall’ideologia: al social non frega niente di quello che pensi. Ma finché c’è dibattito, il social ci guadagna, quindi, quando andavano alla grande i gruppi fascistissimi dei redneck, l’alt-right, il pattume degli ignorantoni dell’america profonda, ecc.ecc., se li sono tenuti belli cari cari, facendogli credere che le loro corbellerie avevano anche una dignità (se ti trovi in un posto che ti dà ragione di ogni cosa, alla fine ti convinci che hai ragione, ma non è che la somma dei pensieri di 10000 asini produca chissà quanta intelligenza). L’ex-presidente ha investito in campagne social cifre inverosimili, che non avrebbe più potuto spendere. Evidentemente, il social ha ben pensato per il proprio futuro che i migliori clienti potevano essere quelli degli avversari. Morale della favola: non vi fate gabbare da quello che si dice sui social in nessun caso, diffidate di chi vi dà ragione, non credete alle finte maggioranze dei social, non credete ai like, imparate a cercare e capire le fonti, non ragionate con l’istinto, non credete agli intrugli di medici improvvisati, radiati e trombati, non credete alle palle sui virus creati in laboratorio, sui vaccini che modificano il corpo, studiate, ricercate, credete al metodo scientifico. Altrimenti, diventerete diffusori di palle e basta e più che insinuare dubbi ci farete la figura dei fessi.

  13. “Viceversa trovo pericoloso il fatto che questi strumenti, che rappresentano i nuovi media, possano autonomamente decidere chi bannare e chi no.”

    E perché? Cosa c’è di pericoloso? Su Internet è stato sempre così: nel ’95 ero iscritto a uno dei primissimi forum. Mi bannarono perché avevo scritto una bestemmia. Protestai dicendo: “dove sta scritto che non posso bestemmiare?”. Per tutta risposta “pacatamente” mi mandarono il link al regolamento, che io non avevo mai visto. Lo lessi, mi scusai e mi fecero rientrare (da allora si scatenarono anche simpatici siparietti tra utenti in cui venivo definito “l’eretico”).

    Darsi delle regole e rispettarle mi pare il minimo per una convivenza civile: se tu, FIGURA PUBBLICA con milioni di follower, non comune utente di Internet con 3 amici sul social, inneggi alla rivolta (rivolta che poi si verifica perché tra quei milioni qualche migliaio di mentecatti lo trovi sempre disponibile), perché io non dovrei bloccarti? Ti ritengo pericoloso, ti blocco, punto, non c’entra la democrazia.

    Ora, tralasciando il fatto che il social applica le regole ANCHE per ragioni di natura meramente commerciale, se io entro a casa tua e insulto uno a uno tutti i tuoi parenti, tu inneggi alla democrazia o ti incacchi e mi cacci?

  14. Mi scusi, data la sua uscita sull’età, l’avevo scambiata per un giovanotto di belle speranze. Non volevo nemmeno offenderla, mi scuso se ho dato questa impressione e mi scuso se si è sentito offeso dalle mie parole.

    Io trovo che lei sbagli qui:

    “È ovvio che, chi dedica la sua vita agli studi specifici su una determinata materia, non si sentirà mai minacciato dalle balle che circolano in rete.”

    Non è così ovvio, e le spiego perché. Io sono il tale scienziato che si occupa di vaccini di virus. Comincio a cercare di capire come combattere questo virus, ho studiato anni e adesso applico ciò che ho appreso, non senza fatica. Contemporaneamente, legioni di imbecilli (come le definì appropriatamente Eco), che una volta stavano semplicemente nei bar e adesso si sono riversate su Internet, usando la forza del loro analfabetismo e usando la forza data loro dal loro numero, comincia a mettere in discussione i fondamenti della mia professione. Gira che ti rigira, una parola tira l’altra, un gruppo di studiosi miei avversari, o dell’azienda per la quale lavoro, si unisce per convenienza a questa massa di asini. In capo a qualche settimana mi tolgono i fondi per la ricerca. Capisco che a lei possa sembrare fantascienza, è un esempio estremo, ma nel mondo il potere del “like”, della viralità, et cetera, è diventato più grande di quanto lei possa immaginare. Il social sposta voti, convince governi, crea modi di pensare, permette la fondazione e la distruzione di partiti, il social influenza la realtà. Ma il social non si basa sull’intelligenza ma sulla quantità: una quantità di persone dice una cosa, questa cosa può essere tranquillamente falsa, ma qualcuno la può utilizzare per farci consenso elettorale. Il meccanismo è potentissimo ed è reso ancora più potente dal fatto che la popolazione non è sufficientemente istruita: sì, ha il diploma, ha la laurea, ha tutto, ma non è capace di ragionare criticamente né analiticamente, si fa guidare da istinti primordiali e crede che il semplice dubbio sia già critica, mentre non è che un vezzo: il vezzo ad essere anti-qualcosa sembra tutta la critica che molte persone sono in grado di fare. Ma se vai al profondo, non c’è niente, trovi fonti-spazzatura, mancanza di argomenti reali, preconcetti, paure medievali.

    In questo quadro, è del tutto logico che un social voglia tutelarsi perché diffondere false conoscenze è semplicissimo: la gente non sa controllare niente e si beve di tutto, non diversamente da quello che si beve tramite altri mezzi di comunicazione, apparentemente meno liberi.

    E’ molto più difficile, invece, ed è su questo che si dovrebbe lavorare, far capire che qualcosa è una bufala. E’ come quando viene pizzicato un pezzo grosso a rubare: finché c’è lo scandalo, allora tutti i giornali si buttano sulla notizia. A un certo punto, dopo mesi o anni, il pezzo grosso viene scagionato o assolto. Che trovi sul giornale? Un trafiletto che non legge nessuno. La bufala, oltre che virale, è anche dannatamente difficile da rimuovere, continua a circolare per anni e si moltiplica di ignorante in ignorante. Solo che mentre al bar rimaneva lì sospesa nell’aria, adesso resta scritta.

  15. domanda:
    come mai fessbbbuck non ha chiuso la finestra in faccia al carotonato quando era ancora indiscutibilmente presidente degli stati uniti ?
    un chilo di laic a chi indovina.

  16. Questo già è un altro modo di parlare!
    Non mi son sentito offeso, ma dispiace sapere che in giro c’è tutto questo livore verso i giovani.
    Non tutti sono giovanotti da bacchettare, come non tutti gli adulti sono da rispettare.
    Complimenti al prof. Fauceglia e a questo giornale che stimolano discussioni e scambi di punti di vista sempre utili.

  17. Per un motivo semplice: fa soldi con le discussioni. Più ci sono interazioni, più riesce a vendere pubblicità: siccome andavano per la maggiore i trumpisti a cui vendere arnesi da lavoro, ha “supportato” i trumpisti per interessi di bottega. E anche perché il presidente ha investito milioni in campagne social. Il social di suo è privato, incoerente, non ideologico e molto interessato ai soldi. Non seleziona idee, seleziona i gruppi che gli possono far avere maggiori entrate. Se vede che s’è liberato de tramp co na scusa molto convincente quanno ha capito che s’avviava ar tramonto, per dirla cor Monnezza.

  18. Nessun livore contro i giovani: se vieni qua e dici che c’è qualcuno che è vecchio ed è stato “spodestato”, allora uno pensa che l’interlocutore è un giovanotto presuntuoso. Non tutti i giovanotti sono presuntuosi.

  19. ci sei andato vicino.
    è reale quello che dici ma:
    Trump gli avrebbe fatto un mazzo cosi’
    tanto per dirne una , gli avrebbe fatto pagare le tasse.

  20. Le tasse i giganti del web in USA le pagano già, il problema sono le tasse all’estero su cui l’ex-presidente non ha alcun controllo: in alcuni paesi in via di sviluppo non dicono manco quanto (poco) pagano, chissà perché. In Europa, tra sedi in Irlanda, annessi e connessi, ogni tanto si beccano una multa o un contenzioso (di recente in Francia, ad esempio).

    E, comunque, non mi sembrerebbe una abile mossa quella di chiudere i social a uno che ti sta per riempire di tasse: questi giganti sono potenti come stati, ma tendono all’accordo tutte le volte che possono.

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