Ipotesi Ue per zone “rosso scuro”. Ci sono quattro aree italiane: cosa significa

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Il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, ha anticipato i risultati di una simulazione della nuova mappa del contagio realizzata dall’Ecdc. Nella lista aree di Portogallo, Spagna, Francia e Germania. Per l’Italia ci sono Veneto, Emilia Romagna, Friuli e la provincia autonoma di Bolzano. I cittadini potrebbero essere sottoposti all’obbligo di test e quarantena per poter viaggiare nell’Ue. E-R: nessun rosso scuro, dati sotto la soglia. Ecco cosa potrebbe cambiare.

Il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, ha presentato la proposta della Commissione europea sui viaggi dentro e fuori ai confini Ue. “La nuova categoria” di rischio “si applica alle aree in cui il tasso di notifica delle infezioni di 14 giorni è di 500 o più“, ha spiegato

L’Italia è tra i Paesi Ue con alcune zone che potrebbero diventare “rosso scuro”, la nuova colorazione per le aree europee ad alto rischio Covid. “Dieci-venti Paesi Ue” presentano zone ad alto rischio: tra questi ci sono ampie zone del Portogallo e della Spagna, alcuni territori in Italia, FranciaGermania e Paesi scandinavi

In Italia le zone individuate come a rischio sono Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano

I cittadini di queste zone, secondo il piano ancora ipotetico, sarebbero sottoposti all’obbligo di test e quarantena per poter viaggiare nell’Ue

La simulazione si riferisce agli ultimi dati raccolti dall’Ecdc, risalenti al 17 gennaio scorso, e in base ai quali è stata disegnata la nuova mappa del contagio in Europa mostrata in anteprima dal commissario europeo Reynders

Se i dati del 17 gennaio fossero confermati, queste Regioni potrebbero finire in “rosso scuro” perché presentavano un numero cumulativo di casi superiore a 500 ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni, limite oltre il quale l’Ue ha deciso di inserire la nuova colorazione per segnalare l’elevato livello di rischio contagio

Nel dettaglio, secondo i dati Ue, il Friuli Venezia-Giulia presentava un tasso di 768 casi ogni 100 mila abitanti, la Provincia autonomia di Bolzano 696, il Veneto 656 e l’Emilia-Romagna 528

La Commissione Ue ha proposto che tutti i viaggi non essenziali siano “fortemente scoraggiati finché la situazione epidemiologica non sia migliorata considerevolmente”. Ciò riguarda specialmente le zone in “rosso scuro”. Per chi viene da quelle aree, gli stati devono prevedere un test prima della partenza e una quarantena all’arrivo

Immediate le reazioni dall’Italia. Dall’Emilia Romagna, l’assessore alle Sanità Raffaele Donini dice: “Si sta parlando di un’ipotesi. E comunque, l’Emilia-Romagna, con i dati attuali, non correrebbe certo il rischio di entrare a livello europeo in zona rosso scuro, ammesso che l’ennesima sfumatura cromatica possa essere il miglior modo per contrastare l’epidemia”

Secondo Donini, “ad oggi il numero cumulativo di positivi ogni 100mila abitanti, sia nel corso della settimana tra il 18 e il 24 gennaio, sia nelle due precedenti, cioè tra il 4 e il 17 gennaio, ha fatto registrare cifre più basse della soglia di 500 indicata in questa proposta dell’Unione europea”

Il governatore altoatesino Arno Kompatscher, invece, lamenta che “purtroppo, le valutazioni si basano soprattutto sull’incidenza settimanale (sui positivi ogni 100mila abitanti), senza mettere questo dato in correlazione ai numeri di test effettuati, ovvero il numero test ogni 100mila abitanti. Seguendo questa logica una regione che non effettua test non avrebbe problemi, perché avrebbe un’incidenza di zero”

Anche il governatore del Veneto Luca Zaia contesta la validità dei dati dell’Ecdc che ritiene “non realistici”. “Immagino che l’Ecdc parta dalla considerazione che i dati italiani siano uniformi. È un errore di fondo che porta a dati fuorvianti. Bisogna ribadire per l’ennesima volta che il numero di positivi a settimana su centomila abitanti dipende dalle positività che si trovano facendo tamponi. Basta applicare la proprietà transitiva, ma anche stavolta non è stato fatto, secondo la quale chi fa tanti tamponi trova tanti positivi, chi ne fa meno, ne trova meno”

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