Il gioco delle parole e le relazioni internazionali (di Cosimo Risi)

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Ha ragione l’Accademia della Crusca a richiamarci all’uso dell’italiano, senza impigrirci nell’inglese.

I programmi europei sono denominati in inglese. Next Generation EU, da tradurre comodamente in Nuova Generazione Europea, è il pacchetto di miliardi di euro fra doni e prestiti di cui l’Italia è il principale beneficiario.

Recovery Plan, piano di rilancio, è il piano che ciascuno stato membro presenta alla Commissione per essere ammesso ai benefici NGEU. Il successo del programma è decisivo per comprendere come l’Unione evolve.

Non siamo il solo stato membro a finire nella crisi politica in piena pandemia. I Paesi Bassi, con i moti di piazza e il governo dimissionario,  si avviano alle elezioni. La Germania ha cambiato la guida della CDU e si appresta alle elezioni di settembre con un candidato alla Cancelleria diverso da Angela Merkel. Il Governo di Madrid candida il Ministro della Salute alla guida della Generalitat di Catalogna per assorbire le mire separatiste.

Il quadro europeo non riproduce le nature morte di Giorgio Morandi, continua a muoversi in tempi grami per rispettare i codici democratici. Non vi sono circostanze tali da sospenderli. Ecco perché bisogna intendersi sulle parole.

Al Parlamento si costituisce il Gruppo Europeisti – MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) per sostenere il Governo. L’europeismo è divenuto un luogo comune da opporre al sovranismo.

Jacques Delors parlava di “affectio societatis” per l’abitudine degli europei a pensare europeo. Il diffuso europeismo era una componente della vita politica nell’Europa, non un fenomeno effimero o la risposta all’emergenza nata dai disastri delle due guerre europee divenute mondiali.

Si smentiva così l’opinione di apparenti esperti che scorgevano la fine del processo di integrazione europea di fronte ad ogni difficoltà che ne rallentavano il cammino. L’Unione può evolvere solo con il salto di qualità verso una qualche forma di federalismo: per integrarsi all’interno e responsabilizzarsi all’esterno. Emmanuel Macron parla di “autonomia strategica europea”.

L’Amministrazione Biden moltiplica i messaggi di politica estera. Nella tradizione democratica è l’accento ai diritti umani. Si ripropone il dilemma  fra realismo e idealismo nelle relazioni internazionali. Vale il fatto che ti confronti con l’interlocutore che trovi e non con quello che ti piace.  Alcuni casi sono significativi.

L’Occidente difende Aleksej Navalnyj nella protesta contro il regime. La stella del dissidente è però fioca in Russia, mentre continua a brillare quella di Vladimir Putin che,  urne permettendo, si avvia alla longevità assoluta al Cremlino. La Russia è un mistero avvolto nell’enigma, per parafrasare Winston Churchill.

Noi europei lo sappiamo meglio di altri avendo con quel paese un confine comune.   La Russia è un partner strategico o si avvia a diventare un rivale strategico? L’Alto Rappresentante europeo va in missione a Mosca per cercare di venirne a capo.

La rivalità strategica riguarda la Cina. Washington chiede agli alleati, in Europa e in Asia (Giappone, Sud Corea), di fare fronte comune. Dialogare con Pechino senza cedimenti. Lo slogan Buy American del Presidente Biden non è molto dissimile da America First dell’ex Presidente Trump. Manterrà i dazi al commercio? In quale misura riguarderanno il traffico europeo?

Sul JPCOA (Joint Comprehensive Plan of Action) con l’Iran lo scambio di battute fra americani e iraniani è ora di ordine tattico. I primi dicono: cessate di arricchire l’uranio a fini militari e noi torniamo allo spirito originario del 2015. I secondi replicano: alleggerite le sanzioni e noi cessiamo l’arricchimento.

Il ritorno al JPCOA, in forma riveduta, terrà conto delle esigenze degli alleati regionali, Arabia Saudita e Israele in primis. Sul Principe ereditario del Regno pende la minaccia della Direttrice CIA di desecretare i documenti sull’affare Khashoggi, il giornalista ucciso nel Consolato saudita a Istanbul.

Con Mohammed bin Salman al Saud, Matteo Renzi ha intrattenuto un cordiale colloquio che l’ha portato a intravedere il “nuovo Rinascimento” in Arabia Saudita. Polemica in Italia per avere fraternizzato con il presunto responsabile della fine di Khashoggi.  Renzi oppone che si è recato in Arabia Saudita, un alleato d’Occidente, nella veste di consigliere della Future Investment Initiative, la Fondazione che presiede al lancio della città del futuro.

L’argomento è pregnante. L’interscambio fra Italia e Arabia Saudita nel periodo gennaio – ottobre 2020 ha superato i 2500 miliardi di euro. Incrementare la cifra d’affari sarebbe un buon affare.

di Cosimo Risi

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