Cts: varianti nell’88% delle regioni esaminate

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La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico, che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni (vendita degli skipass contingentati e impianti al 50%), scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia.

Un’analisi condotta in 16 regioni e province autonome dalla quale è emersa la presenza delle varianti nell’88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%. Alla luce di ciò lo studio raccomandava di “intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”.

Cts: “Non ci sono condizioni per aprire piste da sci”

Alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche” dovute “alla diffusa circolazione delle varianti virali” del virus, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”. E’ quanto ha risposto il Comitato tecnico scientifico alla richiesta del ministro della Salute Roberto Speranza di “rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura” dello sci, “rimandando al decisore politico la valutazione relativa all’adozione di eventuali misure più rigorose”.

Cts: “Misure da modulare in base a dati epidemiologici”

Tutte le misure per contenere il virus, indicate nei protocolli tecnici – da quelli per bar e ristoranti a quelli per lo sci fino alle indicazioni su cinema, teatri, musei, palestre e piscine – “dovranno essere modulate in funzione delle condizioni epidemiologiche”. Lo sottolinea il Comitato tecnico scientifico nel verbale dell’ultima riunione ribadendo, in ogni caso, che le disposizioni applicative dei pareri, le decisioni se applicare o meno le misure e i tempi con cui queste vanno attuate “rimangono in capo al decisore politico”.

I pareri tecnici, i protocolli di sicurezza, la validazione e l’approvazione di procedure per la salvaguardia dei cittadini, dicono i tecnici, sono infatti tutti documenti che contengono “indirizzi operativi specifici, finalizzati a fornire uno strumento di applicazione delle misure di prevenzione e contenimento”, che devono sempre essere valutate in base all’andamento del virus. Le scelte finali spettano poi alla politica.

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