Ass. ‘Io Salerno’: la fattoria degli animali

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La sera, stavamo tutti a riscaldarci intorno al grande fuoco.

C’erano anche loro, i due gatti della casa, chi sdraiato e chi seduto con le zampine anteriori dritte, e il cane pastore tedesco che, accucciato ai piedi del Nonno, gli allungava di tanto in tanto una zampa per chiedere una carezza.

“Vedete – ci raccontava il Nonno – cani e gatti non sono nemici, come si dice. Semplicemente, sono gelosi. Qui stanno vicini, senza azzuffarsi, perché sono cresciuti insieme e ricevono le stesse attenzioni. E’ una questione di educazione”.

Nella piccola casa di campagna, della piccola frazione, del piccolo Comune di collina, ce n’erano tanti, di animali: galline e pulcini nel pollaio, due maiali nel porcile, una capretta e qualche papera. Quanto agli uccelli, ce n’erano di tutti i tipi, tra i rami degli alberi e sui fili della luce.

Però, erano i due gattini e il cane a giocare con noi e a farci compagnia, dimostrando tutta la diversità della loro indole. Che non è di poco conto.

Il gatto è un egoista aristocratico, più un compagno che un amico. Viene a ‘strusciarsi’ o a ‘fare le fusa’ quando gli conviene, altrimenti scompare a suo piacimento, per poi ritornare, sempre a suo piacimento. Non dimostra il suo reale stato d’animo, neppure con gli occhi, e si fa capire solo con il movimento della coda o delle orecchie.

Il cane non è così. Il cane è un amico che dona sé stesso senza condizioni. Sul suo muso si possono leggere emozioni e sentimenti, e la sua particolare sensibilità, quella che si definisce sesto senso, lo pone in immediata sintonia con chi lo gestisce al punto da comprenderne e condividerne la gioia e il dolore. Il cane è una spugna e uno specchio.

La diversità del carattere non li rende ostili, salvo quando convivono. Perché sono davvero ‘gelosi’ dei loro spazi e della esclusività del rapporto con il loro ‘padrone’, non accettando intromissioni preferenziali. Non è difficile, però, farli coesistere. Basta attribuire a ciascuno una equilibrata attenzione. Non chiedono di più o di meglio.

Anche noi, quali animali a due zampe di livello superiore, soffriamo di gelosie e anche per noi sarebbe opportuna una gestione equilibrata da parte di chi ci rappresenta e gestisce. Questo, però, sembra un poco più difficile.

La sensibilità degli umani, certamente più ‘raffinata’, non si accontenta di semplici carezze e trasforma gelosie ed egoismi in forze dirompenti che, alimentate dai disequilibri economici, sociali e culturali, generano divisioni in ‘branchì’ guidati dalla legge del più forte. I più recenti episodi, anche tra giovanissimi della nostra Città, dimostrano la complessità del fenomeno.

E, purtroppo, al di là di ogni progetto sociale e politico, tutti gli sforzi che si profondono per cambiare, in meglio, si scontrano con presunte posizioni di ‘supremazia’, di ‘discendenza regale’, di ‘superiorità di ceto o di cultura’.

E’ stato detto, più e più volte, che questa pandemia avvicina i cittadini, agendo da ‘livella’, e che da essa usciremo migliori. Non sembra proprio.

All’opposto, sembra che siano in atto forti spinte settoriali volte a far prevalere possibili ‘primogeniture’ a difesa della ‘situazione personale’, della ‘condizione economica’ e, da ultimo, del ‘diritto alle cure mediche e alla somministrazione dei vaccini’, in applicazione del noto motto degli antichi Romani, ‘mors tua, vita mea’ oppure della altrettanto famosa frase del Marchese del Grillo. Qui omessa, per decenza.

Certo, si potrebbe cambiare. Ma, dovremmo decidere – tutti – di praticare vicendevolmente regole di ‘convivenza onesta e consapevole, con parità di diritti e doveri’. Ci riusciremo? Chissà.

La nostra Città non è immune da queste difficoltà. E, anche per essa sono necessari impegno e volontà contro disperazione e necessità. Solo così si può pensare di realizzare una ‘Comunità Nuova’ in grado di equilibrare le pur comprensibili diversità grazie ad un più alto livello di qualità della vita a favore di tutti.

Purtroppo, tra le proposte che si vanno affollando in vista della imminente competizione elettorale non sembrano presenti, salvo errore, le giuste terapie contro le storture di una società troppo egoista e carente di adeguate regole morali.

In effetti, non solo si propongono investimenti ‘fantastici’, non adeguati alle vere esigenze dei cittadini, ma c’è anche chi, nonostante le profonde criticità, dichiara – a parole – di rispettare il principio del ‘tutti gli animali sono eguali’, come nella fattoria di Orwell, e dimostra – nei fatti – che ‘alcuni animali sono più eguali degli altri’ (fonte: la Fattoria degli Animali).

Eppure, non sarebbe impossibile introdurre regole ‘di cambiamento’ in grado di fare leva sulla residua umanità della gente per alimentare un circolo virtuoso basato su sensibilità, rispetto, comprensione e dedizione.

Le dichiarazioni di facciata, le frasi affettuose e i progetti ‘sfarzosi’ sono inutili medicine palliative. Per il futuro della nostra Comunità sono necessarie radicali innovazioni amministrative e profonde scelte gestionali che, nella consapevolezza delle diversità, siano rispettose dell’unico destino che accomuna chi condivide la stessa origine, la stessa storia, la stessa cultura ed esprime le stesse speranze.

C’è un solo modo per realizzare questo obiettivo: ridimensionare gli egoismi e dare amore senza nulla chiedere. Come fanno i nostri fedeli compagni a quattro zampe.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 

 

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