La smobilitazione cognitiva e la tirannide dell’ignoranza (di G.Fauceglia)

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David Dunning e Justin Kruger, due importanti psicologi della Cornell University, nel 1999 elaborarono una teoria secondo la quale più si è ignoranti, più si ha fiducia di non esserlo.

L’ Italia, in particolare dagli anni Novanta in avanti, ha vissuto forme di egemonia sottoculturale e di smobilitazione cognitiva, che nell’ultimo periodo  si è arricchita della retorica “dell’uno vale uno” (i cui disastrosi effetti sono sotto gli occhi di tutti).

Il principio secondo il quale la competenza resta un elemento fondamentale per ricoprire posizioni di vertice è rimasto sotto l’attacco del populismo mediatico e della rete.

Con questo non voglio affatto difendere quanto è avvenuto sul finire della Prima Repubblica e negli anni della retorica berlusconiana, voglio solo evidenziare che anche in quegli anni non era controverso il principio secondo il quale per lo meno un minimo di competenza era pretendibile da chi avrebbe dovuto ricoprire incarichi di rilievo.

Tanto ora scrive uno,  come me, che non ha mai ricevuto un incarico pubblico in quaranta anni di vita lavorativa, e se agli inizi di questo secolo sono stato indicato (sempre a titolo gratuito) in qualche commissione di riforma è solo perché, già a quel tempo, avevo pubblicato circa 130 articoli e scritti su riviste scientifiche italiane e straniere, 5 monografie, voci enciclopediche ed avevo partecipato come relatore ad oltre 40 convegni.

Per altro, sono vissuto in tutti questi anni a Salerno, in un contesto in cui l’appartenenza vale sicuramente più della conoscenza e della competenza. Tutto questo, però, non mi ha mai indotto ad aderire, come hanno fatto molti colleghi beneficiati dal “regime”, alle narrazioni del populismo, che ha esibito l’ignoranza come sinonimo di schiettezza, onestà e vicinanza al popolo.

Vi chiedo di perdonare questa digressione su questioni personali, ma credo che oggi la nuova questione morale risieda proprio nello sconfiggere definitivamente la dittatura dell’ignoranza, intesa come pensiero dominante fondamentalmente ostile alle competenze e al merito (consiglio di leggere un bel libro “Sotto il segno dell’ignoranza”, edito da Egea) .

Proprio per questo ritengo che coloro i quali – ed hanno un nome ed un cognome – hanno iniettato nelle vene del Paese il virus del valore dell’ignoranza, non sono credibili quando, per pure esigenze di tattica politica, oggi abbracciano improvvisamente il valore della conoscenza e della competenza. Il guitto resta sempre guitto, anche nella tragedia (per citare Bertolt Brecht) !!

Bisogna chiedersi, però, al netto dell’implodere del populismo, quali siano le altre ragioni che hanno portato alla instaurazione di questo “ regime a-cognitivo”, e provo ad elencarle rapidamente: a) il cambiamento del modello “famiglia”, diventato troppo permissivo e “comprensivo”, sino a deresponsabilizzare i propri componenti; b) l’affermazione del paradigma di una “società senza padre”, in cui non si rinvengono figure autorevoli idonee ad assurgere “a modello”; c) l’impoverimento culturali di settori considerevoli delle classi dirigenti e la palese assenza di visione; d) la deriva della generazione post-sessantottina, che ha comportato l’ affermazione di un individualismo sfrenato e autogiustificato; e) la mercificazione dell’istruzione superiore e universitaria, con la diffusione di “false” scuole o università cui iscriversi per conseguire immediatamente il titolo; f) la concezione dello studente come un “cliente”, da soddisfare in ogni caso anche in condizioni di persistente ignoranza (le Università, ad esempio, ricevono tanti più finanziamenti statali quanto più alto è il numero degli studenti che conseguono la laurea nei tempi previsti !!); g) l’invadenza, senza limiti, della giustizia amministrativa che, ormai, si sostituisce, con giudizi assai fantasiosi basati su interpretazioni di cavilli e codicilli, alle valutazioni sulle competenze, sulla preparazione culturale e scientifica, sui curricula (a questo punto, provocatoriamente, propongo di affidare ai TAR le promozioni degli studenti e la stessa progressioni in carriera dei professori !!); h) la perdita di importanza dell’istruzione pubblica, pilastro su cui è stata costruita la democrazia nel nostro Paese.

Non oso immaginare quali effetti devastanti potranno derivare dalla generazione DAD, con l’ impatto assolutamente negativo che la didattica a distanza ha  sulla formazione cognitiva delle nuove generazioni.

Se questo è il quadro che abbiamo di fronte, bisogna innanzi tutto convincersi che la nuova questione morale resta oggi la difesa della conoscenza, e su questa linea di trincea difendere la democrazia e il futuro del Paese.

Giuseppe Fauceglia

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20 COMMENTI

  1. Non posso fare a meno di considerare che all’uno-vale-uno si è arrivati proprio perché in molti campi, non solo quello politico, contava proprio l’appartenenza, più che le qualità personali (“il merito”). Tralasciamo la fine che hanno fatto gli eletti e confidiamo nel fatto che certi sondaggi con l’ex premier come leader non siano specchio della realtà.

  2. Bellissimo post, molto bene argomentato complimenti. A tal proposito Non posso fare a meno di ricordare la scena del marchese del grillo in cui dice “io sono io e voi non siete un cazz.o”, evidenza metaforica di come i politici hanno trattato la comunità dal dopoguerra ad oggi. E noi “popolino”, ad un certo punto ci siamo rotti ed alla fine siamo sfociati in quel “populismo” che a lei “giustamente” fa paura. Essere migliori di un altro non significa valere più di qualcun altro, altrimenti gentile prof, la Carta Costituzionale la dobbiamo buttare nel gabinetto, ed io personalmente non lo faro’ mai anche condividendo quello che Lei pensa.

  3. Per carita anche 40banni fa contavano piu le raccomandazioni che le capacita e la preparazione. Vivo in un azienda dove non ho fatto carriera in tanti anni semplicemente perche non ero raccomandato.Di ciucci che hanno fatto carriera ne ho visti tanti.In italia conta da sempre piu le segnalazioni esterne che altro.Non e cambiato nulla con l unica differenza che oggi ci sono meno posti di lavoro oggetto del clientelismo politico

  4. Non posso che concordare sulle conclusioni, ma premesso che quelli dell’uno vale uno sono il gruppo parlamentare con la più alta percentuale di laureati tra gli eletti, detto ciò ed a maggior ragione
    1 la famosa “laura” ed ,io lo sono tra quelli che ne possiede una, attribuisce competenze in una piccolissima branca del sapere umano, fine
    2 avere competenze non equivale ad essere un buon insegnante atteso che la didattica, l’insegnamento viaggiano separati dalla competenza.
    3 Molti sono esperti, cultori, ricercatori ma sono ben pochi quelli che dediti all’insegnamento possono definirsi Maestri e rimanere così nel ricordo e nell’affetto di chi è stato discepolo anche a distanza di tantissimi anni.
    4 La politica richiede idee, visione del futuro fondato sui valori che la nostra Carta ben delinea, ma soprattutto talento, tanto talento per la politica, ed è quello che se ne vede poco in giro
    5 Negli anni la DAD si evolverà, si svilupperà, ma è e sarà il futuro

  5. Quindi le lezioni di anatomia si faranno in DAD? Le analisi al microscopio si faranno in DAD? Le ricerche su incunaboli si faranno online? Ma forse tu hai preso l’insegnamento per “Diventa anche tu ingegnere in 10 pratiche dispense a 0,99 Euro”…

  6. Senza dubbio le cause dell’impoverimento culturale sono quelle che Lei ha elencato dalla a alla h, ma aggiungerei anche il profondo mutamento che la società subisce velocemente passando dalla società contadina prima, a quella industriale, poi a quella essenzialmente dei servizi, con lo stravolgimento completo delle figure professionali e lavorative. Ancora, con la globalizzazione e la diffusione della conoscenza in modo distorto attraverso gli strumenti digitali individuali, anzichè con l’istruzione pubblica, graduale e adeguata alla maturazione dell’individuo, poi ancora l’indebolimento del ruolo di autorità morale e regolatorio dello Stato democratico sul controllo sociale e il rispetto delle norme di legge, unito all’incapacità di estirpare la delinquenza organizzata. Aggiungerei ancora la sostituzione dei modelli positivi di imitazione di figure carismatiche di scrittori, scienziati, artisti, di alta levatura in tutti i campi del sapere, con i divi dello spettacolo, del cinema, della musica dello sport, diventati dei veri e propri miti e figure di riferimento, grazie al successo e all’eco mediatico. Anche lo stile di vita è stato stravolto dal vivere tranquillo, ricerca del sentimento e rapporti affettivi stabili, che permetteva pause di riflessione, a una vivere frenetico h24, volto all’edonismo puro, al tutto e subito, alla ricerca di fonti facili di guadagno per alimentare la vita dispendiosa, al seguire mode effimere, ricercare felicità artificiali, chiudersi nell’egoismo, ma restando nel branco. La scuola cenerentola non ha creato programmi nuovi al passo coi tempi cristallizzandosi nel nozionismo sterile, trascurando campi del sapere a vantaggio di altri poco produttivi. Infine aggiungerei la perdita di una qualsiasi morale.

  7. X xanonimo 13.18, internet:
    1960: Avvio delle ricerche di DARPA, progetto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti.
    1969: Collegamento dei primi computer tra 4 università americane.
    1971: La rete ARPANET connette tra loro 23 computer
    1990: Scomparsa di ARPANET. Nascita del protocollo HTTP e del linguaggio HTML
    2015: Gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.
    poco più di 40 anni
    Telefonia mobile:
    3 aprile 1973 l’ingegnere senior che lavorava per Motorola Martin Cooper, ha usato un cellulare per chiamare un potenziale concorrente nel mercato della telefonia mobile. Questa è stata la prima chiamata da un telefono cellulare mai fatta. Ora avete tra le mani un piccolo computer che ha rivoluzionato le comunicazioni. Tempo? poco più di 40 anni
    … per questo non mi meraviglio e nè mi meraviglierò ma tutta la didattica si rivoluzionerà … certo non oggi nè domani, piccole novità, piccoli step ma è certo che attuato, sarà uno sconvolgimento inimmaginabile ma normale per il tempo non tanto remoto che verrà

  8. x anonimo delle 13.18 ……hai mai sentito parlare di robot ?? mi dispiace per voi che quando vedete i film di fantascenza , non capite che state vedendo il futuro, volente o nolente la mobilità prima o poi sarà sotituita da forme sempre piu evolute di macchine in grado di fare bene e forse meglio quello che fa l’uomo. E voi vi lamentate per la DAD???evoluzione ne avete mai sentito parlare??

  9. Il guaio ,nel nostro paese, è la corruzione ed il malaffare, e quando tutto questo è corredo dei “competenti”,ecco che avviene il disastro.C’è bisogno,ovviamente di competenza ,ma soprattutto di onestà e lealtà verso L’Italia.La sola competenza non sempre è accompagnata dall’onestà:si approvino leggi severissime con carcere durissimo :lavoro duro senza paga ,guadagnandosi così il cibo e la tutela sanitaria in cella senza caricare questi costi sulla società.

  10. Ma cosa c’entrano i robot? Tu quando parli di didattica non hai capito che non è la mera trasmissione del sapere in un contesto comunicativo emittente-ricevente (io ti enuncio la tale nozione e tu la apprendi come se si stesse travasando un liquido in un bicchiere): se così fosse, l’università sarebbe stata inutile fin dall’inizio dei tempi (la gente si sarebbe procurata un libro qualunque e si sarebbe auto-travasata il sapere da sé, magari dandosi pure i voti e discutendo la tesi di laurea sul water di casa). La DAD attualmente è solo un mezzo che sostituisce (piuttosto grossolanamente) la didattica tradizionale: è una pezza in un periodo complicato della nostra storia. Certamente, anche la didattica progredirà, figuriamoci, ma la DAD ha già dimostrato di essere insufficiente, assieme a tutto l’ambaradàn di piattaforme che hanno regalato la nostra anagrafe nazionale ai pubblicitari in cambio di paccottiglia informatica anche poco originale. Magari a partire da questa mediocrità verranno fuori idee migliori!

  11. X x ingegnere biotecnico 15.50
    Innazitutto sono metafore
    1 si parla di progresso che è inarrestabile; Esso ha travolto ed estinto mestieri e modi di lavorare del passato e travolgerà e trasformerà anche il travaso del sapere
    2 pochissime persone fin dal principio potevano permetersi un libro di proprietà
    3 la DAD attuale è l’anticipo di ciò che sarà, come il darpa del 1960, ovvero come paragone, lo stato embrionale di internet (ora sono miliardi gli utenti)
    4 al principio qualcuno dirà: “verrà introdotto in via sperimentale” … ecco quello sarà il principio e il punto di non ritorno di come conosciamo la didattica oggi

  12. x e x ingegnere biotecnico.Ci scuseranno se andiamo fuori post, ma l’argomento è interessante. Sicuramente quello sarà il futuro ma la didattica a distanza di oggi fa veramente pena. Connessioni lente che cadono di continuo, orari assurdi, metodi didattici non appropriati allo scopo etc.etc., certo questo sicuramente sarà migliorabile nel futuro, ma il vero problema è l’ignoranza marcia di molti alunni e genitori che usano a menadito il cell per i social e non sanno settare un microfono in un software pienamente funzionante ed efficace. Poi vorrei capire dall’anonimo delle 15.50 a da quanti come mè hanno frequentato le aule universitarie, quale interazione vi è mai stata con il cattedratico di turno??? la DAD è il futuro a patto che lo si voglia senza trovare scuse inutili, perchè noi Italiani siamo padroni delle scuse inutili per nascondere i ns fallimenti personali (non avere la capacità di essere genitori seguendo costantemente i figli)

  13. È vero, l’università, almeno quella che ho vissuto io, lavorava solo per se stessa e non per trasmettere empaticamente il sapere.
    Hanno inventato corsi di laurea, o esami, finalizzati solo alla formazione di altre cattedre.
    I professori ? E chi li ha visti mai! Al massimo qualche assistente che, pur di mettersi in mostra, o ti mortificava, o ti aiutava veramente. Su molte assistenti donne …stendiamo un velo pietoso.
    Facevi prima a comprarti il libro del docente, studiartelo a casa, metterlo in mostra all’esame, e sperare che era la seduta giusta.
    La DAD è mal vista da questi docenti perché le loro incompetenza diventa virale.
    Puoi essere pure parente del politico di turno ma, a questo, non c’è scampo!

  14. Non so, a me il tuo caso non è capitato: ho fatto domande in aula e incontrato i professori durante gli orari di ricevimento e ovviamente durante la stesura della tesi.

  15. perche’ se le domande le fai a distanza non ottieni risposte? secondo te non e’ possibile questo?

  16. Alle volte i docenti universitari studiano una vita intera, leggono migliaia di libri, acquisiscono un eloquio elevato ma…alla fine dicono, con belle parole, quello che io sento al bar: “ai tempi miei questo non succedeva! meglio Craxi e Andreotti almeno loro rubavano ma, facevano campare anche a noi!”

    Non si offenda prof Fauceglia

  17. Io rispondevo a uno che diceva che non ha mai visto i professori, credo nel senso che non sono stati disponbili. A me non è capitato, anche se non ho motivo di dubitare di quello che dice l’utente.

    Per rispondere a te, certo, pure online, quale è il problema.

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