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8 marzo a lezione con Salvo Montalbano (di Cosimo Risi)

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Le tivvù nostrane si sono innamorate degli investigatori e delle investigatrici. Tutti  appartenenti ai ranghi delle pubbliche istituzioni: Polizia di Stato, Carabinieri pure nella variante Corpo forestale, Guardia di Finanza, Procura della Repubblica. Tutti immersi nella realtà di provincia anche quando lavorano nei capoluoghi. La dimensione media si addice all’idea dell’italiano che si vende bene all’estero.

L’investigatore privato della scuola americana “hard boiled” ha dato lustro alla narrativa in generale. I classici  Dashiell Hammett e Raymond Chandler hanno il giusto posto nei Meridiani Mondadori.

Vigata, Gubbio, Bari, Napoli, tutte assieme,  non valgono Los Angeles, il microcosmo di California del macrocosmo America. E ciò che riguarda l’America riguarda l’Occidente. Eppure l’Europa resiste con propri modelli letterari.

In Spagna spiccano Manuel Vàquez Montalbàn e Alicia Giménez Bartlett, la cui Pedra Delicado la fiction Sky  trasferisce d’autorità a Genova solo perché è città marittima al pari di Barcellona. In Francia, oltre all’ineguagliabile Georges Simenon con Maigret, brilla l’astro di Fred Vargas e del suo Adamsberg.  La Svizzera ha il giovane Joel Dicker.

Il noir italiano è poco nero, preferisce i tratti romantici e leggeri, esibisce cibi e vini da tradizione domestica anche se consumati al ristorante. Altro che il fast food e l’alcol pesante della narrazione nordica di Henning Mankell e Jo Nesbo. Noi siamo per gli spazi raccolti e caldi, ci sgomentiamo in prossimità del Polo, il nostro Nord si limita agli immani filari Ikea.

Noi abbiamo Andrea Camilleri. A due anni dalla scomparsa, il Maestro continua a impartire lezioni. La sua è la Sicilia del sogno di mezza estate. La sua è la campagna del Caos  di Pirandello.

Salvo Montalbano non è solo il protagonista della più fortunata serie letteraria e televisiva della storia: è l’epitome dell’italiano virtuale, tanto integro nell’etica quanto disinvolto nei comportamenti. Non accetta regalie né compromessi, rifiuta la promozione per restare Commissario a Vigata, copre i colpevoli se la giustizia sostanziale gli pare superare la verità giudiziaria. Ammonisce così i giustizialisti: vagliare il caso per caso, non lasciarsi irretire dalle accuse artefatte e dai media in cerca di effetti forti.

Montalbano segue solo i notiziari delle due reti locali: dell’amico Nicolò Zito  e del nemico dalla “faccia a culo di gallina”. Non ha peli sulla lingua ad attaccare il cattivo giornalismo. La libertà di stampa non è la libertà di spararle grosse.

Il Commissariato è il teatro della commedia dell’arte. E’ una maschera Augello, svagato nell’indagare e implacabile nel corteggiare. Maschera è Fazio, fedele alla tradizione dei siciliani che li vuole discendenti dai Normanni per il puntiglio. Maschera è Catarella, la più spinta per fare da contraltare al caratteraccio di Montalbano. E’ una maschera il Dottore Pasquano, il suo turpiloquio cede solo alla poesia dei cannoli.

Il protagonista ha una personalità con le sfaccettature giuste. Le contraddizioni di un uomo complesso che affronta la vecchiaia con le fisime dell’età. La combatte innamorandosi della giovane collega. Non importano il passato con Livia né la vita quieta al Commissariato. Crede di ritrovare lo slancio nelle sembianze della capa della Scientifica.

Costei è donna moderna e non si lascia deviare nel percorso di carriera e di vita. La puntata va in onda l’8 marzo.

di Cosimo Risi

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