Dl Covid, le regole per bar e ristoranti: cosa cambia regione per regione

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L’Italia si tinge di rosso e arancione. La stretta disposta dal Consiglio dei ministri entrerà in vigore da lunedì e durerà almeno fino a Pasqua, quando tutta la Penisola – a eccezione della Sardegna – sarà zona rossa, come accaduto lo scorso Natale. Ecco le regole per bar e ristoranti nelle regioni e come cambia la fruizione con zona bianca, arancione e rossa.

Posso andare a mangiare al ristorante in zona rossa? No, i ristoranti restano chiusi, ma restano possibili l’asporto senza consumazione sul posto (fino alle 22) e le consegne di cibo a domicilio senza limiti di orario

Posso andare al bar in zona rossa? No, i bar restano chiusi, ma restano possibili l’asporto senza consumazione sul posto (fino alle 18) e le consegne a domicilio senza limiti di orario. Asporto possibile fino alle 22 da enoteche e vinerie

Chi si trova in zona rossa? Da lunedì sono in zona rossa Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto, Provincia autonoma di Trento, Campania e Molise

Posso andare a mangiare al ristorante in zona arancione? No, valgono le stesse regole della zona rossa. Quindi i ristoranti restano chiusi, ma restano possibili l’asporto senza consumazione sul posto (fino alle 22) e le consegne di cibo a domicilio senza limiti di orario

Posso andare al bar in zona arancione? Anche per i bar valgono le stesse regole delle zone rosse. Restano perciò chiusi, ma restano possibili l’asporto senza consumazione sul posto (fino alle 18) e le consegne a domicilio senza limiti di orario. Asporto possibile fino alle 22 da enoteche e vinerie

Chi si trova in zona arancione? Da lunedì Abruzzo, Calabria, Liguria, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. La provincia di Bolzano è arancione ma adotta restrizioni locali da zona rossa

Posso andare al ristorante e al bar in zona gialla? Sì, fino alle 18, ma da lunedì nessuna regione italiana si troverà in zona gialla

Posso andare al ristorante e al bar in zona bianca? Sì, bar e ristoranti sono aperti a pranzo e a cena. In zona bianca al momento si trova soltanto la Sardegna

Cosa cambia a Pasqua? Nelle festività pasquali, dal 3 al 5 aprile, tutta Italia sarà in zona rossa, a eccezione di chi si trova in zona bianca (quindi la Sardegna)

Che restrizioni ci sono nel weekend di Pasqua? Visto che tutta Italia sarà rossa (a eccezione di chi si trova in zona bianca), valgono le regole previste per la zona rossa. Niente servizio al tavolo in bar e ristoranti. Resta consentita fino alle 22 la sola ristorazione con consegna a domicilio o asporto (con divieto di consumazione nelle adiacenze). Consentito l’asporto fino alle 18 dai bar. Asporto possibile fino alle 22 da enoteche e vinerie

La stretta comporta una perdita stimata in circa 5 miliardi nelle tre settimane che finiscono con gli appuntamenti delle feste di Pasqua e Pasquetta. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, che evidenzia come in molti abbiano approfittato degli ultimi momenti di relax al tavolo o al bancone nei 120mila bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi ancora aperti nel weekend prima del lungo lockdown

Sono 7 milioni gli italiani che tradizionalmente consumano il pranzo fuori casa a Pasqua, per una spesa stimata pari a 400 milioni mentre ben un italiano su tre (32%) – sottolinea la Coldiretti – dovrà rivedere i propri programmi nel lungo weekend di Pasquetta dedicato tradizionalmente alle gite fuori porta, alle visite a parenti e amici e alle vacanze. Duramente colpiti gli oltre 24mila agriturismi diffusi lungo la Penisola

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un duro colpo per l’agriturismo che ha già subito perdite di 1,2 miliardi a carico di un sistema di servizi, ospitalità e agri-ristorazione leader a livello mondiale, che può contare secondo Terranostra su 2.4576 strutture con 49.3319 posti a tavola e 285.027 posti letto

Ma in difficoltà è l’intero sistema della ristorazione con le difficoltà che si aggravano e travolgono a valanga – continua la Coldiretti – interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore di 11,5 miliardi dall’inizio della pandemia. Si calcola che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali

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