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Bisogna vincere lo smarrimento (di Giuseppe Fauceglia)

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Scrive il Cardinale Carlo Maria Martini, in quelle coltissime riflessioni evangeliche che sono “Gli esercizi ignaziani alla luce del Vangelo di Giovanni”, che Giovanni non ci parla soltanto degli amici, ma anche, ed in modo più diffuso, dei nemici del Signore.

Questa riflessione viene svolta nel segno di un vangelo realista, che sin da subito mette accanto alla luce le tenebre, quelle stesse che gli uomini preferiscono, come ricorda Giacomo Leopardi ne “La ginestra”, evocando all’inizio del Canto proprio il versetto di Giovanni III, 19. .

Uno degli elementi che l’Apostolo inserisce tra gli atteggiamenti di chiusura al Cristo è la menzogna.

In realtà, chi è nelle tenebre non riesce o non vuole riconoscerlo, chi è nel disorientamento è sicuro di aver trovato la strada.

Oggi è il tempo della menzogna, essa spazia dalla riduzione dei rapporti umani in meri scambi di convenienze, alla dissimulazione politico-istituzionale che ha da tempo ucciso la passione del progettare e del sognare; dalla costruzione delle verità di comodo dei processi e delle dinamiche pubbliche e private, alla menzogna raccontata a se stesso.

Oggi la menzogna è ancora più possente che nel passato, corre sui social, ove si diffonde senza controllo e senza confronto sulle ali dell’invidia e del rancore sociale, sentimenti che la crisi pandemica ha improvvisamente fatto esplodere.

Proprio per questo, nella seconda Pasqua di solitudine e di isolamento in cui siamo costretti, occorre riflettere sul valore della verità, per liberarci dalle inautenticità insorgenti che ci precludono una visione del mondo fondata sulla solidarietà, sul dono e sul servizio autentico.

Valori questi che appartengono anche al declinare laico, ove si traducono nella consapevolezza e nella responsabilità del proprio dovere e in quella verità che risiede nell’ assolverlo sempre e comunque. Menzogna e smarrimento del servizio autentico, cui ognuno di noi è chiamato, restano i mali di questo tempo, in cui l’agonia della fede  e della stessa religione laica smarriscono il “mistico” per accedere alla volgarità  dell’interesse materiale.

“La vita dell’uomo va di inizi in inizi attraverso inizi che non hanno mai fine”, come ricorda don Michele Do, uno dei maestri del cattolicesimo italiano del ‘900, nel “Mistero della Resurrezione”. Ed allora, non ci resta che credere nell’Evangelo della Resurrezione.  Buona Pasqua a tutti voi.

Giuseppe Fauceglia

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