Il “cupio dissolvi” dell’opposizione a Salerno (di Giuseppe Fauceglia)

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L’espressione “cupio dissolvi” ha la sua origine nella Prima Lettera di San Paolo ai Filippesi, ed esprime, nell’accezione profana, il senso della estenuazione o la volontà masochistica dell’autodistruzione. Oggi è più facile trovare un marito alle sorellastre di Cenerentola, che un candidato a Sindaco proposto in modo unitario dalle “opposizioni”.

Tanto che la futura competizione  amministrativa a Salerno mi pare somigliare a quella per le elezioni al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati,  per il gran numero di professionisti legali  candidati alla carica di primo cittadino.

Ciò che meraviglia è l’assenza di qualsiasi  prospettiva unitaria, di qualsiasi ripensamento su singole candidature delle quali neppure è dato conoscere la genesi, se non nella smodata esigenza di “apparire” in ogni dove.

Insomma, nel campo delle opposizioni la confusione regna sovrana e si affacciano sulla scena più candidati che progetti o idee su come amministrare la città. Ogni candidato sembra ispirato dal motto del Marchese del Grillo o dalla spocchia che mi ricorda le “brioche” di Maria Antonietta.

Per non parlare di veri e propri matrimoni contro natura, come quello che si paventa tra il gruppo dell’on. Federico Conte ed i fuggiaschi provenienti dai movimento 5Stelle, alla faccia della battaglia sul garantismo e sulla riforma del processo penale, che, anche da punto di vista “etico”,  dovrebbe sempre rappresentare un confine invalicabile se non si vuole trasformare il Consiglio comunale in un’aula del tribunale del popolo.

Non credo che queste posizioni singolari possano portare qualche pericolo  concreto alla collaudata macchina da guerra organizzata dal CAPO e dai discendenti “per li rami”, con la conseguenza che a fronte del “nulla”, che ha caratterizzato il passato ed inficia il presente ed il futuro, gli elettori preferiranno, probabilmente, mantenere il “poco” che già conoscono. Del resto, i “competitor” sembrano essere senza memoria, non ricordano le passate cocenti sconfitte, avvolgendosi in un presente senza sogni e senza speranza.

Per comprendere il più basso livello che la competizione amministrativa ha raggiunto nella nostra città, è sufficiente porre mente alla circostanza che i futuri candidati a sindaco non hanno neppure inteso ascoltare le categorie produttive del territorio o avere un qualche dialogo con il mondo delle imprese. Anche se sono abbastanza disilluso: venticinque anni di incontrastato ed unico dominio hanno vanificato ogni prospettiva che non fosse conforme al VERBO.

Ad esempio, non vi è stata alcuna interlocuzione con gli imprenditori edili – e sono la maggioranza –  esclusi dagli appalti, dalle opere di urbanizzazione e di presunta riqualificazione edilizia, i quali, forse, pure potrebbero avere qualche idea sullo sviluppo urbanistico di Salerno, sicuramente non limitato all’edilizia residenziale a costi proibitivi, che in questi anni ha provocato lo spopolamento e la fuga delle giovani coppie.

E quando dico “ascoltare” non intendo il solito ed inutile convegno, come se ne vedono in giro, in cui il sempre eterno candidato a Sindaco svolge relazioni iniziali e conclusive in un dialogo sostanzialmente solitario e senza confronti, segno di quello spiccato “senso di se stessi” che si legge in tali iniziative.

Si riscontra, cioè, l’assenza di qualsiasi “intelligenza collettiva”, capace di tradurre in progetto vero le diverse posizioni, a volte vuote di ogni contenuto, se non quello di volersi assicurare “un posto al sole” nel prossimo Consiglio comunale, magari nel tentativo di salvaguardare le proprie posizioni.

Di conseguenza, il dibattito pare affidato a mere posizioni personali di coloro i quali hanno per decenni sostenuto, con convinzione, le scelte delle passate amministrazioni. Ecco, allora, che si impone il “cupio dissolvi” !!

Giuseppe Fauceglia

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3 COMMENTI

  1. La domanda a cui bisogna rispondere è perché il CAPO i i suoi rami vincono da trent’anni. Solo dopo aver dato una risposta esauriente sarà possibile costruire un’alternativa seria. Per quanto mi riguarda: lunga vita al CAPO!

  2. La funzione dei cittadini di verifica temporale del gradimento e della selezione verso chi li amministra , attraverso l’elezione di rappresentanti, si sta progressivamente svuotando di significato, a causa di due motivi.
    il primo è che ormai le elezioni sono una partita truccata, in quanto una parte del consenso degli elettori è frutto di uno scambio di favori con gli eleggendi, il che ne falsa completamente l’esito, la promozione o la bocciatura dell’amministrazione uscente. Questa alterazione del corretto rapporto eletto/ elettore condiziona poi anche il cattivo funzionamento della macchina amministrativa, in quanto, in caso di deviazioni, l’amministratore non interviene. Il secondo motivo del fallimento della consultazione elettiva va ricercato nello ormai scarsissimo radicamento dei partiti nella vita reale dei quartieri e delle problematiche quotidiane dei cittadini. Solo alcuni interessi particolari ricevono udienza a scapito del perseguimento di pubblici interessi. Le formazioni politiche, ormai svuotate di contenuti ideologici e interessati solo a logiche di acquisizione del consenso, si guardano bene dal presentarsi agli elettori con un programma chiaro e dettagliato di ciò che vorrebbero realizzare nella nuova legislatura, permettendo agli elettori (ammesso la reale volontà di attuarla) una scelta tra le varie formazioni candidate. Mancano inoltre personalità di spicco che possano essere apprezzate per il lavoro svolto e i risultati ottenuti nel corso della sua attività e per la sua correttezza e rettitudine.

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