Perché la maggior parte di cinema e teatri sono chiusi

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In virtù del nuovo decreto del governo Draghi da oggi possono riaprire cinema e teatri: malgrado ciò la maggior parte delle sale resta ancora chiusa.

Difficoltà economiche in alcuni casi, organizzative in altri. Sta di fatto che in zona gialla riaprono solo il 15% dei cinema, con le grandi catene che aspettano almeno maggio. Pesa il coprifuoco alle 22, che di fatto elimina la fascia di spettacoli più frequentata.

I cinema che riaprono sono solo il 15% del totale
La grande maggioranza dei cinema non ha riaperto oggi e non lo farà entro questa settimana. La possibilità di ripartire riguarda tutti gli esercenti che si trovano in zona gialla, ma tra loro solo il 15% ha deciso di riaprire. Si tratta di circa 120 cinema, secondo quanto riporta l’Anec, in tutta Italia.

Una netta minoranza che proverà a cavalcare l’onda degli Oscar e l’entusiasmo della riapertura. Le regole da seguire sono stringenti: capienza ridotta al 50% – con un massimo di 500 persone al chiuso e 1000 all’aperto – e divieto di vendere cibo e bevande (vera fonte di guadagno per molte attività).

L’ultimo spettacolo, al momento, è previsto alle 19.30, per permettere agli spettatori di lasciare la sala e avere il tempo di tornare a casa senza violare il coprifuoco notturno. Complice anche il poco preavviso, le uscite dei nuovi film sono ancora in fase di pianificazione. Le grandi catene al momento aspettano, se ne riparlerà nella seconda metà di maggio.

I teatri in crisi: si riapre quando la stagione è finita
A differenza dei cinema, che hanno spalmano la distribuzione dei film su 365 giorni, seppure con dei picchi in determinati periodi dell’anno, i teatri hanno una stagione che va dall’autunno alla primavera.

La ripartenza potrebbe essere quindi molto breve e comunque non per tutti: c’è chi lamenta i criteri troppo stringenti per accogliere il pubblico, tanto da non rendere economicamente sostenibile la riapertura. Molti teatri ripartiranno già nelle prossime settimane, ma il timore si concentra nelle realtà più piccole, dove la paura è che non si riesca a ripartire neanche con la prossima stagione in autunno. Il Covid potrebbe aver affossato ancora di più un settore già in crisi profonda da anni.

 

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