Festa 1 Maggio, ACLI: “Il Coraggio del lavoro che manca e che cambia”

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La Festa di questo Primo Maggio – è carica di preoccupazioni, contraddizioni e ferite profonde che dilaniano la vita quotidiana delle persone. Lo spirito della festa, già ridimensionato dall’endemica crisi del mercato del lavoro (oggi + 21mila i disoccupati) che segna la storia di questo Paese da anni, è fortemente compromesso dai dati forniti da Istat; 945mila le persone che hanno perso la loro fonte di reddito – il lavoro – dal febbraio 2020 ad oggi, di cui 277mila nel primo trimestre 2021.

A questi si aggiungano i quasi 2 milioni di persone costretti alla Cassa Integrazione, con una evidente incidenza sulla qualità del proprio reddito e degli stili di vita, e se non bastasse, il rischio non ancora domato, dello sblocco dei licenziamenti che a fine giungo, potrebbe interessare una platea di lavoratori enorme, che si aggira tra 60.000 e le 100.000 unità lavorative.

Ma il dato per cui sentiamo dover lanciare un grido d’allarme, riguarda il “popolo degli inattivi”; oltre 700mila persone che descrivono senza equivoci lo stato d’animo di una parte del Paese, delusa e scoraggiata, che sceglie di rinunciare ad assicurarsi un futuro.

Il periodo di pandemia, dunque, amplifica le fragilità strutturali del Paese e impoverisce le nostre comunità, non solo sotto il profilo materiale ma anche umano e relazionale, dilatando le fratture tra elité e popolo, tra politica e persone, tra “garantiti” e non. 

Abbiamo desiderato un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale – fedeli al mandato affidato da Papa Francesco alle ACLI – ma ora ci misuriamo con un contesto che pare incapace di ridurre le disuguaglianze e rimarginare le ferite di questo tempo di emergenza. Con questi presupposti, non siamo certi di aver qualcosa da festeggiare, ma consapevoli che occorre molto coraggio per non lasciarsi deprimere dagli eventi. Il lavoro diventa così un atto di coraggio quotidianopersonale e collettivo, che incarna e reclama le ragioni di una ripartenza, che abbracci realmente tutti e ci permetta di non perdere l’occasione per una vera conversione ecologica, sociale e civile.

Mentre si licenzia il Piano di Sviluppo e Resilienza, foriero di opportunità uniche, che meriteranno diffusa e condivisa responsabilità degli stakeholder nella sua fase attuativa, occorre agire subito – affermano le ACLI – avanzando al Governo delle proposte;

o   La proroga del blocco dei licenziamenti ed un Piano di rilancio dell’occupazione attraverso la riqualificazione delle professioni ed interventi di politica attiva a cui unire una seria infrastrutturazione del sistema duale;

o   Un Tavolo per l’inclusione lavorativa che valuti come, e con quali percorsi, gli investimenti mobilitati da Next Generation UE possano contribuire all’inserimento lavorativo delle persone in condizione di maggiore fragilità e che introduca una “clausola sociale” in base alla quale le con- cessioni pubbliche ai privati devono prevedere l’inclusione di una quota di lavoratori appartenenti alle fasce deboli in progetti di nuova imprenditorialità sociale da avviare nelle e con le comunità locali;

o   Reti di impresa più forti e allargate alla partecipazione del Terzo Settore non commerciale per favorire il consolidamento di un nuovo welfare, l’alternanza scuola-lavoro, l’inclusione lavorativa;

o   Incentivi per i lavoratori che acquisiscono la propria azienda (workers buyout);

o   Rafforzare i contratti di solidarietà: “lavorare meno per lavorare tutti”;

o   Rilancio dei patti territoriali, come forme di co-programmazione allo sviluppo;

o   Infrastrutture per unire e connettere i territori periferici: il lavoro a distanza può contribuire a un ripopolamento di queste aree;

o   Più risorse alla cooperazione allo sviluppo, nessuno di salva da solo;

o   Un Pilastro Europeo dei diritti sociali, vincolante per tutta la UE, che includa politiche sui migranti, contro il dumping contrattuale e per una fiscalità minima obbligatoria per tutti i paesi;

o   Messa al bando dei contratti di lavoro povero (il 13% dei giovani lavo- ratori è povero e il 30% percepisce meno di 800 € mensili);

o   Una riforma che vincoli gli ammortizzatori sociali allo sviluppo delle politiche attive e che sia veramente universale

o   Un patto per la pace e la cooperazione nel Mediterraneo che preveda l’introduzione di corridoi umanitari e ci obblighi a riscoprire la centralità del nostro Mezzogiorno nel contesto interculturale e di interdipendenza economica di quest’area.

Ristori, sostegni e sussidi, sono rimedi e non soluzioni, ancorché non sufficienti infatti, hanno mostrato forti vulnerabilità nella loro scarsa universalità ed utilità. Misure che porgono il fianco ad un precariato strutturale, che non è flessibilità, ma insicurezza ed obbligata mobilità sociale e territoriale. Le persone non possono scegliere fra lavoro precario ed un non lavoro.

La preoccupazione che esprimiamo come ACLI salernitane – afferma il Presidente Daniele Manzolillo – è quella per un lavoro che manca, unita alla consapevolezza di misurarsi male equipaggiati, con un lavoro che cambia. Ci preoccupano le donne e uomini del lavoro, ognuno con una storia personale che ha una sua dignità ed originalità, storie che i dati aggregati della pandemia non sanno raccontarci. Per queste ragioni ci sarà sempre più bisogno di imprenditori che contemperino profitto ed etica del lavoro nel rispetto della dignità umana.

Non può rassicurarci il pensiero che solo alcuni siano al sicuro, lo spirito della Festa del Primo Maggio è inclusivo; risiede nella consapevolezza di dover sortire insieme delle difficoltà e preoccupazioni di coloro che un lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso, di quelli che probabilmente lo perderanno, di quelli che si sono arresi a cercarlo e di quelli che, pur mantenendone uno, devono farlo dentro una prospettiva di incertezza e fatica.

Come corpo intermedio e movimento popolare, le ACLI salernitane sono determinate a lavorare per assicurare uno sforzo straordinario capace di ricucire gli strappi di questo tempo, per assistere le persone, affiancarle e tutelarle dentro gli spazi di servizio al cittadino, attraverso la rete dei nostri Servizi e dei nostri Circoli, presidi di socialità, che con fatica restano aperti per non abdicare alla loro funzione di sentinelle del territorio.

Da ultimo – si legge nella nota delle ACLI – rivolgiamo un pensiero alle donne, che continuano a sostenere sforzi enormi per ricomporre le fratture provocate dalla pandemia, conciliando con estrema fatica la vita lavorativa con quella di cura degli affetti ed al mondo giovanile, così provato da questo periodo, in cui le mura domestiche sono diventate scuola, palestra e luoghi di surrogata socializzazione.

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