Pensioni, le ipotesi: età flessibile da 62 anni, anticipo per donne e tutele per giovani

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I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil stanno continuando il pressing sul presidente del Consiglio Mario Draghi e sul ministro del Lavoro Andrea Orlando affinché aprano una trattativa sulla riforma delle pensioni. Ne hanno parlato anche durante il vertice a Palazzo Chigi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (pnrr)

Il problema principale è trovare una soluzione per gestire la fase post Quota 100. I sindacati, qualche giorno fa, hanno inviato al Governo la loro piattaforma aggiornata composta da un documento in 11 punti

L’ipotesi delle tre confederazioni ruota attorno all’età di pensionamento flessibile a partire dai 62 anni oppure con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età

Allo scadere di Quota 100, il timore è che si torni ai normali requisiti. In questo caso si verrebbe a formare uno scalone di 5 anni ossia dai 62 anni d’età e 38 di contributi si passerebbe ai 67 anni d’età per avere la pensione di vecchiaia

La proposta di Cgil, Cisl e Uil è che chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 possa andare in pensione, senza penalizzazioni, a partire dai 62 anni d’età oppure con 41 di contributi

Per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996, e che quindi ricadono nel calcolo dell’assegno interamente contributivo, la richiesta è che si riduca l’importo maturato per accedere alla pensione anticipata, da 2,8 a 1,5 l’assegno sociale

Le proposte dei sindacati sono però molto costose e difficilmente potranno essere accettate dall’esecutivo. Altre ipotesi arrivano dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico che ha avanzato l’idea di un pensionamento in due fasi: la pensione potrebbe scattare su base volontaria a 62-63 anni con l’assegno calcolato solo sulla parte contributiva e magari accompagnata dalla staffetta generazionale, ovvero l’assunzione di un giovane; oppure al raggiungimento dei 67 anni con l’importo che diventerebbe pieno perché integrato con la parte retributiva

Altre ipotesi sono il contratto di espansione e l’isopensione, due forme di accordo tra azienda e sindacati. Il contratto di espansione permette l’uscita dal lavoro fino a 5 anni prima, mentre l’isopensione fino a 7 anni prima

I sindacati chiedono poi di ampliare l’Ape sociale tenendo conto, in particolare, dei lavori gravosi e usuranti e dei disoccupati. La misura, che prevede di andare in pensione a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi a seconda della categoria di appartenenza, è già stata prolungata fino a fine 2021 e potrebbe essere nuovamente prorogata

Uno dei punti del documento di Cgil, Cisl e Uil, è poi la richiesta, che ha ricevuto il sostegno della ministra per il Mezzogiorno Mara Carfagna, di anticipare la pensione per le donne di un anno per ogni figlio e di riconoscere un anno di contribuzione in più per ogni 5 anni di lavoro di cura di disabili o anziani a carico

Per tutelare invece i lavoratori più giovani, che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 e non dispongono dell’integrazione al minimo per le pensioni più basse del regime retributivo ricadendo esclusivamente nel contributivo, c’è l’idea di introdurre una pensione di garanzia legata agli anni di contributi e anche ai periodi di disoccupazione e formazione. Prevedere un minimo, rapportato ai versamenti effettuati, ai periodi di disoccupazione e sottoccupazione e di formazione

Sempre diretta ai giovani c’è la proposta di un nuovo periodo di silenzio assenso per l’iscrizione alla previdenza complementare. Dopo sei mesi, salvo esplicita rinuncia, l’iscrizione alla previdenza complementare dovrebbe scattare automaticamente. L’obiettivo è aumentare la platea degli iscritti e, per farlo, si chiede anche un abbassamento del prelievo fiscale

Sulla quattrodicesima, che attualmente spetta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito complessivo individuale fino a un massimo di 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, i sindacati chiedono una minore tassazione fiscale e il ripristino della piena rivalutazione

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