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Taiwan, risalita dei contagi covid: il Paese verso il lockdown

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L’isola non è mai entrata in lockdown e le persone sono state abituate a vivere una vita quasi normale. Ecco perché sorprende la denuncia dell’aumento dei contagi e il relativo inasprimento delle limitazioni.

L’isola si è chiusa da subito e ha applicato in modo rigoroso il tracciamento e test dei contatti e le rigide quarantene per i pochissimi viaggiatori in arrivo. I controlli della temperatura e l’igienizzazione delle mani sono stati sempre comuni e le mascherine richieste da subito in molti luoghi pubblici (anche se non nelle scuole).

Da questa settimana, però, le restrizioni a Taipei hanno raggiunto il livello più alto dall’inizio della pandemia dopo la segnalazione di un record giornaliero di 180 nuove infezioni trasmesse localmente. Il governo ha innalzato le restrizioni nella città al livello 3 su 4 e nonostante non si tratti di un blocco totale, alcuni residenti si sono recati nei supermercati per fare scorta di cibo, carta igienica e altri prodotti giudicati essenziali.

Le restrizioni includono il divieto di raduni al chiuso di più di 5 persone, all’aperto di 10 e l’obbligo di mascherine all’aperto per la prima volta.

Molti luoghi pubblici di intrattenimento in tutta l’isola saranno chiusi (non gli uffici, le scuole o i ristoranti). Il sindaco di Taipei Ko Wen-je ha esortato le persone a rimanere a casa quanto più possibile, aggiungendo che le scuole dovrebbero attivare insegnamenti online.
Ondata dalle compagnie aeree, quasi nessun vaccinato
Pare che l’aumento dei casi sia iniziato alla fine di aprile a partire da un gruppo di lavoratori delle compagnie aeree. I confini di Taiwan sono stati per lo più chiusi ai visitatori stranieri dalla scorsa primavera, ma i lavoratori altamente qualificati non taiwanesi sono stati ammessi nell’ambito di un programma chiamato «carta d’oro», che il governo ha promosso in modo aggressivo durante la pandemia. Dal 31 gennaio dello scorso anno sono state emesse più di 1.600 carte oro, più del quadruplo rispetto al 2019 e si è configurata una sorta di «fuga di cervelli inversa».

D’altra parte i vaccinati sull’isola sono pochissimi: lo 0,14% della popolazione, innanzitutto perché non ce n’è mai stato bisogno, ma anche perché le autorità non hanno scelto il vaccino cinese e hanno ordinato milioni di dosi da Moderna e AstraZeneca, ma ne hanno ricevute pochissime.

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