Il settore wedding si lecca le ferite, ma riparte (di Tony Ardito)

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In conseguenza dei provvedimenti introdotti al fine di contenere in limiti gli effetti della pandemia, a livello nazionale e locale, anche il settore del wedding ha subito pesanti ripercussioni.

Le imprese che operano in tale segmento sono state, tra l’altro, penalizzate dal crollo di eventi, congressi, fiere e delle attività culturali e di attrazione turistica.

In base al cronoprogramma delle riaperture varato dal governo Draghi, dal prossimo 15 giugno saranno possibili, pure al chiuso, le feste e i ricevimenti successivi a cerimonie civili o religiose, tramite uso della “certificazione verde”.

Si consideri che lo scorso anno, in Italia, sono stati celebrati 96.687 matrimoni, pressocché la metà dei 184 mila del 2019, accelerando il trend di decrescita degli ultimi anni. Basilicata (-70,7%), Puglia (-59,5%), Calabria (-57,9%), Molise (-56,8%), Campania (-56,0%) e Abruzzo (-54,1%), sono le regioni che rispetto al 2019 registrano una maggiore riduzione del numero di nozze celebrate.

Quello delle cerimonie e wedding è un comparto assai articolato, in cui operano numerose categorie di attività, le quali spaziano dalla ristorazione all’intrattenimento; dall’atelier agli addobbi; dall’abbigliamento ai viaggi e così via.

All’interno di tali ambiti si individuano 30 settori economici, di cui taluni sono fortemente specializzati, con una più accentuata dipendenza dall’andamento del mercato: organizzatori feste e cerimonie, wedding planner, musicisti, cantanti e deejay, fotografi e aziende che realizzano bomboniere.

Secondo una analisi predisposta in collaborazione con l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, nel perimetro dei settori interessati dalla domanda di beni e servizi per cerimonie e wedding si contano ben oltre il mezzo milione di imprese, pari al 9,2% dell’intero sistema imprenditoriale.

Sulla base delle rilevazioni, molti dei segmenti rientranti nel wedding figurano tra quelli che nel 2020, rispetto all’anno precedente alla pandemia, hanno registrato cali di fatturato delle MPI superiori a quello medio del -25,5%: trasporto persone (-73,8%), pasticcerie (-36,7%), moda – tessile, abbigliamento, calzature, occhiali e gioielleria (-35,9%), comunicazione – grafici e fotografi (-33,7%) e area benessere – acconciatori ed estetica (-33,6%).

Le imprese del wedding incidono ancor più significativamente sulla economia dei territori di Marche (11,6%), Toscana (11,5%), Valle d’Aosta (11,1%), Abruzzo (10,1%), Campania (10,1%) e Friuli-Venezia Giulia (10,0%).

di Tony Ardito

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