I 75 anni della Repubblica (di Cosimo Risi)

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75 anni sono una bella età, la forma è buona, qualche acciacco si avverte, la disciplina di vita aiuta a tirare avanti. I consigli che il geriatra darebbe al paziente si rivelano saggi anche per la Repubblica. Oggi, per il suo genetliaco, indossa l’abito sobrio della cerimonia ridotta al minimo da pericolo sanitario. Le Frecce Tricolori disegnano il cielo di Roma, che è bello quand’è bello, ad imitare quello lombardo di Manzoni.

La compostezza del momento invita a riflessioni dello stesso tenore. Stiamo uscendo da una terribile minaccia alla nostra salute, i decessi fra i civili sono numeri da bollettino bellico,  ci accingiamo a superare le ristrettezze economiche. Le cifre, anche in questo caso, sono da disastro. L’ISTAT certifica che abbiamo recuperato oltre centomila posti di lavoro a fronte di una perdita di 800 mila pre-COVID. Il saldo è negativo anche se tendente a decrescere.

Nella crisi si apprezza ancora più la lungimiranza dei padri costituenti. L’articolo della Carta  che consente la cessione di sovranità a favore di organizzazioni internazionali fu presago. L’attualità rende giustizia a quanti non si sono rassegnati alle lusinghe del fai-da-te politico: il bric-à-brac della sovranità nazionale ritrovata. Non vale per l’Italia il motto vincente dei Brexiters: take back control, riprendiamoci il controllo di legiferare e comandare.

In quale materia dovremmo legiferare? A chi e per chi comandare? Il nostro spazio di manovra è limitato dal contesto internazionale.  Siamo esposti ai venti del mondo, specie a quelli che soffiano dal Mediterraneo meridionale. Appena pochi giorni fa abbiamo ricevuto parte del Governo libico per regolare il khamsin (50 in arabo), il vento rovente del deserto che dura cinquanta giorni.

La nostra è un’imbarcazione in complesso solida che può varcare gli oceani in seno ad un convoglio. E d’altronde le portaerei non navigano mai da sole. Il convoglio porta il vessillo europeo.

E’ motivo di orgoglio per il funzionario dello Stato esibire dietro alla scrivania il ritratto del Presidente della Repubblica fra il tricolore e la bandiera stellata. Ti senti investito di un’autorità superiore, rappresenti il Paese e il Continente. Sei la parte del tutto: della regione del mondo che sta cercando di riscrivere la storia dopo che la sua penna si è consumata in due immani guerre civili.

La Festa d’Europa è caduta un mese fa, quella della Repubblica cade oggi. Le due date, distanti un mese, sono vicine. La Repubblica è funzionale all’Unione quanto l’Unione è funzionale alla Repubblica. Da stato membro fondatore abbiamo una responsabilità in più. Siamo chiamati a segnare la rotta. Per ritrovare la dignità dell’attore globale e non recitare la parte del comprimario in un copione scritto da altri.

Il Presidente della Repubblica sceglie la ricorrenza per nominare i Cavalieri del Lavoro. Le nomine giungono quanto mai forgiate sull’attualità. Occorre restituire la fiducia ai cittadini nella capacità di produrre, secondo i dettami dell’innovazione e della compatibilità. The New Green Deal fu il programma enunciato dalla Commissione von der Leyen nel 2019, è la pista di Next Generation EU. Siamo il parametro su cui misurare il successo del programma. Riusciremo a spendere bene, abbiamo ragionevoli aspettative che divenga permanente.

I nomi scelti per l’onorificenza rispecchiano lo stato dell’arte. Imprenditori e imprenditrici del fare bene. Fra loro figura un allevatore – agricoltore campano, che pratica la sostenibilità da prima che la parola divenisse di moda. La Tenuta Vannulo di Antonio (Tonino) Palmieri è un modello di riferimento. Il titolo è dato alla persona e, insieme, al modo di produrre. Premia la lealtà verso il territorio.

di Cosimo Risi

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