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Pregliasco: “Virus rimarrà endemico per almeno 2 o 3 anni”

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Cosa aspettarsi, per i prossimi mesi, dalla situazione sanitaria legata ai contagi di coronavirus? A fare il punto della situazione, in un’intervista concessa al quotidiano “La Stampa”, è stato Fabrizio Pregliasco, ricercatore di virologia presso l’Università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi.

“Una quarta ondata? È il colpo di coda di cui siamo in attesa. Il virus rimarrà tra noi, ma con conseguenze minori grazie ai vaccini”, ha spiegato l’esperto.

E, a proposito della possibilità di raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, Pregliasco ha precisato che, “senza scendere sotto i 12 anni sarà irraggiungibile, ma ci si potrà avvicinare. Non è così importante però, si tratta solo di un modello matematico. Il virus rimarrà endemico per almeno due o tre anni e ciò che conterà sarà rivaccinare le categorie a rischio per tenerle lontano dai guai”, ha aggiunto

E per gli altri? “La praticità suggerirà di non vaccinarli, così come avviene per l’influenza. L’anno prossimo si coprirà solo chi ne avrà più bisogno e con vaccini aggiornati per tutte le varianti”, ha continuato. Sempre a proposito delle varianti, l’esperto ha definito possibile il fatto che la variante indiana diventi prevalente in Italia, definendola “più contagiosa dell’inglese”, dato che “infastidisce non gravemente anche i vaccinati con una dose”. I vaccini, contro queste mutazioni del virus, sono efficienti?

“Alcuni studi affrontano questo tema, in particolare relativamente ad una debolezza di AstraZeneca e Johnson&Johnson verso la variante sudafricana, ma non emergono grandi differenze. La vaccinazione è questione di copertura della popolazione più che del singolo individuo”, ha riferito.

Attualmente, secondo il virologo, la situazione è migliorata, anche se non bisogna abbassare la guardia. “Da aprile tutti i parametri ci dicono che la situazione epidemiologica è in continuo miglioramento, ma non possiamo dimenticare che questo è il risultato di mesi di sacrifici, chiusure e zone rosse. A forza di riaperture ora c’è la possibilità di un colpo di coda del virus”, ha sottolineato ancora Pregliasco, indicando giugno come possibile mese per nuove ondate di contagi.

“In giro ci sono almeno 240 mila positivi accertati, che potrebbero essere anche il doppio. Mezzo milione di infetti continuano a rappresentare un pericolo per chi non è ancora vaccinato e, in ogni caso, mantengono alta la catena dei contagi”, ha detto inoltre, analizzando i dati recenti. I vaccini stanno facendo la differenza però. “Non ci saranno più tanti ricoveri e morti. Una differenza non da poco”, rispetto agli scorsi mesi, ha spiegato ancora Pregliasco.

“La vita all’aperto ci protegge dal virus più del previsto, ma pian piano il contagio si diffonde. Sarebbe importante in questa fase rilanciare il tracciamento per contrastare e monitorare meglio la diffusione del virus”, ha aggiunto ancora il virologo. Ponendo, infine, l’attenzione sui più giovani. “Su di loro l’impatto della malattia è minimo, ma va ricordato però che sono forti diffusori del virus verso i famigliari e che coprirli significa proteggere il funzionamento delle scuole e aiutare l’immunità di gregge”, ha concluso, facendo riferimento alla campagna vaccinale dedicata agli adolescenti.

“I vaccini per loro sono ancora più sicuri e così si liberano dal problema di contagiare i parenti”, ha spiegato. A breve, poi, potrebbe anche concretizzarsi la possibilità di togliere le mascherine. “Secondo me l’idea migliore è aspettare che si raggiunta il 50% di vaccinati con due dosi per toglierla all’aperto. Entro luglio dovremmo farcela”, ha commentato Pregliasco.

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