La missione europea di Biden (di Cosimo Risi)

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E’ la prima volta all’estero da Presidente, per Joe Biden. La missione europea comincia con il G7 in Cornovaglia, che il Premier britannico impudicamente paragona alla Costiera amalfitana, prosegue a Bruxelles con i vertici NATO e UE, termina a Ginevra con il bilaterale con Vladimir Putin.

Un crescendo di tensione diplomatica: prima gli appuntamenti relativamente facili con i paesi amici e poi l’osso duro del Presidente russo. Vuole arrivarci con il ritrovato sostegno degli alleati tradizionali. Agli europei accorda la riduzione dei dazi commerciali imposti dal predecessore e il silenzio sul gasdotto Russia – Germania, al Giappone il linguaggio assertivo verso la Cina.

Il vertice in Cornovaglia si apre anche a India, Sudafrica, Corea del Sud, Australia, per modellare plasticamente la cintura di sicurezza attorno alla Cina, il rivale strategico che  minaccia la pax liberal-democratica. Il motto America is back, l’America è tornata, ha questo significato: riaffermare la superiorità dei valori cosiddetti occidentali sull’efficienza illiberale dei regimi autoritari. A Pechino si attribuisce un disegno egemonico in termini ideali che ne sostanzia il primato commerciale  e l’ascesa politica nella classifica mondiale.

Le interdipendenze sono forti, è quanto affermano i leader europei, specie la Germania con la bilancia attiva con la Cina, i legami vanno rimodulati e non cancellati. Si deve collaborare sul clima, rivaleggiare sul commercio, affermare il rispetto dei diritti umani a Hong Kong e altrove.

Non tutti i colloqui con gli alleati filano lisci. L’atmosfera è diversa rispetto all’epoca Trump. Lo stile di Biden è affabile nei modi quanto fermo nei contenuti. L’origine irlandese lo porta a sospettare dell’irredentismo britannico riguardo al confine fra le due Irlande. Il punto è oggetto di rimostranze da parte delle delegazioni UE, l’invito a Johnson a rispettare i patti è deciso. La risposta del britannico lo è altrettanto. L’onda lunga di Brexit è lungi dall’esaurirsi.

L’esibizione della Famiglia Reale al completo serve all’immagine di un Regno coeso attorno a Sua Maestà. Se ne festeggia il compleanno in tono minore per la fresca vedovanza, l’umore della Regina sembra buono, scherza con i leader nella foto di gruppo dove siede al centro.

All’Italia spetta introdurre i temi economici. La sapienza di Mario Draghi è richiamata da Johnson. La ricetta è affidata alla crescita per contrastare l’effetto deleterio del debito prodotto dalla pandemia. La crescita deve avere un profilo sociale grazie al contrasto alle diseguaglianze. La sfida all’autoritarismo esterno ed al sovranismo domestico si vince con il consenso popolare. E questo lo si guadagna con l’equità.

A margine si trattano i punti riservati. Quello relativo al nuovo Segretario Generale NATO è oggetto di rivalità fra Regno Unito e Italia.  Johnson disegna il profilo ideale del candidato attorno a due caratteristiche: essere donna e già Primo Ministro. E’ la foto in filigrana di Theresa May, la sua predecessora a Downing Street. L’Italia potrebbe candidare alcuni ex Presidenti del Consiglio, non sono donne. I giochi sono aperti, il mandato di Jens Stoltenberg scade nel 2022,  occorre il consenso di tutti gli stati membri, la Turchia potrebbe avere idee diverse.

Il ripiegamento americano sul fronte interno trova il correttivo in Europa. Gli alleati non vanno lasciati soli, bisogna però caricarli di nuove responsabilità, specie in materia di sicurezza. La posizione americana è la bussola su cui orientarsi nelle situazioni delicate. America is back, solo che non è più la stessa dell’immediato dopoguerra né del collasso dell’Unione Sovietica. L’Europa è come il ciclista: non può restare in “surplace” più di qualche istante.

di Cosimo Risi

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