Ass. ‘Io Salerno’: il pane e la ciampa

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“Ognuno deve avere di pane quanto tiene di ciampa”, ci ripeteva il Nonno ogni volta che sapeva di compaesani che avevano chiesto aiuto alla Cassa Cattolica del paesello di collina. Era convinto che chiedere un prestito fosse l’anticamera del fallimento.

La ‘ciampa’, ovviamente, non era una nuova unità di misura, ma solo un generico riferimento alle ‘dimensioni del piede’. In sostanza, il Nonno voleva dire che bisogna avere consapevolezza dei propri limiti e rispettarli pienamente nel programmare le scelte della vita.

Per una Città, la ‘ciampa’ di riferimento è costituita dai parametri geografici, demografici, economici e sociali. Tra essi, sono certamente prioritari gli indicatori di crescita della popolazione e delle attività produttive, con relativi valori di natalità e mortalità, le capacità amministrative, organizzative e tecniche, le professionalità, le nuove ricchezze prodotte, e quelle disponibili, con riferimento alle diverse aliquote applicate ed alle relative agevolazioni e maggiorazioni.

Quindi, amministrare nel rispetto della ‘ciampa’ significa assumere impegni nei limiti delle proprie forze, ricorrendo in misura saggia ed equilibrata agli aiuti esterni. In verità, di aiuti il Nonno non voleva proprio sentirne parlare. Ma, quelli, erano altri tempi.

Nei giorni scorsi, è stato diffuso l’elenco delle 1.750 Città, su 7.904, più indebitate d’Italia ed a rischio dissesto a causa di prestiti statali acquisiti per pagare le imprese fornitrici. Siamo al quarto posto! Allarme generale. E’ stato detto: nessuno poteva immaginare!

In verità, le criticità finanziarie erano presenti da tempo nel Bilancio Comunale e chi ha avuto la costanza di leggerci ricorderà che, già nel Marzo 2019, mettemmo in guardia dai pericoli di un indebitamento che aveva le sue origini e le sue condizioni di crescita. Non era certo il frutto di nefaste congiunzioni astrali.

Per capire, dobbiamo premettere che le anticipazioni di liquidità della Cassa Depositi e Prestiti ebbero origine a seguito del D.L. 35/2013 che consentiva, alle amministrazioni in difficoltà nei pagamenti di debiti commerciali, di chiedere le somme necessarie ad onorare gli impegni contro l’obbligo del rimborso su base trentennale.

E, dobbiamo anche dire che nel Consuntivo 2019 risultano contabilizzati interventi della specie per 168milioni di euro, tra i 363milioni di natura finanziaria e i 563milioni complessivi, mentre il risultato finale chiude con un disavanzo di Amministrazione di 195milioni, come documentato dalle scritture contabili, attributo per 190milioni ai Fondi Accantonati in funzione delle norme vigenti (fonte: Bilancio).

Una situazione già non facile, anche perché nel Bilancio Consolidato del Gruppo Amministrazione Pubblica, cioè Comune e Partecipate, i debiti complessivi salgono a 583milioni di euro, di cui 369milioni di natura finanziaria (fonte: Bilancio Consolidato).

Ora, è successo che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2021, ha stabilito che il rimborso delle anticipazioni deve avvenire in tre anni, non in trenta, e che l’Associazione dei Comuni Italiani, Anci, è intervenuta quantificando per la nostra Città l’importo della prima quota annuale, valida già per il 2019, in 42milioni di euro, ritenendola potenziale causa di dissesto (fonte: Money). Certo, potrebbe anche non essere così, ma nel 2020 il Comune ha assunto una nuova anticipazione di 43milioni che è andata ad accrescere fino a 56 milioni (42+(43:3)) l’onere annuale a carico dell’Ente. Non sappiamo, e nulla diciamo. Ci aspettiamo, però, che dicano altri, più esperti e consapevoli.

Peraltro, nel 2020, le entrate proprie dell’Ente sono state fortemente impoverite dalla crisi sia relativamente ai tributi propri, come spazzatura, Imu, occupazione suolo, soggiorno e altro, sia alle entrate patrimoniali e per i servizi a domanda, come asili, aree sportive, teatro, e altre, al punto da aver costretto alla richiesta della nuova anticipazione di cui si è appena detto (fonte: Previsione 2020).

Così, pur con ogni approssimazione, appare purtroppo concreto il pericolo di una situazione finanziaria estremamente critica, non risolvibile senza superiori interventi governativi.

Probabilmente, è questo il motivo per il quale l’Ente ha disatteso il termine del 31 Maggio per la delibera del Bilancio Consuntivo 2020 e quello Preventivo 2021, ponendo le condizioni per l’attivazione della gestione provvisoria con tutte le limitazioni previste dall’art. 163 del Testo Unico Enti Locali che impone di contenere le spese nei limiti necessari ad impedire danni patrimoniali.

C’è da dire anche che, nel caso della mancata approvazione del documento contabile, è attivabile la procedura di scioglimento del Consiglio Comunale ai sensi degli artt. 227 e 141 TUEL.

In ogni caso, se, come dice l’Anci, fossero davvero presenti disequilibri da dissesto, il danno sarebbe enorme. Per un periodo di cinque anni ci sarebbe una consistente riduzione delle spese per i servizi ai cittadini con la crescita dei tributi locali ai livelli massimi. Già oggi, siamo al terzo posto in Italia, per questi. Epperò, ci sono anche provvedimenti gravi a carico degli amministratori responsabili.

C’è da sperare che il Governo intervenga, magari coprendo anno per anno il rimborso delle quote delle anticipazioni ovvero facendosi carico dell’intero debito residuo. Tuttavia, i Comuni che sono privi di questo peso non sembrano d’accordo. E. in verità, sono una netta maggioranza.

C’è chi, pur riconoscendo che si vive meglio senza debiti che con i debiti, sostiene che la vita di oggi li renda opportuni e utili, se classificabili ‘buoni’. Purtroppo, non abbiamo elementi per catalogare come tali le anticipazioni di liquidità del Comune.

Quello che appare assolutamente evidente, in questa situazione, è che abbiamo probabilmente disatteso la regola della ‘ciampa’ del Nonno, impegnandoci in progetti gravosi e in esborsi che, ora, dovremo prepararci a pagare. Tutti.

E, forse è anche giusto che sia chiesto a noi, il rimborso, non ai nostri figli. Se errori ci sono stati, non possiamo pensare di scaricarli su di loro. Non sarebbe una prova di amore.

Questa Città ha bisogno di molto amore.

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1 COMMENTO

  1. Quasi trentamila abitanti in meno in un quarto di secolo, come se fosse sparita una cittadina come Pontecagnano. Desertificazione dell’apparato produttivo, livelli di occupazione a picco eppure la tassazione continua a tenersi a livelli esorbitanti per non per sostenere i servizi ma opere mastodontiche che avrebbero dovuto proiettarci verso un futuro turistico tanto immaginifico quanto improbabile. Territorio svenduto ai palazzinari che costruiscono vani su vani in assenza di domanda, solo per fare cassa. Ma i salernitani preferiscono tenere la testa sotto la sabbia e continuano a vivere nella bolla immaginaria creata dal pifferaio magico mentre la città si sgretola sotto i loro occhi. A loro basta che i granata siano in A.

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