Variante Delta in Italia e zone rosse mirate: perché ora rischiamo nuovi lockdown locali

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Ieri Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di Sanità, a SkyTg24 ha spiegato che in caso di individuazione di nuovi cluster non è escluso che possano essere ripristinate nuove zone rosse come conseguenze di un più ampio tracciamento. «Dobbiamo lavorare nella maniera più intensiva sul tracciamento e sul sequenziamento, perché solo in questo modo riusciamo ad intercettare segnali di diffusione della variante indiana», ha spiegato sottolineando che l’Italia sta sequenziando «nella media europea».

Ma, ha aggiunto, se si aumenta il sequenziamento, «ci sono poi delle decisioni che devono seguire per cercare di contenere il tutto, altrimenti il sequenziamento diventa un esercizio inutile». Quindi vanno fatte delle zone rosse? «Se necessario – ha risposto – vanno create delle zone per fermare i cluster, come ad esempio è successo in Umbria quando si è verificata la diffusione della variante brasiliana». Per questo la raccomandazione contenuta nella circolare del ministero della Salute è quella di rafforzare il tracciamento, considerando che la variante Delta può essere associata a un rischio più alto di ricoveri.

Variante Delta: caratteristiche e sintomi
Ma quali sono le caratteristiche e i sintomi della variante Delta (mentre oggi emerge anche la variazione Delta Plus)? La Stampa spiega oggi che gli studi condotti fino a questo momento parlano di un aumento tra il 40 e il 60% della trasmissibilità rispetto a quella Alfa, che a sua volta era più contagiosa del 50% rispetto al ceppo originario di Wuhan. L’aumento dei ricoveri in Gran Bretagna nella popolazione britannica non vaccinata fa pensare anche che possa essere più aggressiva, ma non nei confronti delle persone completamente immunizzate dal vaccino o guarite da Covid-19.

I dati dello studio britannico Zoe CovidSympton evidenziano che il sintomo più diffuso all’inizio è il mal di testa, seguito da mal di gola, naso che cola e febbre. Invece la tosse e la perdita dell’olfatto, tipici del ceppo originario di Sars-Cov-2, sono praticamente inesistenti. «Il rischio dei sintomi lievi – sostiene con il quotidiano il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza -rischiano di essere scambiati magari per un raffreddore soprattutto tra i più giovani che hanno meno probabilità di sviluppare una malattia grave».

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