Variante Delta, sintomi ed efficacia dei vaccini: le ultime FAQ

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Tornano a risalire i casi di coronavirus in Italia. Dopo tre mesi di calo continuo, la curva del contagio ha invertito la sua tendenza. Giovedì 8 luglio i nuovi positivi erano 1.394, contro i 1.010 del 7 luglio, con un tasso di positività che in 24 ore è passato dallo 0,56% allo 0,8%. L’Rt nazionale – stando agli ultimi dati elaborati dal monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute – è in risalita a 0,66

La pandemia non è finita. Dobbiamo avere grande prudenza e attenzione, soprattutto per le varianti che sono elementi di ulteriore preoccupazione in un quadro che va seguito con grande attenzione “, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza. I vaccini funzionano contro le varianti? I tamponi riescono a individuarle? Ecco cosa ha detto l’Istituto Superiore di Sanità nelle ultime FAQ pubblicate sul sito ufficiale

Dai dati elaborati dall’Iss provenienti dall’Anagrafe nazionale vaccini e dalla sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus Sars-CoV-2 relativi al periodo tra il 21 giugno e il 4 luglio, il vaccino contro il Covid-19, se si sono completate le due dosi previste, è efficace circa all’80% nel proteggere dall’infezione e fino al 100% nel proteggere dagli effetti più gravi della malattia, per tutte le fasce di età

QUALI SONO LE VARIANTI CHE PREOCCUPANO? – Al momento, le varianti che l’Ecdc – Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie – ritiene preoccupanti sono quattro, considerate le più pericolose. Si tratta delle varianti Alpha (inglese), Beta (sudafricana), Gamma (brasiliana) e Delta (indiana). Ad oggi, la dominante in Italia è ancora la Alpha (con il 37% di trasmissibilità in più rispetto ai ceppi non varianti). Presto, come è successo ad esempio nel Regno Unito, si pensa che verrà soppiantata dalla Delta

In queste varianti, definite Voc (variants of concern, letteralmente: varianti che destano preoccupazione), il virus presenta delle mutazioni della proteina spike, quella che permette al Covid di attaccarsi alle cellule. Tutte e quattro le varianti hanno mostrato una maggior trasmissibilità rispetto al ceppo originario

I VACCINI FUNZIONANO CONTRO LE VARIANTI? –  Stando a quanto si legge sul sito dell’Iss, “i primi studi affermano che il ciclo completo dei quattro vaccini già approvati rimane protettivo nei confronti di tutte le Voc”. I preparati di Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson sono quindi efficaci contro le mutazioni considerate più preoccupanti dalle autorità sanitarie

UNA SOLA DOSE DI VACCINO PROTEGGE DALLE VARIANTI? – A differenza di quanto osservato rispetto alla doppia dose di vaccino, “diminuisce l’efficacia che si era evidenziata dopo la prima dose” sul ceppo originario del Covid

I FARMACI FUNZIONANO CONTRO LE VARIANTI? –  Per quanto riguarda i farmaci attualmente in uso o in sperimentazione contro il Covid, l’Iss scrive che “non ci sono ancora evidenze definitive” sulla loro efficacia contro le varianti. Tuttavia, “alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia se usati singolarmente, mentre continuano a funzionare i mix di due anticorpi

I TEST IN USO SONO IN GRADO DI RILEVARE LE VARIANTI? – In linea generale, i test diagnostici in uso “funzionano correttamente” anche nel rilevare la presenza di un’infezione causata da una variante Covid. Il Ministero della Salute “raccomanda l’uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S”

L’Iss specifica che “si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioé letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità”

UN TEST ORDINARIO PUÒ RILEVARE UNA VARIANTE? – Per poter distinguere se un’infezione da Covid-19 è determinata da una variante, “è necessario un test specifico altamente specialistico”. Si tratta del “sequenziamento”, operazione con cui si determina l’esatta composizione del genoma del virus. Questo tipo di analisi non è a disposizione del pubblico, ma viene effettuata solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica

LE VARIANTI PROVOCANO FORME CLINICHE GRAVI O LETALI? – L’Iss risponde che “secondo il censimento dell’Ecdc, le varianti del virus considerate preoccupanti hanno tutte mostrato evidenze di un impatto sulla gravità della malattia

LE VARIANTI COLPISCONO IN MANIERA PARTICOLARE I BAMBINI? – Si è ipotizzato che le varianti del Covid fossero più trasmissibili tra soggetti di giovane o giovanissima età. L’Iss smentisce questa ipotesi, dicendo che “nessuna variante tra quelle studiate ha mostrato di essere più aggressiva nei confronti di una particolare fascia di età. Tutte si sono rivelate maggiormente trasmissibili nella popolazione generale rispetto al virus originale”

LE MISURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE CAMBIANO CON LE VARIANTI? – Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani”, si legge sul sito dell’Iss. L’Istituto specifica però che “la possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione”

QUALI SONO I SINTOMI DEL COVID IN GENERALE? – I sintomi più comuni che colpiscono l’uomo includono problemi respiratori e febbre. Nei casi più gravi, l’infezione può portare a polmonitesindrome respiratoria acuta grave (SARS), insufficienza renale e alla morte

QUALI SONO I SINTOMI DELLA VARIANTE DELTA? – Uno studio inglese, basato sui dati raccolti attraverso l’applicazione di monitoraggio ZOE Covid Symptom Study, ha rilevato che i sintomi più comuni di chi ha contratto l’infezione da variante Delta variano leggermente da quelli del ceppo originario. In particolare, oltre alla perdita del gusto (già tipica degli altri ceppi di Covid): mal di testa, naso che cola, gola infiammata e, soprattutto, starnuti

Va sottolineato che, secondo lo studio, “sono stati segnalati meno sintomi e in un periodo di tempo più breve da coloro che avevano già avuto una dose di vaccino”. Questo porterebbe a dire che chi si contagia dopo almeno una dose di vaccino “si ammala meno gravemente e migliora più rapidamente”

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