Bollette di luce e gas in aumento, ecco perché l’energia costa sempre di più

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Il costo dell’energia continua a salire e gli italiani se ne accorgeranno sulle prossime bollette di luce e gas. Lo ha anticipato il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante il convegno della CGIL organizzato a Genova lo scorso 14 settembre: nel prossimo trimestre la bolletta dell’elettricità potrebbe aumentare del 40%. Ma perché stiamo assistendo a questo rincaro dei prezzi dell’energia? I costi della transizione verde c’entrano, ma solo in parte.

L’aumento sulle bollette – Quello del rincaro dei prezzi dell’elettricità è un fenomeno già in atto da mesi e non riguarda solo l’Italia, ma diversi paesi europei. Dal secondo trimestre del 2020 allo scorso agosto, il prezzo dell’energia elettrica per gli italiani è passato da 16,08 a 22,89 centesimi di euro per kilowattora. Nello specifico, lo scorso trimestre i costi sono aumentati del 20%, ma gli effetti sulle bollette sono stati contenuti grazie all’intervento del governo che ha stanziato 1,2 miliardi di euro. La misura a favore dei consumatori ha tenuto infatti l’aumento dei prezzi sotto la soglia del 10%.

La ripresa post Covid

Dopo i lunghi mesi di lockdown, l’attività produttiva ha ripreso ovunque la sua corsa, con un conseguente aumento del fabbisogno energetico. La maggiore domanda ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime da cui dipende la produzione energetica: in Europa (e in Italia), petrolio e gas naturale soprattutto.

Si tratta di materie prime sempre più difficili da reperire, o per gli elevati costi legati al trasporto o perché presenti in natura in quantità sempre più limitate. Dalla primavera 2020 il prezzo del petrolio è aumentato del 200%, mentre quello del gas naturale ha fatto registare un rincaro del 30% solo nel secondo trimestre del 2021.

Mancano le materie prime

Sull’aumento delle nostre bollette influiscono però anche le relazioni internazionali e i fenomeni naturali. In che modo? La produzione energetica italiana si regge per il 40% sul gas naturale. Le principali fonti sono la Russia e alcuni giacimenti presenti all’interno dei confini europei. La prima ha deciso di tagliare buona fetta delle quantità destinate all’Europa per dirottarle sul mercato asiatico, mentre sul fronte europeo, alcuni problemi nei giacimenti del Mare del Nord e l’esaurimento in atto di uno dei più importanti dei Paesi Bassi hanno fatto registrare un’ulteriore riduzione di gas naturale disponibile.

Il “costo” della transizione green

Oltre a quelli delle materie prime non rinnovabili, sono aumentati anche i costi dei permessi di cui dispongono le aziende per produrre anidride carbonica. È quanto prevede il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS UE). Il suo obiettivo è quello di ridurre in maniera sempre più consistente le emissioni di CO2 e si basa su un meccanismo di permessi e quote: una volta fissato dall’UE il tetto massimo di anidrite carbonica che le aziende possono produrre, le autorità europee rilasciano dei permessi-quote in un numero limitato.

Le aziende poi acquistano, ricevono o vendono le proprie quote in base alle loro emissioni. Se, ad esempio, un’azienda emette una quantità di CO2 inferiore rispetto al tetto fissato dispone di quote che può conservare per gli anni successivi o vendere ad aziende che ne necessitano perché oltre il tetto stabilito. Considerato che l’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2, la quantità di permessi in circolazione viene periodicamente ridotta, facendone aumentare di volta in volta i prezzi.

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2 COMMENTI

  1. Impostura green, il colpo finale al sistema produttivo italiano
    Rungraziate questi luridi politicanti come i 5S creati per venderci alla Cina in blocco , e l’attuale premier che fu tra coloro che sul Britannia hanno regalato ai trust stranieri le aziende pubbliche italiane

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