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Green pass obbligatorio al lavoro dal 15 ottobre: rischio caos. Ecco i settori più critici

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Manca sempre meno al 15 ottobre, quando il Green pass diventerà obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro. Ma sono ancora diversi gli aspetti che preoccupano sia alcuni governatori – Da Zaia a Fedriga – sia alcune aziende e categorie di lavoratori che temono il caos, soprattutto sulla questione dei controlli e dei test per chi non è vaccinato

“Non possiamo mettere in difficoltà le aziende. Se il governo non prende in mano questa situazione prima del 15 sarà il caos. Facciamo in modo che le aziende possano usare i test ‘fai da te’ e se la vedano direttamente con i loro lavoratori”. È questo l’appello che il governatore del Veneto, Luca Zaia, fa all’esecutivo sul tema del certificato verde per i lavoratori

“Ho fatto fare un conto – ha aggiunto – In Veneto abbiamo 590.000 persone in età lavorativa non vaccinate: anche fossero solo la metà che non lavorano, ne avremmo 300-350.000 da testare ogni 48 ore. Impossibile”, spiega Zaia “Gli imprenditori con cui parlo io sono preoccupatissimi”, ha aggiunto in un’intervista a Repubblica

“Il governo deve intervenire tempestivamente, per consentire alle imprese di organizzarsi”, incalza Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, in un’intervista a La Stampa. “Non possiamo penalizzare le aziende in questa fase fondamentale di ripresa”. E sulla proposta di Zaia afferma: “Utile da valutare, del resto sono test già acquistabili in farmacia”

Alcuni settori saranno più in difficoltà di altri. In Val di Non, per esempio, la raccolta delle mele continuerà anche dopo il 15 ottobre. Gli stagionali con contratto fino al 31 ottobre sono oltre 5mila ma ne resteranno meno di un migliaio al lavoro a metà del mese. Oltre due terzi, secondo i dati forniti da Coldiretti del Trentino, guidata da Gianluca Barbacovi, sono stranieri, dell’Est Europa. “Molti sono contrari al vaccino – spiega Barbacovi –  altri sono vaccinati ma con Sputnik, e quindi non hanno un Green pass valido in Italia”.

Si sta quindi lavorando per trovare un modo semplice per effettuare i tamponi ogni 48 ore, magari nei magazzini dove si conferiscono le mele, attivando convenzioni con farmacie e laboratori. In questo caso il costo dei tamponi sarà, con ogni probabilità, a carico delle aziende. Coldiretti sta raccogliendo in questi giorni informazioni per capire con esattezza numeri ed esigenze

Sulla questione Sputnik – non autorizzato dall’Agenzia europea per il farmaco- è intervenuto anche il direttore della prevenzione del ministero dela Salute, Gianni Rezza. “Per le persone vaccinate con il vaccino Sputnik, da una parte bisogna garantire il loro diritto a poter avere il Green pass, ma bisogna anche garantire la comunità che ospita circa la sicurezza”

“Ci sono dunque 2 ipotesi allo studio: effettuare una ulteriore dose addizionale con un vaccino a mRna in chi è vaccinato con vaccini non riconosciuti dall’Ema, e l’altra via è riconoscere tout cour i cicli vaccinali fatti all’estero con questi vaccini. Si stanno valutando le 2 opzioni e nei prossimi giorni verrà presa una decisione in merito”, ha chiarito Rezza

La questione del vaccino Sputnik riguarda anche una platea di lavoratori e lavoratrici dell’Est Europa, che assistono gli anziani in Italia. I sindacati, come ricorda Il Fatto Quotidiano, da giorni stanno sollevando il problema sia per quanto riguarda i “datori” di lavoro – famiglie e pensionati – sia per quanto riguarda i lavoratori stessi

Dal 15 ottobre gli assistenti famigliari si troveranno dunque in una situazione difficile se non potranno avere il certificato verde, perché dovranno fare un tampone ogni 48 ore, o a spese proprie, o – più probabilmente – a spese delle famiglie presso cui lavorano

Problematiche anche nel settore trasporti marittimi: “Se non si risolvono alcune criticità legate al Green pass al 15 ottobre il trasporto nel Paese rischia la paralisi”, dice il vicepresidente di Conftrasporto Gian Enzo Duci. “Si rischia una tempesta perfetta sul trasporto marittimo e terrestre, considerando che il problema tocca anche gli autisti dei tir, spesso stranieri, che oltretutto scarseggiano”

“Quando è stato introdotto il Green pass sul posto di lavoro il mondo dei trasporti non è stato al centro dell’attenzione del legislatore – spiega Duci -. A bordo delle navi di bandiera italiana ci troviamo con situazioni diverse da quelle di un posto di lavoro a terra. Abbiamo equipaggi multinazionali, molti provenienti da Paesi che hanno vaccinato le persone con vaccini riconosciuti dall’Oms ma non dall’Ema e quindi non in condizioni di generare il Green pass”

“L’armatore italiano o l’amministrazione italiana non possono somministrare un vaccino perché queste persone sono già vaccinate”, chiarisce Duci. Questo crea potenzialmente una situazione molto complessa, “perché se il sistema dei tamponi può in parte ovviare, non è ancora chiaro come dovranno essere considerate le navi: se sono una ‘bolla’, se l’accesso ai posti di lavoro è da intendersi quando il marittimo imbarca o tutte le volte che scende a terra”

Se in molti settori rimangono ancora incertezze, sono invece già state definite le linee guida per la Pubblica Amministrazione, in cui vengono specificati anche gli obblighi per i lavoratori esterni, le modalità di verifica delle certificazioni e le eventuali sanzioni per chi non fosse in regola

A livello generale, invece, rimane sul tavolo il tema dei controlli, che saranno in carico al datore di lavoro. Per la validazione dei Green pass nelle aziende è stata costruita una nuova funzionalità da Sogei, società Ict controllata dal ministero del Tesoro, “che consente la verifica asincrona di un elenco dei codici fiscali dei dipendenti”

Lo strumento eviterebbe il controllo quotidiano dei Certificati verdi dei dipendenti, snellendo le procedure d’ingresso in ufficio. Sull’app però il Garante della Privacy deve ancora esprimersi

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