DiVino made in Italy (di Tony Ardito)

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Da “L’Italia del vino: analisi di un mercato in piena espansione”, la ricerca promossa dalla Rome Business School sulla resilienza del settore vitivinicolo italiano, affiorano elementi di assoluta rilevanza, quali la conferma del nostro primato mondiale nella produzione e il ritorno alla vigna da parte di giovani produttori under 25, con un aumento record del 38% nel 2018 e la crescita dei vini bio e boom delle vendite online a seguito della pandemia.

Lo studio attesta come il Belpaese si confermi leader mondiale davanti a Spagna e Francia, nonostante le difficoltà dovute al Covid.

Tale primato è consolidato dalle 602 varietà iscritte al registro viti, contro circa la metà dei francesi, con le etichette made in Italy destinate per circa il 70% a DOC, DOCG e IGT. Sono riconosciuti, difatti, 332 vini a denominazione di origine controllata, 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita e 118 vini a indicazione geografica tipica.

I trend di consumo vedono una diminuzione degli acquisti nei negozi fisici e nella grande distribuzione organizzata (dal 58% degli italiani si è passato al 52%) e un boom dell’online. I dati del mercato digitale sono chiari: +74,9% le vendite sui portali web di proprietà delle cantine e delle società del mondo enologico, +435% per le piattaforme online specializzate, +747% l’incremento nei marketplace generalisti.

A livello globale, la crescita del mercato enoico degli ultimi anni fa prevedere che entro il 2022 si arrivi a toccare i 207 miliardi di dollari. Tuttavia, sono solo dieci i Paesi in cui convergono oltre la metà del mercato delle cantine di tutto il mondo: al primo posto gli Stati Uniti con un giro d’affari di 32 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina, dove il mercato enoico ha fruttato nell’ultimo anno ben 24 miliardi di dollari. Al terzo posto, la Francia, con un valore di 14,4 miliardi di dollari. L’Italia è solo quinta, con circa 11 miliardi di dollari.

Ciò che maggiormente caratterizza la nuova stagione del vino italiano è l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, pure attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori. Oggi, si offrono più percorsi di studio legato al mondo della enologia e sono circa 100 mila le aziende guidate da giovani under 35 (25% donne), dimostrando che è un settore di grande interesse per le nuove generazioni.

La ricerca sottolinea, altresì, l’urgenza di sviluppare una idea organica ed articolata del settore vitivinicolo nostrano per i prossimi 10 anni, tenendo anche conto delle nuove tendenze accelerate dalla pandemia, nella quale i diversi modelli vitivinicoli contribuiscono – dove appropriato – alla valorizzazione delle risorse umane e fisiche esistenti con una sempre più elevata attenzione alla sostenibilità, intesa nei suoi diversi aspetti (ambientale, economico e sociale).

di Tony Ardito

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