Il piacere dell’harakiri (di Giuseppe Fauceglia)

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Circa un anno fa avevo pubblicato su “Salerno Notizie” tre riflessioni sulla necessità di ampliare i confini del centro-destra, nella ricerca di una maggiore inclusione e nel tentativo di superare una certa impostazione populista e sovranista, che mi pareva caratterizzare le pulsioni emerse in una parte di questo schieramento.

I risultati delle scorse elezioni amministrative hanno dato ragione a quei miei timori.  Vi è stata la dimostrazione evidente che il centro-destra ha smarrito ogni forza attrattiva nei confronti del “centro”, che, in particolare a Salerno, ha preferito allearsi con il centro-sinistra.

Non solo, ma lo scolorimento della tradizionale identità liberale e moderata del centro destra ha favorito l’ astensione dal voto, che ormai caratterizza il pericoloso tramonto della democrazia rappresentativa.

E’ inutile precisare che le formule politiche innanzi utilizzate conservano un valore meramente descrittivo, in ragione del mutamento “sociologico” e, conseguentemente, di “strategia”, che ormai caratterizza l’evoluzione o, meglio, l’involuzione della politica nazionale e finanche locale.

Nel contesto salernitano, la imposizione di un candidato sindaco, che è apparso da subito non inclusivo, da parte di “Fratelli d’Italia”, e la contemporanea presenza di altro candidato sindaco, la cui esperienza potrebbe riportarsi alle posizioni del centro-destra locale, hanno depotenziato la spinta che avrebbe consentito agli elettori di percepire una certezza di unità di intenti e di comuni prospettive programmatiche.

In sostanza, a fronte dei risultati raggiunti dalle passate amministrazioni comunali, che, se pure in parte contestabili,  hanno comunque contribuito a delineare un “disegno di citta”, non è stato opposto un valido progetto alternativo.

Né quest’ultimo avrebbe potuto rinvenirsi nel confuso programma delle “altre opposizioni”: la prima stretta nella soffocante morsa dei Cinque Stelle, nonostante la iniziale predicata natura di “formazione civica”; le altre inutilmente oppositive nel più completo vuoto progettuale. Gli elettori che si sono recati alle urne hanno preferito, allora, scegliere la “certezza” dell’esistente, piuttosto che l’ “incertezza” delle prospettive future.

Anche perché una solida opposizione, che davvero (e non a parole) intenda assumere la responsabilità dell’amministrazione, non  può certamente essere costruita  nell’immediato approssimarsi dell’appuntamento elettorale, avendo bisogno di necessaria sedimentazione e di opportune condivisioni nel corpo elettorale.

Ciò non vuole affatto tradursi in una acritica accondiscendenza a pratiche di captazione del consenso elettorale, che, in qualche modo ma solo in parte,  hanno inciso sul libero esercizio del “voto”.

Ma non si può spiegare esclusivamente in questi termini la pesante sconfitta delle formazioni cc.dd. alternative, le quali, invece, sono rimaste vittime di un puro antagonismo in assenza di un disegno concreto e condiviso. Ci vuole di più !! bisogna scommettere sulle tante energie nascoste di una società che appare addormentata nell’incubo del conformismo e, in parte, nell’attrazione del “più forte”.

E’ possibile, allora, anche nelle condizioni date, uno scatto di ottimismo della volontà ? Ciò non può essere escluso, ma a condizione che i partiti del centro-destra, i loro inconsapevoli e distratti, e, a volte, interessati, “leaders” (si fa per dire !!) compiano un passo indietro, rinunciando ad imporre i loro candidati “di bandiera” , intendendo in tal modo premiare la cieca fedeltà piuttosto che le competenze, anche quelle amministrative.

Un processo che potrebbe comportare un’evoluzione positiva dello stesso centro-sinistra, spingendolo verso posizioni meno collegate a figure indubbiamente rappresentative, ma che, nei fatti, soffocano ogni prospettiva di confronto interno e di mutamento delle linee guida che, sino ad oggi, hanno ispirato l’azione amministrativa (ad esempio, l’opzione verso un’edilizia residenziale per “ricchi” o il degrado che caratterizza la gestione di beni e servizi pubblici, in relazione alla  quale si è aperto il preoccupante squarcio degli inquirenti).

Resta questa l’unica scelta possibile, se non  vuole l’opposizione crogiolarsi nel piacere del harakiri.

Giuseppe Fauceglia     

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5 COMMENTI

  1. È da tempo che manca a Salerno una figura carismatica alla guida del centro destra. Alla testa di un coinvolgente progetto politico occorrerebbe in primis un rappresentante degno di concorrere, idealmente e dialetticamente con personaggi come De Luca che hanno cmq. segnato e segnano il tempo in città, provincia e regione.

  2. Il suo commento e superato dalle vicende giudiziarie, e dal fatto che il sindaco sta pensando di dimettersi .Il vero harakiri lo hanno fatto i vincitori di questa competizione elettorale, convinti che il sistema che avevano creato con le cooperative durasse in eterno…invece…Bene ha fatto la Barone e Tofalo ad evidenziare il tutto unica alternativa

  3. Penso che le persone non direttamente coinvolte nello scambio di favori o di ” voto tizio perchè è un mio amico e me l’ha chiesto”, hanno preferito astenersi dal voto anzichè cercare l’aria nuova in alternative poco convincenti o poco conosciute. Un voto cosciente richiederebbe una opinione personale chiara e netta, che oltre al giudizio positivo/negativo sulla compagine uscente, dovrebbe scaturire da un confronto pubblico tra le formazioni che si assumano la responsabilità a rappresentarli nei loro bisogni per la successiva ammininistrazione della città.

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