Gli europei e le migrazioni: un sondaggio (di Cosimo Risi)

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Alla Luiss un seminario sulle politiche migratorie evidenzia alcuni dati. La politica italiana di asilo è complessa e lenta, malgrado che le disposizioni normative impongano tempi brevi. Si prenda il caso in cui la domanda di asilo è negata.

Il richiedente può opporre ricorso davanti al Giudice ordinario, il che generalmente accade potendo la parte valersi del gratuito patrocinio. Se la pronuncia è sfavorevole, la parte può ricorrere in Cassazione.

La procedura prende anni, nel frattempo il soggetto può stabilirsi nel paese e costruire le relazioni sociali e familiari che gli consentano di accedere alla protezione speciale. In pratica, salvo rari casi, il richiedente asilo ha la ragionevole aspettativa che resterà comunque.

Il seminario ha anche evidenziato che il Decreto 138/2019, noto come Decreto Salvini, è tuttora in vigore,  se ne disapplicano alcune disposizioni, fra cui quella relativa alle navi ONG non battenti bandiera nazionale che spesso ora trovano riparo nei porti italiani.

Il sondaggio di opinione IAI – Università di Siena indica che la maggioranza relativa del campione (27%) indica la gestione dei flussi come il principale interesse di politica estera. Nel 2017 la maggioranza era del 51%.

Le opinioni si differenziano riguardo al ruolo dei migranti nella società. Il 48% degli intervistati li considera come un’opportunità per la cultura e una risorsa per l’economia. Tale aspetto ha ricevuto impulso dalla pandemia: molti avvertono la necessità di lavoratori essenziali di origine straniera nei settori trascurati dai lavoratori italiani.

Chiunque frequenti i nosocomi si avvede che parte del personale è formato da stranieri. Senza le loro prestazioni, l’assistenza sanitaria, anche quella domestica a anziani e infermi, non funzionerebbe.

Un largo campione (fino al 50%) ritiene che i migranti contribuiscano alla diffusione del virus e sottraggano lavoro agli italiani. Vi è un generale favore per il ius culturae, un dato più qualificante del ius soli. Analogamente si esprime l’auspicio che si faciliti l’accesso alla cittadinanza in specifiche circostanze.

Il tema migratorio riguarda in prima battuta i paesi costieri. Il Gruppo  MED5 (Grecia, Italia, Spagna, Malta, Cipro) si sforza di europeizzarlo chiamando a raccolta la totalità degli stati membri e le istituzioni di Bruxelles. I risultati sono modesti. Il Consiglio europeo di ottobre è stato l’ennesimo teatro della divergenza fra Sud e Nord, alla ricerca di un compromesso sulle proposte della Commissione.

La Presidenza francese del Consiglio UE tenterà, nel prossimo semestre, di portare a conclusione qualche negoziato. Il successo gioverebbe alla candidatura di Emmanuel Macron. La pista lungo cui si muove Parigi è di controllare i  movimenti secondari, e cioè gli spostamenti dei migranti dal paese di approdo verso il resto dell’Unione. Decine di migliaia di domande sarebbero in sospeso in Francia relativamente a migranti della fattispecie. In cambio il Nord aiuterebbe il Sud nell’accoglienza, nelle riallocazioni, nei respingimenti.

La maggioranza degli Italiani ritiene che siamo trattati ingiustamente dall’UE. Ora la percentuale è del 53%, nel 2020 era del 73%. La politica migratoria del Governo in carica non gode di grande approvazione, comunque fa meglio del Governo precedente.

La Libia, per opinione comune, è al centro dei flussi migratori. L’instabilità del paese maghrebino minaccia la sicurezza sotto vari profili: per lo scarso controllo sulle partenze; per l’incertezza degli approvvigionamenti energetici, e proprio mentre balza la bolletta del gas.

Il campione è diviso fra il fronte securitario e quello umanitario, il che si riflette sul piano elettorale. Si manifesta una sensibilità crescente per i salvataggi in mare e per la tutela dei diritti umani dei migranti. Sono vive le preoccupazioni per le difficoltà dell’accoglienza.

La questione dell’ordine pubblico e della sicurezza s’intreccia, nella coscienza generale, con l’azione esterna dell’Italia e dell’Unione.   Di nuovo, e inconfutabilmente, politica estera e politica interna seguono uno spartito unico.

di Cosimo Risi

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