Salerno e Bergamo unite nel dolore: ultras granata ricorda l’amico Stefano Cerullo

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Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo il ricordo che Simone, ultras della Salernitana, ha voluto fare di Stefano Cerullo, 38 anni, titolare della polenteria Be Happy ed ex dirigente del Videoton Crema, che si è spento dopo aver combattuto per 12 anni una battaglia contro un tumore.

“Stefano è un mio grandissimo amico – ha scritto Simone –  Lo conobbi nel 2000 da Fans Shop: lui atalantino, io granata; noi gemellati con i bresciani, loro con i cavesi. Stefano ha origini ebolitane da parte del padre espatriato a Crema in tenera età, dove aprì un’azienda di servizi di spedizioni.
Nacque stefano e iniziò ad andare a vedere il Pergocrema. Poi crescendo s’innamorò dell”Atalanta. Veniva spesso qui a Salerno e rimarcava le sue origini. Ogni volta che la Dea giocava al Sud per lui Salerno era la sua base per ripartire per il Nord.
Ricordo la mia prima volta al nord: mi immaginavo di essere chiamato teru’ o tenuto sotto controllo….ma che: mi trovai a dormire a casa sua e pranzare con i suoi
e per strada sembrava che fosse arrivato lo zio d’America. Tutti ad invitarmi al bar: me ne andai dicendo questa è la mia seconda casa.
Siamo cresciuti.  Stefano ha chiuso l’attività del papà, amante del calcio e del Napoli e amico di Malago’. Aprì una polenteria e poco dopo scoprì il suo male che combatteva e quando ebbe bisogno di un sostegno economico per cercare cure a Washington si mobilitò l’italia ultras. Una cena sociale, ad esempio, fu organizzata per lui da “Angri Tricolore”, cioè quel gruppo di Angri che segue la Nazionale di calcio che anche lui seguiva. A quella cena c’era tutta la Campania ultras, oltre a esponenti dei gruppi di Barletta, Bari, Monopoli e Potenza: racimolammo 10.000 euro tra Bergamo ed Angri. E cosi andò a farsi visitare.
Poi aprì un altro Be happy a Bergamo e diventò dirigente del Videoton calcio a 5: qualche partita l’ho vista anche io a Crema.
Era un giovanotto solidale con gli extracomunitari: aveva stretto legami con i senegalesi di Crema e le loro famiglie in Senegal. Periodicamente gli inviava pacchi di merce e in estate andava lì per una settimana. Al ritorno faceva tappa fissa a Salerno: gli piaceva cenare al Sant’Andrea, a Largo Campo. Gli piaceva la cucina dello storico proprietario e chef. Poi un salto in Costiera e ritorno a Gaeta, dove il padre aveva acquistato un villino: lì facevamo tappa fissa in estate io di Salerno e tutte le sue sparse comitive tra Roma, Bergamo, Foggia, Angri, Crema. Poi altre ne ho conosciute al suo matrimonio: ultras di
Avellino, Napoli, Torino, Pescara, Lazio, Monopoli, Potenza, diciamo un p0′ tutta Italia.
A dire il vero c’erano molte tifoserie  anche nostre rivali, ma quando ci vedevamo era festa amicizia e divertimento. Stefano amava il calcio e capiva di calcio. Poi gli piaceva viaggiare e molte volte girava l’Italia in Vespa fotografando tutti gli stadi. Era attivissimo nel sociale e quando sposò Veronica gli regalarono la lettera di auguri scritta in persona da Papa Francesco. Rispettava tutti ed era pronto a darti giusti consigli. Era un ragazzo ben visto per il suo modo di saper approcciare con chiunque: non era difficile vedere una sua foto a Scampia mentre visitava quei posti.. Offriva lavoro onesto a chi lo cercava e ai clochard la sera gli preparava il pasto. Ci sono stati amici che si drogavano e lui li ha presi e portati in comunità. Lavorava onestamente: era un uomo umile è per questo da tutto era voluto bene e preso come punto di riferimento da molte tifoserie italiane”.

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