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Resta una situazione precaria il Covid in Italia. E la ripartenza del contagio e le festività natalizie, che si tradurranno in maggiore mobilità e situazioni di socialità, è il timore delle istituzioni, rischiano di innescare la tempesta perfetta perché arrivano nel momento in cui un gran numero di vaccinati sta per superare i cinque mesi dalla seconda dose del primo ciclo vaccinale.

Secondo l’ultimo report della struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo, il 14 dicembre erano state somministrate 12.078.543 dosi booster o aggiuntive. Tradotto: il 59,07% della popolazione potenzialmente oggetto di terza dose che ha ultimato il ciclo vaccinale da almeno cinque mesi.

Significa che ad oggi ci sono già 8,4 milioni di persone “in ritardo”. E il numero andrà inevitabilmente a crescere nelle prossime settimane, tenendo conto di seconde dosi e vaccini monodose somministrati tra il 15 e il 31 luglio: entro la fine dell’anno, i cinque mesi ‘scadranno’ per almeno altre 7,3 milioni di vaccinati. Per coprire tutti i richiamabili, quindi, nelle ultime due settimane di dicembre dovrebbero essere inoculate 15,7 milioni di terze dosi. Circa un milione al giorno.

Il rischio “serbatoio” di più facilmente contagiabili – Troppo anche per le previsioni della stessa struttura commissariale, tenendo conto che, come avvenuto quest’estate in concomitanza con le ferie, le festività natalizie rischiano di rallentare la corsa agli hub vaccinali riallestiti in tutta fretta nelle ultime settimane.

Si spiega anche così la decisione di prorogare lo stato di emergenza e reintrodurre misure minime, come quarantena o tampone per arriva in Italia, cercando di limitarne l’impatto sulle attività economiche. Anche perché i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità chiariscono come l’efficacia delle due dosi nella prevenzione dal contagio cali al 39% dopo 5 mesi. Vorrebbe dire che milioni di persone con Green pass avrebbero accesso a tutte le attività pur avendo, statisticamente, una protezione dal rischio di infettarsi drasticamente minore rispetto a chi ha già ricevuto la terza.

Con il potenziale rischio di alimentare un “serbatoio” di positivi che grazie all’efficacia ancora alta contro la malattia (dopo 5 mesi con due dosi è dell’84%) rischia poco, ma resta un possibile vettore per i più fragili e per i 6 milioni di over 12 che hanno scelto di non vaccinarsi.

I timori per l’impatto di Omicron – Senza contare la variabile legata ad Omicron. Manca ancora una prima fotografia della sua diffusione (la flash survey sulle varianti è del 6 dicembre e i risultati non sono ancora noti) in Italia. Intanto però i dati preliminari contenuti nell’ultimo rapporto della Health Security Agency, l’agenzia britannica per la sicurezza sanitaria, riferiscono che due dosi di Astrazeneca non offrono protezione dal contagio, mentre la protezione con due dosi Pfizer si abbassa a circa il 40%.

In entrambi i casi, però, la terza dose fa risalire la protezione dal contagio al 75%. Il rapporto britannico segnala anche un aumento del numero di reinfezioni: il 7% dei casi di Omicron riguarda persone che avevano già contro Sars-Cov-2, mentre questo dato si ferma allo 0,4% per quanto riguarda Delta.

Ma il confronto che più preoccupa è quello che riguarda la trasmissibilità: il 19% dei casi di Omicron ha provocato focolai familiari contro l’8,5% con Delta. Inoltre i contagi da Omicron crescono esponenzialmente, con un tempo di raddoppio stimano in circa due-tre giorni. Con questi ritmi la Omicron è destinata a superare in tempi rapidi la Delta. Un rischio sottolineato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo cui la variante scoperta in Sudafrica “può diffondersi più velocemente della Delta ed è probabile che diventi dominante in Europa”.

C’è tutto questo dietro la stretta di questi giorni per provare a superare lo scoglio delle feste tranquillamente, in vista di altri tre mesi d’inverno. E, soprattutto, di un gennaio in cui ci si vivrà il delicato passaggio istituzionale dell’elezione del presidente della Repubblica.

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