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L’inquinamento dei mari dovuto alla plastica è esploso negli ultimi 70 anni. Si conta che da circa due milioni di tonnellate all’anno si è passati a 380 milioni di materiale plastico presente negli oceani. Questa situazione ha fornito un tempo evolutivo sufficiente ai vari microbi presenti nell’ambiente per fornire una risposta “naturale”. Uno studio della Chalmers University of Technology dimostra che gli enzimi presenti nelle acque e nel suolo del nostro pianeta si stanno evolvendo per “nutrirsi” di plastica.

I microbi si adattano all’inquinamento dei mari: la ricerca

I ricercatori dell’università svedese hanno raccolto 200 milioni di campioni di DNA prelevati in parti diverse del mondo. La scoperta è sensazionale: si contano oltre 30mila microbi capaci di degradare dieci tipi differenti di materiali plastici.

Nello specifico, 12mila di questi nuovi enzimi sono stati trovati in campioni oceanici, presenti in 67 località e a tre diverse profondità dal Mediterraneo all’Oceano Pacifico del Sud. Più i campioni sono stati prelevati in profondità, dove è presente un maggiore inquinamento, più è risultato alto il livello di enzimi degradanti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica mBIO, ha utilizzato una modellizzazione avanzata su computer per cercare gli enzimi microbici “mangia-plastica” e ha incrociato i dati con i numeri ufficiali dei rifiuti relativi a sacchetti, piatti e bottiglie dispersi nell’ambiente in tutto il mondo.

Utilizzando i nostri modelli, abbiamo trovato numerose prove a sostegno del fatto che il potenziale di degradazione della plastica del microbioma globale è fortemente correlato all’inquinamento plastico ambientale – spiega Aleksej Zelezniak, professore associato di Biologia dei Sistemi alla Chalmers –. È una dimostrazione significativa di come l’ambiente sta rispondendo alle pressioni che stiamo mettendo su di esso”.

Gli enzimi degradanti aumentano con i rifiuti

Insomma, la quantità e la diversità degli enzimi che degradano la plastica sta aumentando in correlazione diretta ai livelli locali di inquinamento da polietileni, poliesteri, acrilici e polivinili vari.

Attualmente, si sa molto poco su questi enzimi che degradano la plastica – aggiunge il ricercatore sloveno Jan Zrimec, a capo della ricerca –, e non ci aspettavamo di trovarne un numero così grande in così tanti microbi diversi e habitat ambientali. Questa è una scoperta sorprendente che fa capire bene la dimensione del problema”.

Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. La degradazione naturale di questi rifiuti ha processi molto lenti: la vita di una bottiglia, ad esempio, può durare fino a centinaia di anni. La scoperta di questi 30mila nuovi microbi potrebbe diventare una soluzione significativa nei nuovi processi di riciclaggio per combattere l’inquinamento.

Zelezniak sostiene che i prossimi passi sono lo studio approfondito degli enzimi più “promettenti” per analizzarne da vicino le proprietà e la progettazione di comunità microbiche con funzioni di degradazione mirate per specifici tipi di polimeri.

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