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Dopo quasi due anni di pandemia, anche a causa della comparsa di nuove varianti le regole da seguire sono cambiate spesso, generando confusione. E alcune domande restano ancora senza risposta. Per aiutare le persone ad orientarsi in questo periodo difficile, la Fondazione Veronesi ha diffuso un vademecum, realizzato con la consulenza di Luca Pasina dell’Istituto Mario Negri di Milano

Il documento chiarisce anzitutto cosa fare se si è stati a contatto con un positivo. “Se compaiono sintomi è opportuno fare un tampone subito e ripeterlo (se negativo) dopo 2-3 giorni dalla loro comparsa, perché questo è il lasso di tempo necessario per raggiungere il picco di carica virale nelle persone con sintomi”

E ancora: “Nel caso invece in cui non insorgano sintomi è opportuno attendere qualche giorno in più dal contatto (5-6 giorni) prima di ripetere il tampone, perché in questi casi la possibilità di falsi negativi può protrarsi per un periodo superiore. Nel frattempo è razionale porsi in quarantena

Il vademecum ricorda che i test in assoluto più affidabili sono i tamponi molecolari. Sono adatti anche quelli rapidi nasofaringei, mentre vanno evitati quelli rapidi salivari poiché “non raggiungono i livelli minimi di sensibilità e specificità”. Non è comunque necessario eseguire il molecolare per uscire dalla quarantena. Salvo diverse indicazioni regionali, basta anche un tampone rapido

Uno dei due test, si legge, andrebbe fatto anche se una persona si vaccina e disturbi come brividi e i dolori muscolari si protraggono per più di tre giorni, termine entro il quale i possibili effetti collaterali della vaccinazione generalmente spariscono. È possibile, infatti, che il vaccino si intersechi da un punto di vista temporale con la malattia da coronavirus

I tamponi possono essere eseguiti anche prima di incontrare una persona fragile, ma non sono la misura più prudente da adottare. Come si legge nel vademecum, la scelta migliore è quella di utilizzare la mascherina, cercando di limitare il più possibile i momenti di contatto ravvicinato senza questa misura di protezione”

Il vademecum non dice quale mascherina è meglio indossare, ma gli esperti sconsigliano generalmente quelle in tessuto. Meglio quindi optare per quelle chirurgiche o per le Ffp2, che sono tra l’altro diventate obbligatorie in alcuni ambienti al chiuso e nel caso in cui una persona debba osservare l’autosorveglianza

Tranne nel caso in cui venga specificato, le mascherine sono generalmente monouso ed è perciò inutile e controproducente spruzzarle di disinfettante, come ha ricordato di recente anche il virologo Fabrizio Pregliasco. Esistono tuttavia dei modelli di Ffp2 riutilizzabili. Per distinguere questi dispositivi di protezione dagli altri, bisogna vedere se, oltre al marchio CE, riportano la lettera R o RD

Per qualsiasi mascherina si opti, è bene ricordare che deve coprire sia il naso che la bocca e che va tenuta dagli elastici per evitare la contaminazione dalla parte esterna, ha detto Pregliasco. Per lo stesso motivo, bisogna evitare anche i baci con la mascherina che “potrebbero spalmare il virus sulla guancia del malcapitato”, ha ricordato il virologo

Gli esperti consigliano di indossare le mascherine anche in casa se un componente della famiglia è positivo. In un’intervista a Vanity Fair, la dottoressa Elena Azzolini della Direzione Medico Sanitaria di Humanitas, ha detto che dovrebbero usare la Ffp2 sia la persona positiva sia i suoi familiari

Azzolini ha inoltre ricordato che la raccomandazione generale resta quella di disinfettare le superfici, areare gli ambienti, usare asciugamani diversi e mantenere quanto più possibile il distanziamento. Vanno inoltre lavate spesso le mani

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