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Ormai è invalso l’uso di invitare nel corso di trasmissioni televisive personaggi di rilievo della nomenklatura russa, in particolare giornalisti del tutto allineati al governo, come Nadana Fridrikhson, reporter di Zvezda TV, di proprietà del Ministero della Difesa, o Vladimir Soloviev, di Russija 1, amico personale di Putin, il quale – tra le altre immense ricchezze-  possiede una fantastica villa sul lago di Como.

Non  si tratta, invero, del tentativo di acquisire opinioni diverse, in un contesto in cui viene esercitata la libertà di espressione, bensì si regala a questi soggetti un palcoscenico sul quale, in genere in assenza di ogni contraddittorio, viene lasciato libero spazio alla sola propaganda.

L’apice di questi episodi si è registrato con la presunta intervista del Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, il quale ha potuto svolgere il suo soliloquio propagandistico, con la complicità di un giornalista filo-Putin (Giuseppe Brindisi, di Rete 4), in assenza di ogni pur minimo tentativo di contraddittorio.

L’assurdo si è manifestato nell’augurio, davvero imbarazzante, di “buon lavoro” formulato dallo stesso Brindisi a Lavrov (non avvedendosi l’incauto giornalista di augurare buon lavoro … ad un “macellaio” !). Sono lontani i tempi in cui Oriana Fallaci intervistava Khomeini, intervista che ancora oggi resta una testimonianza di come un vero giornalista affronta il proprio lavoro.

I salotti dei talk-show italiani sembrano ormai essersi trasformati in una cassa di risonanza della propaganda di Mosca, al punto che l’Unione Europea ha richiamato all’ordine le TV italiane (non a caso, in particolare quelle di Mediaset), ritenendo che, in tal modo, si finisce per violare le limitazioni alle fake news russe.

Qui non si tratta, come è accaduto in scellerate scelte di qualche università italiana, di impedire la diffusione o lo studio della letteratura russa, ma di precludere ad un soggetto, che dovrebbe essere imputato per crimini di guerra innanzi ad un Tribunale penale internazionale, di diffondere liberamente le bugie di un regime autocratico.

La risonanza che l’intervista a Lavrov ha avuto in campo internazionale, con la convocazione dell’ambasciatore russo da parte del governo israeliano, per le frasi “imperdonabili ed oltraggiose”, alla quale sono seguite le scuse pubbliche di Putin, mina non solo la credibilità del nostro Paese, ma scredita la professionalità di tanti bravi giornalisti.

Non possono essere consentite le affermazioni oscene del Ministro russo, che ha definito il Presidente Zelensky “un ebreo come Hitler”, e che ha spudoratamente negato le stragi di innocenti cittadini ucraini, in uno alle minacce rivolte al nostro Paese.

Questo dovrebbe far insorgere le coscienze di tutti,. ovviamente, ad eccezione di quel Michele Santoro, ormai divulgatore in Italia del pensiero di Mosca, e di quei presunti intellettuali in cerca di notorietà.

Le emittenti televisive, anche quelle che ricevono un “compenso” (diretto o indiretto) dai propagandisti di turno, non dovrebbero permettere né un incitamento alla violenza e all’odio, né consentire soliloqui ai piccoli autocrati locali (per fortuna privi di esercito !) recitati di fronte a intervistatori silenti, cui seguono sovente espressioni che presentano il tratto delle macchiette napoletane, travestite da opinioni politiche.

Si tratta di deontologia giornalistica. Ma questa è un’altra storia !!

Giuseppe Fauceglia

3 COMMENTI

  1. Le emittenti televisive, anche quelle che ricevono un “compenso” (diretto o indiretto) dai propagandisti di turno, non dovrebbero permettere né un incitamento alla violenza e all’odio, né consentire soliloqui ai piccoli autocrati locali (per fortuna privi di esercito !) recitati di fronte a intervistatori silenti, cui seguono sovente espressioni che presentano il tratto delle macchiette napoletane, travestite da opinioni politiche. NON STARA’ MICA PARLANDO DI DE LUCA ?

  2. In verità le interviste non prevedono contraddittorio. Semmai Brindisi doveva incalzarlo con le domande e confutare eventualmente le sue argomentazioni. Il buon lavoro di chiosa è un viatico di prassi, in questo caso forse un tantino ingenuo ed inopportuno.

  3. Probabilmente il Sig. Giuseppe Fauceglia dovrebbe chiedersi quali contraddittori offrono le “note” trasmissioni televisive, quando commentano la guerra in Ukraina attraverso l’utilizzo di videogames. Aprite gli occhi! I nazisti vanno combattuti e non aiutati! I nostri nonni si stanno rivoltando nelle tombe.

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