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In ricordo di Shireen Abu Akleh (di Cosimo Risi)

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Shireen Abu Akleh era una cronista palestinese della rete TV Al-Jazeera. Uccisa a Jenin, Cisgiordania, da un proiettile vagante mentre riprendeva la scena dell’ennesimo scontro fra IDF (Israeli Defense Forces) e  miliziani palestinesi.

Shireen non era una cronista qualunque. L’origine palestinese la rendeva rara nel gruppo Stampa che segue le vicende del mondo arabo. La notorietà sembrava metterla a riparo da violenze e discriminazioni. Ed invece un proiettile vagante l’ha centrata in pieno.

Chi l’ha sparato? Per l’Autorità Palestinese la mano è stata quella di un soldato IDF. Le autorità israeliane si trincerano dietro al dubbio di un’indagine appena avviata e portano testimonianze per cui sarebbe stato un miliziano palestinese a sparare a casaccio. Ai funerali si rappresenta la replica dei tragici fatti: i manifestanti che protestano con violenza, la Polizia che li disperde con le brutte. Il rancore fra le parti è tale che neppure la cerimonia funebre l’allenta.

La causa palestinese è retrocessa nell’agenda internazionale per la pandemia ed il conflitto in Europa. La situazione in Medio Oriente torna incandescente, lo stallo è rotto in occasione delle concomitanti ricorrenze delle Pasque ebraica e cristiana e della fine del Ramadan.

La scena prediletta dai Palestinesi è la Spianata delle Moschee.  Gerusalemme è la città mediatica per eccellenza. Miliardi di fedeli guardano a Al-Quds come alla fonte delle religioni del Libro. Inscenare la protesta in quel teatro significa portare alla ribalta una causa altrimenti condannata alle seconde pagine.

La centralità di Gerusalemme accresce la responsabilità delle autorità israeliane nel mantenere l’ordine pubblico in quella che lo Stato d’Israele considera la capitale unica e indivisibile. Il Comandante IDF dichiara di sentirsi “responsabile per qualsiasi cosa accada sul terreno. Questo [la morte della cronista] non è il risultato che volevamo. Indagheremo noi stessi se la cronista sia stata accidentalmente uccisa da uno di noi”.

Stati Uniti e ONU chiedono un’indagine accurata e indipendente, in caso da affidare ad una commissione congiunta Israele-AP. Non basta la sola indagine interna all’IDF.

Il Governo Bennett include per la prima volta nella coalizione un partito arabo-israeliano. Il Primo Ministro teme che il leader della Lista Araba Unita sia ucciso, quelli che lo accusano di tradimento liquiderebbero tragicamente l’esperimento. Si rafforzano le misure a protezione di Mansour Abbas. Ma la presenza dell’islamista nella maggioranza non basta  a sedare i venti della rivolta.

Altri e più significativi passi occorrerebbero. Al pari occorrerebbe un rinnovo della classe dirigente palestinese, perennemente bloccata attorno al suo Presidente. In mancanza di alternativa spendibile sul piano internazionale, Abu Mazen proroga se stesso rinviando le elezioni  sine die.

Hamas punta a profilarsi come l’autentico oppositore. A Gerusalemme cerca la  visibilità e il primato rispetto alle altre forze palestinesi. La dirigenza AP è debole e corrotta, quella di Hamas si dichiara irreprensibile.

L’Amministrazione Biden pare meno allineata della precedente al Governo d’Israele. Ma Washington è presa dallo scontro con  Mosca in Ucraina. La Russia ha interesse a consolidare la posizione in Siria per trattare con Israele da una posizione di vantaggio. Nonché in Libia (Cirenaica) dove può condizionare l’Europa manovrando  forniture di petrolio e flussi migratori.

Il discorso tocca l’Unione europea. Il suo ruolo non può limitarsi a finanziare l’Autorità Palestinese e intrattenere rapporti avanzati con Israele. Anche in Medio Oriente si misura la sua idoneità a divenire l’attore globale che non è.

La situazione regionale è fluida. Morto il padre, Mohammed bin Zayed al-Nayhan può diventare il Presidente degli Emirati Arabi Uniti. Considerato l’uomo forte del Golfo, sarà  consacrato sovrano del paese diplomaticamente più dinamico. Fra i suoi prossimi compiti: integrare l’Arabia Saudita negli Accordi di Abramo e rinsaldare i legami con Israele.

di Cosimo Risi

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