Turismo, il fascino ammaliante del Belpaese (di Tony Ardito)

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In base ad alcuni dati emersi dall’Osservatorio Turismo 2022 di Nomisma-UniCredit, l’85% degli italiani che quest’estate andrà in vacanza trascorrerà le ferie nel Belpaese e cercherà soprattutto relax e contatto con la natura, ma anche esperienze enogastronomiche e che consentano la scoperta delle tradizioni locali.

La ricerca rileva una forte voglia di partire da parte degli italiani: più di 28 milioni, infatti, prevedono almeno una vacanza durante l’estate 2022. Di questi, però, solo un terzo ha già prenotato. La meta più gettonata è l’Italia, in particolare la Puglia (citata dal 13%), la Sicilia (10%) e la Toscana (9%). Una percentuale più ridotta (il 12%) si orienterà verso destinazioni Europee (soprattutto Spagna, Grecia e Francia) e solo il 3% viaggerà verso Paesi extra UE.

Dal raffronto fra l’estate precedente e quella in corso emerge una netta polarizzazione delle intenzioni degli italiani. Da un lato, infatti, più di un quarto dei viaggiatori ha intenzione di aumentare la frequenza dei viaggi (lo dichiara il 29%), di aumentarne la durata (24%) e di spendere di più per il pernottamento (24%). Dall’altro, invece, 1 persona su 6 pensa che ridurrà il numero di viaggi, così come la durata e i costi.

L’Osservatorio Turismo ha cercato anche di capire come gli operatori del settore stiano vivendo l’attuale congiuntura determinata dalla pandemia, dal conflitto russo-ucraino e non da ultimo dall’aumento dei prezzi. Il 64% dichiara che questa situazione complica l’operatività delle strutture ricettive e le maggiori problematiche sono provocate dall’incremento dei costi energetici, dunque dal caro bollette (citato dal 51%), e dall’inflazione (23%).

Per ciò che concerne gli investimenti, il 32% degli operatori pensa di investire su impianti per la produzione di energia rinnovabile e il 28% sullo sviluppo di modelli di efficientamento energetico. In merito all’offerta, invece, il 67% aumenterà i prezzi delle camere e il 44% quelli dei servizi offerti. Il 28% ritiene inevitabile ridurre i mesi di apertura.

Mentre per il 54% la congiuntura attuale determinerà una minore capacità di spesa da parte dei viaggiatori e questo, secondo il 34%, comporterà la necessità di rivedere i prezzi di listino a causa dei maggiori costi di gestione. Il 33% pensa che si verificherà una diminuzione dei tempi di permanenza dei turisti, inoltre, per una buona percentuale, assisteremo a una contrazione della domanda dall’est Europa (per il 32%), da altri Paesi stranieri (22%) e dall’Italia stessa (18%) rispetto al 2021.

di Tony Ardito

 

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